Camille Chenaux: lo sport come linguaggio universale e stile di vita

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È difficile dare una descrizione “semplice” di Camille Chenaux perché basta parlarci un po’ insieme per rendersi conto che è una che “non sta ferma”. Sempre attiva, si sposta con la bicicletta in una trafficata Roma, tra il lavoro, lo studio e – ovviamente – lo sport.

È sempre stata in movimento anche nella sua storia personale. È nata a Ginevra, cresciuta a Bruges (in Belgio, dove parlava fiammingo) e trasferita a Roma da bambina dice di sé: “praticamente, ovunque andassi, non capivo niente e quindi ho sempre usato lo sport come linguaggio per socializzare e integrarmi“. Questo concetto di linguaggio universale dello sport è molto bello. E non arriva solo dalla corsa, infatti Camille ha giocato a calcio (nella Roma) fino ai 18 anni per poi – visto che correva più veloce di tutti – darsi all’atletica leggera.

Da quel momento, allenamento dopo allenamento, è arrivata al settimo posto sui 10.000 metri ai Campionati Italiani. Non male, eh?!

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Focalizzata e determinata (ma “scialla”)

Puoi facilmente immaginare che, con un risultato del genere, Camille non lascia nulla al caso. Si allena 2 ore al giorno per 7 giorni alla settimana ma, soprattutto, non smette mai di avere la mente focalizzata su quello che sta facendo. Che sia il suo lavoro all’università, l’allenamento, l’alimentazione, non lascia nulla al caso; ha sempre la situazione sotto controllo.

Questo non ti faccia pensare a lei come a una persona noiosa o monotematica: Camille si diverte, esce con gli amici, vive la sua vita sorridendo. Non a caso, per tutta la durata della nostra chiacchierata, ha sorriso ininterrottamente: si vedeva chiaramente che stava parlando di qualcosa che ama fare, che è “nel suo ambiente”.

E prende tutto con una naturalezza, con una tranquillità che non ti aspetteresti da un’atleta che ha risultati così importanti. Credo sia proprio questo uno dei suoi segreti.

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Sempre in movimento, meglio se con gli amici

Ovunque debba andare, qualunque sia la temperatura o la distanza, Camille inforca la sua bicicletta e va. E, a Roma, non è di certo il modo più semplice per spostarsi, tra buche, salite e binari del tram.

Come diciamo sempre, ci sono molti modi per vivere lo sport e – certamente – questo è uno dei migliori: pensare al movimento come parte integrante della nostra giornata anziché come un appuntamento settimanale da rispettare. Credo sia questo uno degli aspetti più ispiranti di Camille: il fatto di mettere la sua voglia di movimento in tutto ciò che fa, senza aver paura della fatica.

Lei stessa però trae ispirazione da un aspetto molto importante: gli amici, la squadra. La voglia di incontrarsi, di allenarsi insieme, di non perdere un allenamento e aumentare la propria motivazione dalle esperienze degli altri. In questo contesto parla dei suoi compagni ASICS Frontrunners come di una fonte di ispirazione: poco importa che facciano ultramaratone o triathlon, la voglia di dare il massimo è sempre la stessa.

Così com’è sempre la stessa la voglia di Camille di andare sempre più forte, di ottenere il massimo in tutto ciò che fa.

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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