La culona

Corro pacifica lungo il laghetto. Nel tratto iniziale sono tutta sola e canticchio senza pensieri. È la mattina di pausa-dalla-musica-classica.

A metà del lago ecco corrermi incontro un Krupika locale in versione bionda. Avanza a torso nudo, fa un cenno di saluto e sorride. Un’allucinazione da serotonina? Proseguo oltre.

L’aria è cristallina, la mattina tersa. Due innamorati cinesi si baciano sulla panchina, una signora dà pigramente da mangiare alle anatre, gridolini di bimbi arrivano dal parco giochi. Nessun segno di stanchezza nelle gambe.

Una pensionata legge un libro e il marito affianco a lei il giornale. I pescatori lanciano vigorosamente le lenze. Uno di loro osserva placido un’altra runner che lì per lì non avevo visto. A un tratto il pescatore guarda me, come chiedendosi: “La raggiungerà?”

Appare e scompare fra un albero e l’altro. Eccola, la minaccia di tutte le runners del mondo.

È lei: la culona.

Un mix fra lo sverniciatore e il podista reduce dagli anni ’80 con pantaloncino svolazzino, in versione femminile.

Perché questa corpulenta signorina, quinta (almeno) di reggiseno, mi si è parata davanti? La runner culona è una macchia viola che intravedo, qua e là, senza perdere mai del tutto di vista. Non è velocissima: su di me avrà un vantaggio di un minuto, un minuto e mezzo.

Mi aspetta una salita e se, in uno scatto di orgoglio, la superassi poi mi mancherebbe il fiato.

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I bambini smettono di giocare, la signora chiude il suo libro. II cielo si rannuvola. I pescatori scuotono la testa e, distintamente, pensano guardando prima me e poi lei, sempre più distante: “No, non ce la farà”.

“Lasciala stare, dai, non pensarci – mi dico – prima o poi rallenterà”. E invece niente: la culona è sempre lì davanti a me e io dietro che arranco. Tutto il fartlek del mondo non mi ha aiutata. Le allucinazioni si susseguono… è a tavola che si pappa un succulento spezzatino accompagnato da una birra fresca, si concede un dolce e subito, svelta, s’infila le mutandone di Bridget Jones e via a correre. Fiatone, stanchezza bestia.

All’improvviso, nei pressi del ponticello, come se niente fosse, svolta a destra e cambia strada.

Incredula, mi fermo. Non appena la “nemica” sparisce dal mio campo visivo negli auricolari parte questa canzone.

(credits immagine principale: ©iStockphoto.com/Mike_Kiev)

3 COMMENTI

  1. Rido come una pazza. Io sono una delle tante culone. Al momento in stop forzato da un incidente……. Ma quando correvo, e tornerò a farlo, era uno spasso questa situazione tipo……. Grazie delle grasse risate che mi hai fatto fare.

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