Nike e il futuro: le AlphaFly, il futuro, la velocità, l’ambiente

Tre nuovi modelli da strada e due da pista. Nike vuole andare velocissima, sull'onda della tecnologia AlphaFly

Tempo di lettura: 5 minuti

Le linee guida dello sviluppo di Nike per il futuro sono chiarissime: velocità estrema, innovazione e attenzione per l’ambiente.

Ormai da qualche anno Nike ha spinto moltissimo sull’innovazione più estrema e c’è riuscita: i recenti record del mondo infranti e il successo degli ultimi modelli derivati dalle Vaporfly sono ormai un argomento dibattuto e noto a un pubblico che esula anche da quello più tecnico e appassionato.

Neanche il recente pronunciamento della World Athletics sull’ammissibilità di alcune tecnologie della scarpa da gara (che descrivevano senza citarlo proprio il prototipo di AlphaFly con cui Kipchoge ha stabilito il record del mondo sulla distanza della maratona nell’ottobre del 2019 a Vienna) ha impedito a Nike di presentare una nuova linea di scarpe da maratona e da pista che rispecchia perfettamente la sua nuova e aggressiva filosofia evolutiva. Più velocità, più leggerezza, più tecnologie d’avanguardia.

E c’è soprattutto riuscita in tempo per rispettare i quattro mesi di disponibilità sul mercato dei modelli da gara, imposti da World Athletcics. Nike ha insomma fatto i conti molto bene e ha presentato tre nuovi modelli da strada e due da pista che utilizzano in varie formulazioni tutte le più avanzate tecnologie della casa di Portland.
Ma vediamoli nel dettaglio, spiegando di quali tecnologie parliamo.

Fibra di carbonio

Da molti indicata come la principale responsabile (nel bene) dei record del mondo battuti dalle VaporFly e poi dal prototipo AlphaFly, la piastra in fibra di carbonio inserita nell’intersuola è la tecnologia capace di massimizzare il ritorno dell’energia scaricata dal runner sulla strada. Funziona un po’ come una catapulta montata al contrario: in fase di atterraggio si carica e in fase di stacco scarica energia trasformandola in propulsione.

Zoom Air Pod

In questo caso si tratta di una tecnologia Nike ormai consolidata e usata nei suoi modelli “Air”: si tratta di cuscinetti ripieni d’aria che, comprimendosi, forniscono propulsione aggiuntiva.

Nike ZoomX

È la mescola dell’intersuola in cui è affondata la piastra in fibra di carbonio (nei modelli che la prevedono): garantisce la massima ammortizzazione ed è soprattutto leggerissima.

Air Zoom Alphafly NEXT%

È il modello più performante, studiato espressamente per la maratona e direttamente derivato dal prototipo AlphaFly di Kipchoge. La piastra in fibra di carbonio è presente su tutta la lunghezza e l’intersuola in ZoomX si assottiglia nel mesopiede per fare spazio alle due unità appaiate Air Pod. Per rispettare i vincoli imposti da World Athletics non sono presenti piastre sovrapposte, che – si dice – fossero invece montate sul prototipo usato da Kipchoge a Vienna. Le regole sono rispettate, specie quella della disponibilità sul mercato per il periodo di almeno 4 mesi precedenti alle competizioni internazionali (leggi: Olimpiadi di Japan 2020).

Anche la tomaia è stata aggiornata con un nuovo materiale più leggero e traspirante chiamato Atomknit, cioè la nuova versione dell’ormai storico Flyknit.

Air Zoom Tempo NEXT%

Le Air Zoom Tempo NEXT% sono considerate da Nike un modello da allenamento, più adatte all’uso quotidiano e prolungato (e quindi, si presume, anche con un battistrada più durevole delle Alpha NEXT%, destinate prevalentemente alla gara). L’intersuola è sempre in ZoomX e le unità Air Pod sono montate in posizione lievemente più arretrata rispetto che al modello di punta. Non è presente la piastra in fibra di carbonio, sostituita da una in materiale composito con la stessa funzione ma con un ritorno di energia meno estremo del modello di punta, per renderle più utilizzabili anche dal runner medio. Il prezzo sarà presumibilmente più contento delle AlphaFly e la disponibilità è prevista per l’estate 2020.

Air Zoom Tempo NEXT% FlyEase

È un modello tecnologicamente molto simile alle Tempo NEXT% (il nome infatti è lo stesso) se non fosse per il nome “FlyEase” e per l’allacciatura, che abbandona i tradizionali lacci per utilizzare un sistema di aggancio più veloce. Anche la forma del collare cambia per permettere l’inserimento più veloce del piede. Stessa disponibilità sul mercato (estate 2020).

Air Zoom Victory

Con le Air Zoom Victory Nike scende in pista e lo fa con un modello destinato alle distanze che vanno dagli 800 ai 10000 metri. I modelli da pista, si sa, sono estremi in tutto: peso, costruzione e prestazioni.

Le tecnologie sono le stesse dell’AphaFly, anche se usate in quantità diverse. Nel caso delle Air Zoom Victory infatti la mescola ZoomX dell’intersuola è usata prevalentemente nell’avampiede (che è la parte di piede usata dall’atleta da pista) e separa la piastra in fibra di carbonio dalla chiodatura anche attraverso l’unità Air Zoom, rendendo la scarpa più confortevole ma super reattiva.

Air Zoom Viperfly

Che cosa sono le Viperfly? Già il nome suggerisce una certa, come dire, “aggressività”. In effetti si tratta del modello più estremo, studiato per i 100 metri. La costruzione della scarpa è una specie di manuale: tutto è esposto e visibile. Dall’unità Air Zoom ben evidente alla piastra in fibra di carbonio che, in questo caso, ha un’altra storia da raccontare: non si tratta infatti di una piastra con comportamento omogeneo ma invece ha composizioni diverse a seconda dell’appoggio, grazie alla tecnologia Custom Fiber Placement (CFP). L’unità Air Zoom entra in azione negli ultimi 20 metri e dà un’ulteriore, gradita spinta all’atleta. C’è anche un po’ di mescola ZoomX nel tallone, per facilitare la camminata nel post gara.

Per entrambi i modelli da gara su pista la disponibilità è dall’estate 2020.

L’attenzione per l’ambiente

Nike ha anche presentato le uniformi per il team USA alle Olimpiadi, di cui è sponsor ufficiale. Oltre alle colorazioni e grafiche molto particolari e belle (le divise da skate sono notevolissime), grande attenzione è data all’utilizzo di materiali interamente riciclati, come il poliestere delle divise da cerimonia degli atleti.

Innovazione, velocità ma non dimenticando mai un tema sempre più importante e drammatico come la riduzione dei consumi di materiali plastici e il rispetto per la natura.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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