Cosa significa sballarsi con la corsa

Che cos'è il runner's high è noto ma come si manifesta nelle persone? Ecco alcuni casi esemplari

Tempo di lettura: 3 minuti

Il “runner’s high” è una condizione ben conosciuta da chiunque corre e altrettanto nota al mondo medico. È dovuta alla rilascio nel corpo di endorfine che alleviano il dolore e fanno sentire meno la fatica, facendoti sentire come effetto collaterale molto, molto bene. Molti la considerano anche un motore non secondario del perché molti restano legati alla corsa. Noi di RunLovers lo chiamiamo “Il circolo vizioso-virtuoso”: vizioso perché ti obbliga a ricercare sempre l’effetto provocato da certe sostanze (perfettamente legali, perché le produce naturalmente il tuo corpo) e virtuoso perché la cosa avviene solo correndo, e quindi facendoti del bene.

Se gli aspetti farmacologici sono noti, è interessante però vedere come diverse persone descrivono questo stato di grazia che, evidentemente, ha manifestazioni che variano da persona a persona e da corpo a corpo. Quelle che seguono sono diverse testimonianze di persone che corrono: alcuni sono atleti, altri sono olimpionici, altre sono persone normali che fanno lavori normali e che corrono. Ognuna di queste persone ha una visione particolare del proprio runner’s high. Le ho divise in corporee ed extracorporee. Alla fine di questo articolo sarebbe bellissimo leggere nei commenti qual è la tua versione dello sballo del runner!

Corporee

Daniel Unsdorfer dice che quanto raggiunge questo stato non gli fa più male niente. Tanti associano alla corsa il dolore e la fatica ma per lui non è così. Quando è “sballato” non sente alcun dolore e non si preoccupa più di passato e futuro.

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Whitney Dawson di Portland descrive questa sensazione in un modo molto particolare: è come farsi un pianto di quelli epici, alla fine dei quali hai pianto tutte le tue lacrime e ciò che ti dava pena si è allontanato e risolto e vedi tutto più chiaramente.

Dave Alemi dice che correre gli permette di non pensare alle cose futili. Quando è in stato di grazia non ha più preoccupazioni perché dentro di lui si è generato uno spazio di equilibrio che gli fa sembrare tutto relativo e distante.

Suzanne Bergmeister chiama il runner’s high “stato di chiarezza” o “flusso”. Non a caso usa il tempo della corsa per chiarirsi le idee e risolvere problemi. Non corre ascoltando musica o podcast perché usa il tempo dell’allenamento per risolvere questioni che normalmente non riuscirebbe a districare. Quando ha un problema non ha dubbi: esce a correre.

Rachel Johnsen soffre di depressione e ansia e ha scoperto che la corsa le allevia questi stati d’animo. Fino a un punto che lei chiama “normalità”. Quando corre riesce a dominarsi emotivamente e psicologicamente al punto da sentirsi “normale”, o almeno come lei pensa che debbano sentirsi le persone normali, che affrontano la vita senza ansia o tristezza.

Extracorporee

L’olimpionico Alexi Pappas descrive il suo runner’s high come un perfetto allineamento fra mente e corpo ed è quello che gli è capitato proprio alle Olimpiadi, quando la sovrapposizione fra stato mentale e fisico gli ha provocato un’esperienza extracorporea che gli ha permesso di vedere se stesso dal di fuori di se stesso. Wow.

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Lo scienziato dei dati Bonny McClain definisce questo stato come ipnotico: quando ci entra ascoltando i suoi podcast preferiti gli sembra di poterli capire molto meglio e contemporaneamente non sente più fatica. Il suo corpo vuole solo andare sempre più oltre e la sua mente ascoltare ancora podcast.

La scrittrice e illustratrice Quinne Myers dice che le sembra di volare: le spalle si aprono e le spuntano delle ali. Tutto ciò che prima la rendeva ansiosa se ne va e lei sente il suo corpo al 100%.

L’ingegnere aerospaziale Ryan Decker dice invece che lo sballo è così potente che dopo aver corso non riesce a concentrarsi perché percepisce solo una estrema sensazione di benessere.

E ora dicci la tua: hai anche tu esperienze simili a queste persone? O le hai diverse? Diccelo nei commenti!

(Via Elemental – Photo by Alan Hurt Jr. on Unsplash)

 

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

2 COMMENTI

  1. Magico! Nonostante la fatica ed il caldo, vivo a Muscat, Oman, sono uno di quelli che dopo la corsa percepisce un estremo stato di benessere. Tanto è vero che cerco di correre la mattina all’alba sia perchè mi alzo più volentieri sia perchè ciò un induce uno stato di grazia al lavoro che non ha pari, oltre che fungere da anti stress.
    E pensare che fino ad un anno e mezzo fa, nonostante fossi uno sportivo, non avevo mai corso in maniera seria per il solo fine di correre!

  2. Ciao runners, è un anno che mi sono infognato con la corsa , ci sono cascato con tutte le scarpe (è il caso di dire) sono un cuoco e quando devo preparare dei nuovi piatti ,vado corro e come per magia trovo le risposte per le mie ricette, non so spiegarlo ma è cosi; MAGIA!!!!

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