Il pianista maratoneta

All’inizio delle nostre Variazioni avevo scovato a Melbourne il tenore runner.

Italiano è invece Maurizio Baglini, il pianista-maratoneta che ho intervistato per voi.

Come e perché ha cominciato a correre? #corroperché 

Ho sempre praticato sport: da bambino nuotavo e la corsa già allora faceva parte dell’allenamento quotidiano. La passione deriva da mio padre che era un autentico appassionato, un hard runner. Come molti volevo tornare in forma, infine la maratona è diventata il mio obiettivo.

Perché correre una maratona? I tempi contano o l’obiettivo è un altro (tipo concluderla)?

La maratona è un simbolo, una distanza filosofica, con una storia millenaria che va da Fidippide a Dorando Pietri. I tempi non credo siano importanti per l’amatore. La mia personale filosofia è non finire al passo: sono lì per correre, non per camminare!

Da quanto tempo corre?

Mi alleno con più costanza da un paio d’anni. Correre per me è una sorta di dovere morale, anche se per un pianista è un problema correre la domenica… non per tutti è un giorno libero! Nel 2012 ho corso la maratona di Parigi e 8 mesi dopo quella Pisa. La prossima gara sarà la Cortina-Dobbiaco. Ho in programma le maratone di Berlino, Amsterdam e New York. New York è una sorta di fissa tra i runner, ma per me non è così importante; ad esempio quella di Roma mi pare una tra le più difficili ed interessanti. Ogni maratona è una sorta d’integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven suonate in ordine cronologico per 8 giorni di fila!

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Che relazione c’è tra suonare e correre?

Innanzitutto la pulsazione ritmica, il nucleo della musica classica, qualcosa di cui non so fare a meno. A volte purtroppo questo è visto da chi non corre come specie di droga o una dipendenza da guardare con sospetto. E poi ricercare il contatto con la natura, una relazione intima che si sente ad esempio in Brahms (nota è la sua passione per la montagna), Strauss e Beethoven.

Cosa insegna il pianoforte alla corsa, o viceversa?

La musica nella sua fisicità insegna alla corsa la capacità di sopportazione; come in concerto c’è la paura del pubblico, la tensione, a volte anche dei dolori fisici. La corsa è utile al pianoforte perché amplifica il cervello in un modo incredibile, fa riposare la mente e stimola il corpo in modo ben diverso dalla camminata.

Ascolta musica mentre corre?

Mentre corro cerco un equilibrio con me stesso. Correndo creo la mia musica, il ritmo, ascolto la musica del mio corpo. A volte memorizzo dei passaggi di ciò che sto studiando (funziona come un mantra, N.d.A.). Ma capisco benissimo chi corre ascoltando musica!

Quale compositore può avvicinare alla corsa?

Sicuramente Beethoven, perché il ritmo è la sua dimensione emotiva e artistica principale. Ma anche Brahms per quell’idillio percepibile in molte sue opere in cui traspare la pace con la natura.

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