Brooks Transcend 5, messaggio ricevuto

Questa è una storia d'amore che si era interrotta anni fa. Dopo mille incomprensione questo è un nuovo capitolo: bello, se posso anticiparti qualcosa

Non è sempre detto che le relazioni più conflittuali siano destinate a portare all’incomprensione più totale. Non è neanche detto che debbano finire. Per esempio la mia con le Transcend – e parliamo della loro prima versione di qualche anno fa – non era stata una storia molto semplice. Loro mi accusavano di non capirle e io di essere pesanti. Ma non pesanti come può essere un/una partner: erano effettivamente un po’ troppo pesanti come scarpe e io, abituato a modelli leggeri e natural, ne soffrivo assai. Ma eravamo più giovani entrambi e poco inclini al dialogo. Ci lasciammo salutandoci frettolosamente e non ci incontrammo mai più.

Almeno fino a qualche settimana fa, quando le riincontrai. Come da copione, dentro una scatola Brooks arrivata a RunLovers. E, ti dirò, le ho trovate molto cambiate.

Quasi non ti riconoscevo

Delle prime Transcend in questa quinta versione non c’è molto, anzi, quasi niente. Di quelle ricordo l’intersuola importante con i bordi stondati e la tomaia realizzata in diversi strati. E poi una certa presenza imponente, che ispirava soggezione quasi, e di certo ispirava sicurezza.
Queste sono ancora, sia alla vista che indossate, delle scarpe che fanno della protezione il loro punto di forza. Ma lo fanno in maniera più sottile e gentile, per certi versi più aggiornato con i tempi e il design attuale che richiede scarpe fatte con meno cose piuttosto che dei complicati oggetti fatti di mille componenti.

Nelle Transcend 5 l’intersuola è l’elemento di design più distinguibile, specialmente nel motivo a trave di ponte nel mesopiede: una vera e propria dichiarazione di solidità strutturale. Per non parlare del battistrada a tasselli molto pronunciati. Un battistrada che urla “SONO UN BATTISTRADA”. Insomma: le Transcend 5 ti dicono con fermezza che loro ci sono e che si può andare, quindi: andiamo!

Sulla strada

Quello è il loro luogo e quindi è giusto portarle proprio lì a divertirsi. Il feeling non appena indossate è quello tipico Brooks: il piede è saldo al loro interno ed è molto protetto da una gabbia che protegge e rassicura. Una percezione che non è solo estetica ma reale: i primi chilometri fatti mi sono sembrate anche troppo rigide. Devo però dire che sono abituato a scarpe meno protettive e più morbide e quindi soffro un po’ ogni volta che una scarpa cerca di sostituirsi al mio piede. Non è semplice da spiegare ma cerco di dirlo così: quando si corre con scarpe poco strutturate, il lavoro lo fa soprattutto il piede che quindi chiede di potersi muovere in totale libertà. Quando si corre con una scarpa che lavora in maniera opposta – e cioè che è talmente protettiva da sostituirsi quasi alla meccanica del piede – accade, almeno in chi è abitato come me a una certa biomeccanica, che lo sforzo che il piede non sta facendo arrivi tutto sul polpaccio. Almeno finché non ti affidi alla scarpa e non ci pensi più. In altre parole: i primi chilometri sentivo i polpacci sofferenti come se avessi corso già molti chilometri. E invece ne avevo fatti pochi.

Per un attimo i ricordi della mia vecchia storia con le Transcend si sono rifatti vivi. “Siamo ancora a quel punto”, ho pensato.

Poi ho deciso di lasciarle fare. Ho pensato che non le stavo capendo bene e che c’era un solo modo per chiarire le cose: lasciare fare a loro. Siamo usciti ancora una volta assieme ma con un programma diverso. Questa volta avremmo fatto un lungo. Il motivo è presto detto: se le scarpe più protettive hanno senso soprattutto sulle lunghe distanze quando il piede e le gambe sono più stanche dovevo dare loro la possibilità di parlare nelle condizioni migliori.

Come previsto i primi 5 chilometri tutto è andato come da manuale: polpacci duri, stanchezza ingiustificata rispetto alla poca strada fatta. Al 7/8° km e soprattutto dopo i 10 la musica è cambiata completamente. A volte si stenta a credere che il comportamento di una scarpa possa essere influenzato dal chilometraggio e invece è quasi sempre così: il piede si dilata, i muscoli si rilassano o si stancano. In altre parole i primi chilometri sono sempre diversi dagli ultimi e ogni chilometro è diverso dall’altro. Quello che conta è però farli con la scarpa giusta. Pare ovvio ma spesso lo si trascura.

Ci siamo capiti?

Alla fine io e le Transcend 5 siamo arrivati a capirci. Parlando e rispettandoci e soprattutto ascoltandoci. Quando ho capito che dovevo pensare ad altro e non stargli troppo addosso loro si sono rivelate nella loro vera natura: quella di scarpe che oltre un certo limite ti dicono “Ora ci penso io”. E lo fanno davvero. Gli ultimi chilometri di quella corsa sono stati molto più rilassanti dei primi e sembrerebbe impossibile perché avrei dovuto essere più stanco. E invece.

Ma quindi, ti chiederai, le dovrei usare solo se penso di farci dei lunghi? Dipende: se sei abituato come me a correre più leggero e a fare soprattutto allenamenti da 10k allora sì, direi che le Transcend 5 potrebbero sembrarti (ed essere) troppo pesanti. Se però sei abituato a scarpe importanti e non sei un cardellino (piaciuta la perifrasi per dire “essere un po’ fuori peso forma”?) allora potresti trovarle confortevoli anche per chilometraggi contenuti. Le Transcend 5 hanno un utilizzo molto specifico ed è soprattutto quello dei lunghi. Come tutte le scarpe specifiche fanno molto bene alcune cose e non altrettanto bene altre. Se devi fare un allenamento veloce e lavorare sulla velocità per esempio non sono adatte, nonostante il peso sia stato molto migliorato rispetto alla prima versione (appena sopra i 300 g). Ma se devi correrci molto accade il miracolo: quello che prima sembrava pesante diventa leggero e le tue gambe ringraziano.

Quindi alla fine mi sento di dire di sì: Transcend, la nostra storia può continuare <3

Il prezzo ufficiale delle Brooks Transcend 5 è di 170 euro.

IN BREVE
Comodità
7,5
Estetica
7,5
Tomaia
8
Suola/intersuola
8
Peso percepito
7
Protezione
9
Rapporto qualità/prezzo
8
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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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