Le scarpe più amate del 2020, cioè l’età del carbonio

Dopo anni di affinamenti continui, il 2020 può considerarsi un anno di svolta. Una nuovaa tecnologia si è imposta: quella del carbonio

Tempo di lettura: 5 minutiA fine anno ci piace guardarci indietro e tirare un po’ le somme. Al netto dell’anno *particolarissimo* che è stato questo 2020, è innegabile che, considerando le sole scarpe da running, sia stato un anno più denso di novità degli anni che l’hanno preceduto.

Nell’ultimo triennio non si sono infatti viste rivoluzioni particolari nelle tecnologie della scarpa. Non che debbano esserci ogni anno (sarebbe persino impossibile che così potesse accadere), però è anche vero che se dovessimo dare un nome all’ultimo periodo dovremmo definirlo “Del costante miglioramento”: i modelli dei singoli brand si consolidavano e perfezionavano nelle prestazioni, cambiando dettagli e limitatamente le tecnologie, ma in fondo restando sempre se stessi.

Qualcosa è successo, anni fa

Se si guarda però con più attenzione al passato, qualcosa stava già succedendo non molti anni fa. Era il 2017 e Nike stava tentando il primo assalto al record sulla distanza della maratona sotto le due ore. Si chiamava #Breaking2 e si corse a Monza, all’autodromo. Protagonisti di quella gara molto particolare furono 3 runner velocissimi, fra cui l’attuale detentore del record del mondo Eliud Kipchoge, e soprattutto un paio di scarpe: le Nike VaporFly Next%, ossia le prima Nike con una piastra in fibra di carbonio affondata nell’intersuola.

Sotto il muro delle due ore

Ora facciamo zoom indietro e non guardiamo più solo quel preciso momento del 2017. Allarghiamo il campo e abbracciamo gli ultimi anni. Quella particolare tecnologia adottata da un solo brand e per un solo modello di scarpe (molto costose, cioè 250 euro) si è sempre più diffusa prima ad altri modelli della stessa Nike e poi ad altri brand.

Come si può vedere, non esistono rivoluzioni ma piccoli smottamenti che portano a un ridisegno della geografia del mercato delle scarpe da running: il terremoto di Portland portò con sé l’indignazione per chi lo considerava doping meccanico ma anche una rinnovata fiducia nel futuro. Dopo anni di perfezionamento certosino di modelli maturi si intravedeva una nuova linea di sviluppo.

Nike ha aperto una strada e, poco alla volta, quasi tutti gli altri brand hanno capito che la linea evolutiva era promettente ed era interessante seguirla. E non solo interessante: era il mercato stesso a chiederlo, e il mercato siamo noi e sei tu.

Ci sono voluti pochissimi anni e una tecnologia così di nicchia come la piastra in fibra di carbonio si è diffusa. E ogni volta che una tecnologia si diffonde e viene adottata da più persone succede che i suoi costi di produzione scendono e, di conseguenza, anche il prezzo al consumatore.

Nel 2020 abbiamo visto sempre più modelli con questa tecnologia e soprattutto abbiamo visto scendere sempre più i loro prezzi.
Quali sono quindi le scarpe che la usano e quanto costano? Eccole!

adidas adizero adios pro 

Ultima arrivata in ordine di tempo, ha una tecnologia diversa rispetto alle altre “carboniche”. Invece di usare una piastra in fibra di carbonio unica, adidas ha optato per un sistema di piastra in carbonio combinata con 4 energy rods: 5 piccole barre infuse in carbonio che simulano la meccanica del piede ed amplificano le sue doti per andare più veloci. Ma non solo, perché una caratteristica fondamentale della scarpa è di fornire un controllo molto preciso sul passo: non servono solamente per andare veloce ma per andare veloce quanto vuoi tu.

E i risultati si sono visti, visto che recentemente alla maratona di Valencia, 3 dei primi 4 classificati le avevano ai piedi.

