Il sesso forte

Cosa hanno in comune Chrissie Wellington, Lindsey Vonn, Ye Shiwen e Serena Williams? Sì, certo, sono donne e sono campionesse ma soprattutto nella loro carriera hanno mandato in archivio prestazioni straordinarie, stracciando letteralmente la concorrenza del loro stesso sesso e arrivando a insidiare le primissime posizioni nelle stesse discipline in campo maschile.

Le differenze prestazionali in campo sportivo stanno scomparendo fra uomini e donne?

La Wellington nel 2011 all’Ironman challenge Roth è arrivata quinta assoluta (!) e con il solo vincitore a fare meglio di lei nella maratona. Pochi mesi prima, in Sudafrica era stata la più veloce di tutti sempre nella maratona (dopo quasi 4km a nuoto e 180km in bicicletta) chiudendo i 42km in 2h52’54”.

Lindsey Vonn, campionissima dello sci alpino, domina così tanto in discesa libera, la sua disciplina “nativa”, da aver chiesto alla Federazione Internazionale di Sci la possibilità di partecipare a una discesa maschile. Ancora non ci è riuscita ma il distacco dal primo maschio è valutato in circa 5”, su 2’ di gara, veramente poco.

La 16enne cinese Ye Shiwen alle Olimpiadi di Londra si è aggiudicata l’oro nei 400 misti nuotando gli ultimi 50 metri della frazione stile libero quasi due decimi più velocemente di Ryan Lochte nella gara che gli è valsa la vittoria olimpica e ben 8 decimi più veloce del supercampione Michel Phelps. Al netto dei dubbi su qualche “aiutino” di cui si sarebbe servita (qualcuno nella federazione americana ha parlato di doping genetico), spazzati via dalla WADA (l’agenzia mondiale anti doping), resta una prestazione mostruosa che di fatto sancisce la parità dei sessi nello sport.

E ancora, Serena Williams, dominatrice incontrastata nel tennis, che in tanti vorrebbero vedere giocare contro i suoi colleghi maschi ma anche, guardando nel nostro piccolo e magari a livello amatoriale, tante donne che sono più veloci di molti maschietti. Persino nella redazione di RL non mancano gli esempi in tal senso!

C’è la scienza, e poi ci sono la determinazione e la motivazione.

La scienza medica dice che non ci dovrebbe essere partita. Cuore più piccolo per una VO2 max, indice di potenza aerobica, inferiore agli uomini del 20%, meno globuli rossi (-6%) e meno emoglobina (-15%). Più piccoli e quindi meno efficienti anche torace e polmoni. Eppure assistiamo a risultati eclatanti, e si moltiplicano i casi in cui le donne raggiungono prestazioni migliori. Forse – al di là della fisiologia e dei numeri – il punto è che non è solo una questione fisica. Come noi runner\triatleti sappiamo bene molto spesso anche in condizioni “impossibili” a portarci al traguardo non sono cuore, polmoni e gambe bensì la nostra testa. Atteggiamento positivo, capacità di sopportare la sofferenza, voglia di superare i propri limiti, evidentemente aggiungono qualcosa e per fortuna lasciano spazio a tutti per sognare un po’, anche se la natura non li ha dotati del corredo meccanico più performante.

Lo sport tradizionalmente divide i sessi. Eppure proprio da qui potrebbe nascere la perfetta eguaglianza.

Insomma, in un mondo dove quotidianamente leggiamo di donne discriminate, maltrattate o peggio, ancora una volta lo sport può rappresentare il terreno in cui cominciare a costruire una società migliore, dove nessuno debba rivendicare nulla, perché l’eguaglianza nella dignità è un dato di fatto e non una rivendicazione. E il merito, poi, sicuramente non una questione di sesso.

 

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