È tutta colpa sua

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Lui non ha bisogno di presentazioni: è il più famoso e bravo dj italiano, è il direttore della più seguita radio privata italiana ed è un runner. Uno che parla spesso di corsa. Ma non è solo interessante che ne parli: è più interessante “come” ne parla. Linus ha portato a correre migliaia di persone. Nessuna federazione di atletica o programma ministeriale potevano fare altrettanto. Come c’è riuscito? Facendo capire che correre è una continuazione del mestiere di dj: quello di far star bene le persone, di divertirsi. E chi non vuole divertirsi?
Per chi come RunLovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa, parlare con Linus era inevitabile. Ed eccoci qui, nel mitico ufficio al quinto piano di via Massena 2, come dei bambini davanti a Willy Wonka, anche se oggi non parliamo di cioccolata. Parliamo di corsa, comunicazione, competizione, di prendere la vita con leggerezza. Di divertimento, insomma.

Non ti sei ancora stufato di parlare di corsa?
Non è vero che parlo sempre di corsa. Parlo sempre di corsa ogni volta che qualcuno mi chiede di parlarne. È evidente che se viene qualcuno come voi e mi chiede di parlarne, io sono soltanto felice perché è un argomento che ha sempre una valenza ludica e quindi, per me, questa mezz’oretta che passiamo insieme è ricreazione, non è lavoro.
Poi per me lo sport è la mia vita, più della musica, più di tutto il resto, e forse lo è sempre stato. La corsa è il primo sport che faccio con dedizione e passione.
Correre è giocare, correre è stare con i miei amici. Correre in compagnia è la parte che più mi svaga. Quell’ora di allenamento che faccio con il mio gruppetto di 6-8 amici è il momento in cui io riesco ad azzerare quello che mi è successo dalla mattina. È una passione facile da condividere. È lo spirito della DJ10 poi: una corsa per divertirsi. Alla DJ10 di Bari il nostro scopo è far in modo che le persone arrivino con il sorriso, corrano con il sorriso e se ne vadano con il sorriso. Una grande festa insomma.

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Runlovers nasce (anche e soprattutto per merito tuo) per parlare di corsa in modo semplice, come tra amici al bar, senza fanatismo o troppa ansia per le prestazioni, con leggerezza. Cosa ne pensi?
Sposo la vostra linea, a maggior ragione dopo 15 anni di corse. Il mondo della corsa è popolato da molti accaniti e sembra che debbano per forza vivere ogni corsa come fosse la finale di un campionato del mondo. Quelli che puntualmente si lamentano che il loro GPS dà risultati diversi da quelli ufficiali di gara. Ragazzi, il GPS ha una tolleranza, non è uno strumento preciso, anche perché altrimenti l’ISIS lo userebbe per bombardarci.
Sia chiaro, è un mondo che rispetto ma non mi interessa, non parla la mia lingua.
O forse è solo invidia nei confronti di chi ci riesce. (e ride)

Il segreto per parlare di corsa sta forse nel costruire una certa confidenza con chi ti ascolta?
Il nostro stile è di parlare un linguaggio che sia diretto e informale. Noi che facciamo radio siamo vicini fisicamente alle persone: in macchina con loro, nelle cuffiette. Questa confidenza la devi sottolineare, parlando come se tu fossi davvero lì con loro.

Insomma hai comunicato la corsa come comunichi ogni giorno: informalmente.
Certo, anche se qui in Italia la comunicazione è un po’ bacchettona. Pensate agli Stati Uniti: là lo spettacolo è sacro e tutti sono consapevoli di farne parte.
Una cosa che dico sempre è che gli ospiti migliori sono gli americani. Kobe Bryant è venuto e ha fatto un’ora in diretta che sembrava Jovanotti! Negli Stati Uniti con gli artisti non si parla del disco, del film; si parla del personaggio, lo si avvicina al pubblico. E gli americani lo sanno e lo fanno, perché loro sono “allenati” fin da piccoli alla comunicazione e sanno che le persone vogliono sentire i personaggi vicini, che li emozionino. Là hanno anche altri budget: per fare una puntata zero di un serial che magari non andrà mai in onda spendono 5 milioni di dollari. Qui ci facciamo un film di Virzì con 5 milioni di dollari. D’altra parte loro hanno la fortuna che il loro mercato è “il mondo” e quindi di quelli che spendono gliene tornano 200, 300 indietro.

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La confidenza spesso può sconfinare nel prendersi troppe confidenze. Cosa ne pensi?
In quest’epoca di grande interattività è importante mettere dei filtri. Perché c’è questa ridicola ipocrisia, la famosa libertà di espressione. La libertà di espressione te la devi guadagnare e poi cosa vuol dire, che chiunque può fare una battuta su tutto? La libertà finisce dove lede la libertà degli altri. Io sono il primo a fare battute, anche ciniche, ma un conto è se lo fai fuori onda, per ridere tra amici, un conto è se le fai in pubblico.

