Kilian Jornet i Burgada: più chilometri, più divertimento

Kilian Jornet i Burgada ha 26 anni, pesa 58 kg ed è spagnolo. Forse la sua natura esile potrebbe spiegare come possa – così giovane – aver vinto le gare più estreme e polverizzato i più incredibili record. Forse una forte muscolatura montata su un telaio così leggero può spiegare cosa è arrivato a fare questo uomo timido e schivo, ormai un fenomeno mediatico nonostante dal vivo sia una persona riservata e interessata più a starsene su qualche vetta da solo piuttosto che in mezzo alla gente. È gentile e disponibile ma capisci che lui è fatto per scalare e andare oltre limiti inimmaginabili per molti.

Quante ne ha già fatte e quante ne potrà fare? Vincitore della Coppa del Mondo individuale di sci alpinismo (in inverno, quando non corre, scia) nel 2009, 2010 e 2012. Primo e più giovane vincitore non statunitense della mitica Western States. Vincitore della Zegama-Aizkorri mendi maratona dal 2007 al 2013. Campione mondiale di Skyrunner World Series, primo alla UTMB nel 2008, 2009 e 2011. Nel 2013 vince la Transvulcania Ultramaratón e batte il record di salita e discesa del Cervino detenuto da Bruno Brunod per molti anni. 

E parliamo solo di una parte di quello che ha fatto quest’uomo. 
Questa creatura non pare nemmeno umana, ma lo è, eccome.
Anche se non si è appassionati di running non si può non restare affascinati dall’eleganza della sua corsa e dall’agilità con cui scende le pendenze più impervie: plana sulla superficie delle montagna accarezzandola, come se la gravità non lo riguardasse. A detta di molti, in salita ha avversari, ma in discesa è semplicemente il più forte runner del mondo. Il migliore per eleganza ed efficacia del gesto. E il più dannatamente veloce.

RunLovers l’ha intervistato a Limone del Garda, in occasione della Advanced Week di Salomon e grazie a Slalom

Partiamo dall’inizio: quale è stato il primo paio di scarpe che hai avuto?

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Beh il primo non lo ricordo, avrò avuto 2 anni. Il primo da corsa… quando ho iniziato ad allenarmi avevo 12-13 anni, avevo una Salomon.

Una Salomon davvero? Incredibile. 

Sì davvero, quella gialla e nera, non ricordo il modello. Dopo ce ne sono state tante.

Quante scarpe consumi all’anno?

Eh tante (ride). Ne ho tante ma molte sono prototipi: provo diverse suole, diversi materiali. Alla fine non ne uso tante perché 6 mesi all’anno scio, poi d’estate ne uso 5 paia circa.

Ruoti le scarpe o usi sempre lo stesso modello?

Io sono molto contento con la Sense 3. Poi ne uso un modello più da montagna, più rinforzato per i percorsi più impegnativi.

È impressionante guadarti correre: quando scendi su pendenze incredibili o spicchi il volo, sembri un ballerino. 

È più difficile per chi mi segue eh, i cameraman sono veramente bravissimi.

Hai una tecnica molto particolare in discesa: è naturale per te o l’hai imparato da qualcuno?

La tecnica in discesa si impara fin da bambino: come mettere il piede, come prevedere come farlo soprattutto. Quando corro non guardo mai dove appoggiano i miei piedi ma guardo sempre avanti, dove appoggeranno. Così posso prevedere il tipo di terreno e di difficoltà e adeguare la tecnica (esattamente come un pilota da rally, n.d.r.). Faccio allenamenti specifici: io mi alleno in montagna e dopo che sei salito devi scendere, quindi ti abitui. Poi studio altri: ho guardato tanti video di Bruno Brunod, di Fulvio Dapit, Bonfanti. Correndo con loro alla fine impari.

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Per te correre in montagna significa libertà, Che cos’è allora non essere liberi? 

Essere lontani dai proprio valori. Una vita libera è una vita spesa nei propri valori, diversi per ognuno, ma è importante rispettarli.

È vero che mangi solo pizza e Nutella?

Nah, scherzavo.

Però mangi anche piante, radici, cose che trovi lungo il percorso.

Sì è vero: quando corro non mangio tanto, ma insomma, mangio un po’ di tutto. È importante variare no?

Non sei vegetariano?

No no, anche se mangio poca carne. Mia mamma è vegetariana e non me la fa mai, anche se vivo da solo da 10 anni ormai.

Quindi non segui una dieta?

No, nessuna dieta, Mangio quello che mi piace.

Ascolti musica quando ti alleni?

Certe volte sì. Quando c’è brutto tempo devo coprirmi e allora col cappuccio non riesco. Però l’ascolto: mi piace il rock, il punk, la musica catalana.

Ma facendo allenamenti lunghi non ti stufi?

Sì, dopo un po’ ti stufi. L’anno scorso in gara ho ascoltato un audiolibro, per cambiare un po’. Bello eh, però forse ho scelto quello sbagliato perché era sulla guerra afgana (ride).

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Ma in gara si può ascoltare musica?

Sì sì, nelle ultra si può. Nelle maratone no.

Ne hai mai corsa una?

No.

Ma non ti diverti, lo trovi noioso?

No, semplicemente non ho l’allenamento giusto per farlo.

Quindi non sai che tempi hai in maratona.

No, non saprei proprio.

Vedendo il tuo palmares sono quasi più i record che hai battuto delle gare (pur numerosissime) che hai vinto. Combatti contro te stesso o hai bisogno di un avversario per essere spinto?

Ne ho bisogno eccome. In montagna da solo vai tranquillo [tranquillo per lui è “Velocità iperspazio per molti di noi :)], guardi il paesaggio. In gara invece devo battere qualcuno e sono motivato.

Sul Cervino per esempio? Avevi Bruno in testa?

Sì, poi avevo i tempi da battere. Era tutto segnato, sapevo quando dovevo passare per quel punto o quell’altro. Era una gara alla fine.

Eri già salito sul Cervino per prepararti?

Sì, 10 volte. Anche con Bruno. Lui l’ha fatta 35 volte. La decima è stata quando ho battuto il record. È una montagna che devi conoscere bene prima di scalarla.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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