Ultra: quante vite puoi vivere?

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

Tempo di lettura: 2 minutiSe penso a Michele Graglia, la prima cosa che mi viene in mente è una frase che ho sentito nel dialogo di un film:
Quante vite possiamo vivere?
Tutte quelle che vogliamo.

Io sono sempre affascinato dalle persone che hanno già vissuto molte vite, e non mi riferisco alle dottrine sulla reincarnazione ma a persone che hanno maturato e preso decisioni per cambiare radicalmente la loro esistenza. Trasformandosi così da Dr. Jekyll a Mr. Hide, da Clark Kent a Superman, anche se questi paragoni non rendono bene l’idea.

Michele ha cambiato la sua vita, passando da top model a top ultra trailer. Insomma, una vita sempre al top ma in ambienti totalmente diversi, diametralmente opposti, tra loro.

Tutto inizia in una piccola cittadina vicina a Sanremo da cui Michele parte per trasferirsi a Miami per sviluppare il business famigliare di vendita all’ingrosso di fiori ma, da lì a poche settimane, si trova a firmare un contratto per una delle più famose agenzia di moda della città. E, da lì, inizia una spirale di sesso, droga e rock’n’roll.

Non ti voglio però anticipare tutta la storia perché è raccontata, molto meglio di come potrei fare io, nel libro “Ultra – la libertà è oltre il limite” che Michele ha scritto a quattro mani con Folco Terzani. Loro sono amici, basta che li incontri insieme e lo capisci subito: come quelle anime che arrivano da percorsi totalmente differenti ma, per un qualche sottile scherzo del destino, si incontrano allo stesso punto della loro vita – nello stesso luogo e momento -, si trovano e decidono di condividere la loro storia. Il libro che ne esce risulta così scritto a una sola mano, guidata dall’esperienza maturata da entrambi.
Sono 213 pagine in cui si conosce molto bene il pensiero dei due ultra trailer – anche Folco corre – ed esce non solo dalle parole scritte ma anche dal tono usato, dallo stile narrativo: a volte volutamente irritante quando parla della “superficialità” e degli eccessi del top model, altre poetiche e leggiadre che ti trasmettono il respiro che puoi provare in una vetta di 3.000 metri.
È meraviglioso e ispirante sentirli parlare del loro rapporto con la natura, di come la nostra società e le abitudini ci abbiano allontanato dal nostro vero ambiente, dalla “Grande Mamma”.

Michele e Folco sono due persone sorridenti, felici, che fanno ciò che amano. Ma, quando ci parli insieme, capisci che tutte questo è il risultato di una grande consapevolezza, del sapere dove ci si trova e dove si vuole essere.

Noi li abbiamo incontrati per la prima volta ad Arco, agli Adventure Awards Days, e poi a Los Angeles (dove Michele vive e corre) e poi a Milano alla presentazione di Ultra ed è, ogni volta, come se ci conoscessimo da una vita.

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