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C’è un po’ troppo fanatismo magari?
Sì: come essere liberi di esprimersi non significa che puoi dire in pubblico tutto quello che ti passa per la testa, così non puoi mettere tutta la tua vita nella corsa. Sì, il fanatismo non va bene su nessun argomento, anche quando qualcuno mi dice “sono un tuo grande fan, vivo per te”, ma io non voglio che tu viva per me. Voglio piacerti ma voglio che tu viva la tua vita, non quella di un altro.
Trovo ci sia del fanatismo anche nella deriva ridicola che hanno preso certe gare sempre più impegnative, estenuanti. Forse è per il machismo delle corse difficili. Devi raggiungere un tale stato di sfinimento fisico che poi… che senso ha? Ed è la stessa cosa quando fai una maratona senza allenarti. Alla fine sei distrutto e non te la godi.
C’è il costante inseguimento della prestazione. Per farvi un esempio, all’inizio la DJ10 voleva essere una gara veloce. Purtroppo ci siamo resi conto che quelli che si lamentavano maggiormente erano proprio quelli che cercavano ossessivamente la prestazione. A Firenze, dove siamo partiti da subito con la non competitiva non abbiamo mai avuto una lamentela.
Ok la prestazione ma devi essere consapevole di quello che fai ed è anche quello che cerchiamo di dire nel Deejay Training Center con Baldini e Cassani. E lo dice uno che ho iniziato a correre avendo avuto infortuni prima: giocavo a calcetto, a tennis, sciavo. Ho sempre fatto molto sport. Il risultato però è che ho una corsa un po’ sbilanciata e purtroppo ne risento.

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In onda tu e Nicola siete sempre di buon umore e lo trasmettete pure. È merito della corsa? È che ci sapete fare?
Non è possibile essere sempre di buon umore ovviamente, sono andato in onda in giornate per me molto difficili. Però il fatto di dovermi concentrare su quello che faccio forse riesce ad allontanare i pensieri negativi. Probabilmente quando fai un lavoro “meccanico” è ancora più difficile perché comunque i pensieri ti restano addosso. Invece se sei in diretta e devi pensare a quello che devi dire, al disco e a tutto il resto è molto più facile. Poi il fatto di lavorare in coppia aiuta: se non sono in giornata è difficile che lo sia anche Nicola e allora mi compensa e viceversa.
Io sono anche il direttore della radio ma se tu mi chiedessi cosa mi piace di più, io ti risponderei che preferisco stare dietro al microfono proprio per questo.
Anche nella corsa la serenità è importantissima: le mie prestazioni migliori le ho fatte proprio in un periodo in cui ero particolarmente sereno.

A proposito di serenità, quanto ti è servita la corsa per non dare un pugno a Sting (Sting non si dimostrò molto loquace quando lo intervistò)?
Ma no, lì ci abbiamo ricamato tutti un po’ troppo. Io ero e rimango un suo fan. Poi magari a volte ci si diverte a esagerare. Lui era un po’ rigido, succede. Poi magari ci sono dei personaggi che immagini siano stronzi e invece sono molto disponibili.

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Hai fatto correre moltissime persone. Con chi non ci sei riuscito?
Forse l’unico – ma forse corre anche lui in maniera clandestina – è mio fratello. Ma, nel rapporto tra fratelli, ci sta.

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Tu sei uno precisissimo, quindi supponiamo che le tabelle te le mangi a colazione.
A me le tabelle piacciono. Della maratona quasi mi piace più il percorso di avvicinamento che la maratona stessa. Perché mi piace costruire giorno per giorno, mattone dopo mattone la preparazione. Poi mi piace confrontare le mie prestazioni oggi con quelle di un anno fa. Ho il mio archivio, sì, mi piacciono molto queste cose.
Non è un mistero che io sia molto determinato e preciso: se dovessero fare il campionato mondiale di disciplina, io probabilmente arriverei sul podio. Anche nella corsa sono così disciplinato che se guardi i parziali dei chilometri della mia maratona di Firenze (dove ha fatto il PB) ci trovi 4’54”, 4’54”, 4’54″… Tanto che i miei amici – quelli che vanno piano – mi usano come pacer.

Come va con la bicicletta?
Mi piace molto e non voglio fare l’errore di buttarmici in maniera compulsiva. Mi piace che puoi starci per 4 o 5 ore e vedere molti cose, ti diverti. Ti fermi alla fontanella, c’è la discesa, la salita, i panorami. Non sei sempre chiuso nella tua “Grotta Mentale”, come dice Aldo Rock.

Qual è la corsa che più ti piacerebbe fare e che non farai mai?
Ce ne sono alcune che vorrei rifare. Vorrei rifare Londra perché pioveva e non me la sono goduta e Berlino per il motivo contrario. Avevano anticipato la maratona di una settimana e faceva molto caldo.
Se fossi un po’ più giovane, probabilmente vorrei fare anche un Ironman.

Sai che è colpa tua se corriamo vero?
Lo so, e non siete i primi a dirmelo.

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(un grazie particolare a Matteo Curti che ha reso possibile quest’intervista. E un grazie, ancora una volta, a Linus: gentile e disponibile, nonostante avesse appena finito la diretta e fosse già alle prese con l’influenza. Grazie!)

4 COMMENTI

  1. Grande Linus, condivido la sua idea dello sport senza esagerare, per divertirsi. Io praticò soprattutto ciclismo e noto anch’io molte volte l’atteggiamento di veri fanatici che anche nel giro domenicale con il gruppo, devono per forza giocarsela come se fosse una tappa del giro d’Italia! Lo sport per me è un momento di evasione, di relax, non siamo professionisti, quindi condivido in pieno questa visione, corto e vado in bici per sfogarmi, stare con gli amici e divertirsi

  2. Va detto che se il running ha preso campo va ringraziato Linus,che con radio deejay,ma soprattutto con la dj10 ha “traviato”molti futuri runner,io ho fatto le prime due edizioni della dj10 a Milano ed eravamo meno di 2000(ho fatto anche il pb).
    Ha farmi iniziare a correre 10 anni fa ha contribuito anche Linus,ma io devo dare la colpa ad Aldo Rock,se corro e vado ,in bicicletta…
    e tra un po’inizierò a nuotare…

  3. Grazie a Linus ho conosciuto questo gruppo quindi grazie anche a voi corro con la filosofia giusta, e ho scoperto che non è la prestazione ma il percorso ed è una filosofia che mi piace. Quindi grazie Linus grazie runlovers

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