Avere una mentalità vincente

Una premessa.

Non avete sbagliato blog, qui è sempre RunLovers!

Dichiaro sin da ora le mie intenzioni di non belligeranza.

Non voglio rifilare a nessuno il pippolotto su come si fa a vincere una gara, né a fare i miliardi, né a diventare i più fighi sulla faccia della terra. Se ve lo potessi insegnare, probabilmente non sarei qui a scrivere.

Domenica ho avuto l’onore di sentire una persona che magari non è tra i più fighi, magari non ha nemmeno guadagnato i miliardi (ma onestamente … non m’interessa), ma sicuramente questa persona può dire di avere vinto tutto quello che c’era da vincere (ok, ha mancato solo l’oro olimpico). Per farla breve, ho assistito a una sessione di “leadership”, del CT Julio Velasco (non mi chiedete chi è, e se non lo sapete per favore, fate click qui o le mie mani si rifiuteranno di andare avanti).

Starete già pensando: “Ma che ci azzecca un coach di pallavolo, uno sport di squadra, con la corsa?”. Ecco, proprio qui vi volevo: una squadra non è forse composta da singoli individui? Infatti! Una squadra di pallavolo è come un’orchestra jazz: ogni elemento ha bisogno che gli sia riconosciuto il suo spazio per improvvisare, e dimostrare di saper fare ciò che sa. Poi viene il gruppo. (ehi, non è farina mia, ma del sacco di Julio).

Ma parliamo di pallavolo o di corsa? Di entrambe e di altro ancora!

La cosa più incredibile è che in realtà di tanti concetti sentiti, alcuni si applicano perfettamente sia allo sport di squadra, che alla corsa. Partiamo da un approccio generale, un concetto spiazzante nella sua banalità: bisogna darsi degli obiettivi ambiziosi ma raggiungibili. Perché tutti noi, sia nello sport che nella vita, abbiamo bisogno di procedere a piccoli passi. Cammino, fatico, arrivo al primo traguardo. Ok, me la sono sudata, d’accordo, ma intanto sono arrivata fino qui e da qui posso ripartire, andare oltre e migliorare. E quindi via di nuovo: stavolta corro, fatico, arrivo a un altro traguardo. E così via.

Tutti possiamo essere dei runner.  Basta darsi delle distanze raggiungibili, e di lì migliorarsi. Notare bene che questo concetto si applica a pennello anche al mondo lavorativo, e la cosa mi esalta ancora di più.

Raggiungiamo un obiettivo oppure, al contrario, falliamo. Può capitare! E allora riconosciamo di aver fatto bene, ma non mettiamoci al patibolo se falliamo. Individuiamo piuttosto le cause del fallimento, per fare meglio la volta dopo. E nel fallimento, signori e signore, per me ci cade il ritirarsi da una gara, il non terminare un allenamento, ma anche il non essere riusciti ad essere efficaci nei nostri rapporti interpersonali.

Anche qui il pensiero di Velasco mi ha fatto davvero aprire un ombrello di pensieri!

Come si fa ad avere una mentalità vincente?

Arrivando nel succo … Cos’è una mentalità vincente? In realtà è la somma di 3 aspetti, che siamo noi a governare:

  1. E’ un approccio alla realtà: ovvero leggere le cose come sono e non come dovrebbero essere (e qui ho provveduto a nascondere la mia lunga lista di “sì, ma…” sotto al tappeto, N.d.R.)
  2. Ottimismo
  3. Determinazione

Dopo aver sentito la lista, viene spontaneo fare la spunta, “ce l’ho, ce l’ho, mi manca …”.
Bene così: l’incontro con Velasco è davvero un prendersi, sbattersi per bene e cercare di ripigliarsi. Perché davvero viene da mettersi in discussione da una miriade di punti di vista, ma soprattutto, si è stimolati ad analizzarsi, capirsi, fare meglio. Viene spontaneo riflettere sugli alibi che ci creiamo per giustificarci, ma anche gasarsi a bestia perché ti senti dire che tutto quello che devi fare è vincere i tuoi limiti, i tuoi difetti e le difficoltà.

Mi accorgo che riportare qui quanto ascoltato così “rapita”, sminuisce parecchio il valore di quanto sentito soprattutto se raccontato da quest’uomo carismatico, ma una dose mensile di Velasco ci starebbe, per tutti: sia per un maratoneta, che per un pallavolista, che prima di affrontare una normale giornata di lavoro.

Riassumendo.

Mi verrebbe quasi da dire “più Velasco per tutti” e invece preferisco condividere con voi una delle frasi che mi motiverà di più in assoluto:

“Possiamo perdere ma non mollare, soffrire ma non subire.”

PS: Terminato di scrivere questo articolo, riflettevo su come certi personaggi, come Pietro Trabucchi o Julio Velasco, riescono davvero a “svoltarti” umanamente. Scatenano quei piccoli movimenti interiori che in passato diedero vita ai grandi movimenti culturali. Auguro davvero a tutti di poter sentire almeno una volta nella vita persone così. Sicura che dopo andremo tutti più forte, più lontano, più sereni: perché saremo più positivi soprattutto verso noi stessi.

 

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