Corri, sorridi, guarisci

La corsa come terapia per sconfiggere la depressione: "Corri" di Roberto Di Sante è un libro di formazione, un romanzo e un amico, alla fine

Non so se questa sarà una vera e propria recensione. Dovrei scrivere di “Corri – Dall’inferno a Central Park” ma pensarlo come un oggetto-libro separato dal suo autore Roberto Di Sante mi riesce difficile. Perché? Perché questo libro è in buona parte autobiografico – anche se i nomi e le situazioni sono spesso leggermente modificate – e perché anche la mia vita si è mescolata a un certo punto con quella di Roberto. Ma andiamo con ordine.

Roberto è uno che chiede il permesso per entrare nella tua vita e lo fa sorridendo. E non si ferma a un timido sorriso: anche gli occhi gli sorridono e conoscendolo un po’ meglio non puoi che sorridere anche tu.
Lo conobbi perché anni fa scrisse un messaggio a RunLovers. Gli era venuta in mente una frase sulla corsa e la scrisse lì, in quella casella postale virtuale. Diceva “Correre al mattino: ti svegli morto e torni a casa vivo”. Ricordo che mi piacque subito e la pubblicammo. Non piacque solo a me ma a migliaia di altre persone che evidentemente, ci si riconoscevano.
Mi colpì però il tono con cui Roberto si era proposto: defilato, schivo eppure gentilissimo. Non sapevo chi fosse. Non sapevo nemmeno che quella frase sarebbe finita in un libro. Forse lo stava già scrivendo allora, forse me ne aveva pure parlato.

Avanti veloce fino a qualche mese fa quando Roberto scrive su Facebook che sta cercando disperatamente l’autore di una foto. È quella che vedi qui sopra e – gli incredibili casi della vita – mi riconosco in chi l’ha scattata, anche grazie a qualche anima pia che si ricorda che è mia e mi tagga. Cercando una foto per la copertina del suo libro Roberto era incappato proprio in quella e caso volle che l’avessi scattata io qualche anno prima al mio amico Paolo, Ziokurta per chi lo conosce da queste pagine.

Se questa fosse la sceneggiatura di un film il produttore avrebbe già detto “Mi pare che con le coincidenze stiamo un po’ esagerando eh?” e invece è andata proprio così. Dopo che mi dichiarai come l’autore, Roberto mi scrisse una lettera dicendo che quella foto “sembrava fatta apposta per il libro che ho scritto, è perfetta”. Non esitai a dargliela, anzi: ero lusingato. Era una foto che mi piaceva e capivo perché piacesse, anche se non potevo ancora capire perché fosse perfetta per quel libro. Non l’avevo ancora letto.

Una citazione. Un persona gentile di una cortesia che è sempre più rara in questi tempi. Una foto fatta un giorno nebbioso quando due amici vanno a correre assieme. Un libro che nasce dopo una lunga e profonda depressione. Qualche anno dopo, Roberto – che dice che il protagonista è lui all’80% e che il 20% sono limature e scelte letterarie ma che la verità di quella storia sta tutta in una vicenda personale – scrive quel libro che si chiama “Corri”, che parla di corsa ma parla soprattutto di depressione e di come guarirne. Quel libro che non è nemmeno una terapia perché la sua terapia è la corsa. Quel libro – come lui stesso ammette – non l’ha scritto per se stesso ma per gli altri, per chi combatte con i propri demoni, per chi è perseguitato dai fantasmi, dai bastardi, dalle ombre che non ti danno tregua. E infatti potrei anche non parlare del libro in sé ma della storia che gli è spontaneamente nata attorno. La storia della storia, il libro non scritto del libro scritto.
C’è molto di Roberto in questo libro, anche se il protagonista ha un nome diverso. Non è un’autobiografia perché se lo fosse stata avrebbe distratto il lettore, sarebbe diventato un libro troppo personale e quindi distante dall’esperienza di tanti altri. Invece è un libro che usa la corsa come pretesto per parlare di depressione e di cura, soprattutto. Perché dice che si può guarirne o almeno tentare di stare meglio.

Lui mi racconta che all’inizio le librerie lo avevano esposto fra i libri di sport. Poi l’hanno spostato in Letteratura perché evidentemente non lo leggono solo gli appassionati di running ma chiunque. Perché parla di qualcosa di più profondo, comune e sentito – dolorosamente sentito – e lo fa finalmente senza vergogna, come è giusto che sia. La depressione esiste, chi ne soffre non deve sentirsi in dovere di nasconderlo e la corsa è un modo per uscirne o per tentare di stare meglio. Per scherzare ho detto a Roberto che fra un po’ lo sposteranno direttamente nella sezione Psicologia e lui ha detto “Beh, speriamo di no, è una roba seria quella, io ho solo scritto un libro”.

Roberto è così. Quando lo conosci non puoi che sorridere e lui ti ringrazia perché per lui sei un dono, perché gli hai regalato un po’ del tuo tempo leggendo il suo libro o scambiandoci due parole. Non si può che restare stupiti da un uomo sempre più raro: delicato e gentile, che alza il tono di voce solo per farti sentire più chiaro il suo “Grazie”. Alla fine “Corri” è un inno alla vita, è un ringraziamento: non solo alla corsa per quello che ha dato o restituito a Roberto ma all’importanza delle persone e delle loro storie. Non ci troverai racconti minuziosi di corse o di tecniche. Ci troverai moltissime persone che poco alla volta si definiscono sempre più. Prima lui è solo nel suo pozzo di disperazione e vede solo ombre, poi poco alla volta vede linee, volti e sente voci. C’è un mondo là fuori che lo chiama e gli dice di uscire a correre. Ci sono milioni di storie e Roberto ha raccontato la sua, cento altre e quelle di moltissimi di noi.

3 COMMENTI

  1. Incuriosita.
    Appena ordinato il libro.
    Belle parole, la vita è fatta di gesta, di gesti, di relazioni, di casualità che ti vengono incontro…..come è capitato a me nel leggere oggi questo articolo.
    Ho trovato tanta amorevolezza in queste righe, un sentimento che trovo merce rara nella velocità vorticosa delle relazioni quotidiane.
    Attendo con ansia di leggerlo e di annusare le sensazioni che mi lascerà!
    Grazie del contributo.

    • Grazie a te delle tue parole. Se ti capita vai ad una presentazione del libro perché conoscere Roberto è una cosa che ti fa star bene :)

  2. Ho letto il libro e poi subito riletto perché mi ha trasmesso energia e positività. Mi ha dimostrato la forza per non mollare di fronte alle difficoltà, l’importanza di credere nei propri sogni e guardare sempre avanti. Inoltre mi fa venir voglia di uscire per andare a correre.
    Complimenti vivissimi all’autore.

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