Prezzo: 199.95 euro

Asics Metaracer

L’approccio di Asics al carbonio è gentile, almeno a giudicare da queste Metaracer. Ai bassi regimi (leggi: a bassa velocità) non ti sembrano scarpe particolari. Eppure le guardi e le “senti” e capisci che sono scarpe da corsa. Lo dice anche il nome che, infatti, non tradisce la loro natura che si scatena solo alle alte velocità.

Le Metaracer sono secche e reattive ma sorprendentemente morbide e comode. Puoi usarle a velocità basse e medie e trovarle esattamente comode come una scarpa molto più ammortizzata. E poi accelerare e partire come un missile.

Se ogni scarpa con piastra di carbonio ha un comportamento individuale e unico, quello delle Metaracer si traduce in una reattività morbida ai bassi regimi e in una spinta molto fluida ed elevate agli alti.

Prezzo: 200 euro

Brooks Hyperion Elite 2

Evoluzione della versione 1, le Hyperion Elite 2 affidano la loro dinamica alla nuova mescola, aggiungendo 2 mm in più di materiale per aumentare l’ammortizzazione. Hanno inoltre un nuovo design del tallone che introduce la tecnologia Rapid Roll che migliora la velocità di rullata del piede, favorendo una minore dispersione energetica.

Tomaia e piastra in carbonio sono invece ereditate dal modello precedente ma, in un contesto dinamico diverso, rendeo molto meglio.

Prezzo: 250 euro

New Balance FuelCell TC

L’approccio di New Balance è ancora diverso da quello di altri brand: c’è chi punta sulla pura performance e chi su una certa comodità. New Balance invece cerca la mediazione fra una scarpa da training e una da racing, creando le FuelCell TC, dove “TC” sta proprio per “Training+Competition”.

L’impostazione della FuelCell TC è quasi tradizionale: il drop è di 10 mm, il peso (255g per il modello da uomo) medio/non basso, dato che nella stessa categoria si registrano pesi più piuma. L’ammortizzazione è importante: sotto la piastra in fibra c’è molto materiale e prima che questa entri in azione l’atterraggio è morbido. A questo segue però la spinta propulsiva “a catapulta” del carbonio. Ed è in questa fase meccanica che le FuelCell TC dimostrano il loro carattere e la loro ispirazione: quella di scarpe per allenamenti lunghi e impegnativi e per le gare, senza disdegnare qualche lavoro più veloce.

Prezzo: 200 euro

NIKE ALPHAFLY NEXT%

Dopo la sentenza della World Athletics che ha imposto precisi standard per le scarpe con piastra in fibra di carbonio per essere ammesse alle competizioni internazionali, la risposta di Nike è stata questa.

Il cuore delle Alphafly NEXT% è senza dubbio il sistema dell’intersuola, composto dalla “polpa” cioè la mescola in ZoomX, nella quale è affondata la piastra in fibra di carbonio. Alla prima è affidata l’ammortizzazione primaria e la distribuzione armonica dell’energia restituita dalla piastra a tutta lunghezza (senza sovrapposizioni, vietate dal World Athletics per le scarpe usate nelle competizioni).

Ad aumentare l’ammortizzazione e il ritorno d’energia ci sono poi due unità Zoom Air Pod sull’avampiede. Sopra a questo complesso sistema c’è poi la tomaia leggerissima e ultratraspirante.

Prezzo: 299.99 euro

La democraticizzazione della tecnologia

Possiamo fare una scommessa? Il 2021 sarà l’anno in cui si affermeranno ancora di più le scarpe che adottano la tecnologia del carbonio. Il risultato di questa diffusione sarà un’ulteriore diminuzione dei prezzi (che già sono arrivati a 200 euro per diversi modelli) che presumibilmente si stabilizzeranno su 180 euro.

Un risultato non secondario di questa “democraticizzazione” di una tecnologia che fino a pochi anni fa era riservata alle elite di atleti e di consumatori è che sempre più runner le indosseranno per correre gare (quando si tornerà a farle) e quindi l’argomento principe dei detrattori del carbonio perderà valore: quando tutti o molti saranno “dopati meccanicamente”, tutti o molti si ritroveranno sullo stesso livello. E lì, come sempre, varranno solo le gambe e il cuore.

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