Emil Zatopek – La locomotiva umana

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Giacomo Gobbo (detto Jack Lucarelli): di giorno veste i panni di un comune impiegato del catasto (o qualcosa del genere), uscito dal luogo di lavoro si cambia all'interno di una cabina telefonica e veste i panni di un Runner. L'avvento dei cellulari gli ha complicato enormemente la vita in quanto non trova più cabine all'interno delle quali cambiarsi. E i parcheggi delle aree di servizio sono luoghi per scambisti quindi l'operazione risulta essere altamente pericolosa. Ogni tanto parte in missione per conto di diomede, suo vicino di casa, e va a correre maratone e gare di trail di lunghezza spropositata. Ha un'insana passione per le storie sulla corsa e tende a riproporle, anche qui dentro, conciliando il sonno del pubblico.

Tempo di lettura: 3 minutiL’atletica leggera è comunemente definita come la regina dei giochi olimpici estivi, il massimo evento globale in termini di sport. All’interno di questa disciplina molteplici sono le prove che raccolgono l’attenzione degli spettatori ed alcune vivono di un prestigio particolare che raggiunge il proprio culmine proprio in occasione dei giochi olimpici. E’ così per la finale dei 100 metri ma è così anche per le gare di fondo, i 5000, i 10000 ed ovviamente la Maratona. Pochi privilegiati hanno la fortuna di riuscire a vincere una di queste gare. Ancora più rari sono quelli in grado di centrare la doppietta cinque e dieci mila; ma solo uno è riuscito addirittura a vincere tutte e tre queste competizioni. Emil Zatopek.

Le prime corse e i primi successi

Nato nel 1922, in un paesino dell’allora Cecoslovacchia, Zatopek crebbe in una famiglia numerosa e non certo agiata. Fin da giovane intraprese vari lavori facendo anche il calzolaio, proprio come suo padre. Fu proprio mentre svolgeva questa mansione che gli eventi diedero il via  alla sua carriera di corridore. Zatopek lavorava alla Bata, una grande azienda che opera ancora oggi nel mercato delle calzature. Un bel giorno venne organizzata una corsa podistica tra quattro ragazzi che lavoravano nella fabbrica. Il giovane Emil era uno dei prescelti ma la sua reazione fu tutt’altro che entusiasta. Zatopek, infatti, protestò dicendo che si sentiva debole e che non sarebbe stato in grado di gareggiare. Non fece in tempo a terminare la protesta che fu inviato dal medico per una visita di controllo. Il responso fu chiaro e inappellabile, una forma perfetta, poteva anzi doveva correre. E così fu. Zatopek si schierò al via e prese parte alla corsa senza grandi motivazioni ma nonostante il suo scarso impegno finì secondo. Il risultato, così inaspettato e così gratificante, gli fece capire che competere era bello ed ancor più bello era vincere. Da quel momento in poi gli sforzi di Zatopek, oltre alla fabbrica, vennero convogliati nella corsa cui dedicava il tempo libero una volta tornato dal lavoro. Le cose divennero più semplici quando entrò in accademia diventando un militare professionista. Qui ebbe tutto il tempo di cui aveva bisogno per allenarsi e, ovviamente, migliorare.

La consacrazione e l’impresa

Il talento di Zatopek divenne noto al grande pubblico in occasione delle olimpiadi di Londra del 1948 dove vinse i 10000 metri piani ed arrivò secondo nei 5000. Gli anni seguenti lo videro migliorare il record del mondo in entrambe le discipline arrivando a presentarsi con i favori del pronostico all’edizione successiva dei giochi, quella di Helsinki 1952. Come pronosticato, Zatopek vinse l’oro sia nei 5000 che nei 10000 compiendo così una grandissima impresa. Ma fu solo alla vigilia della maratona che l’impresa divenne leggenda. Zatopek non aveva mai corso una maratona in vita sua, vantava però tempi stratosferici sia sui 20 che sui 30 km (detenendo il record del mondo anche in queste discipline), decise così di prendere parte alla competizione.
Non avendo mai corso la distanza la sua tattica fu piuttosto semplice, individuò il più forte (il detentore del primato mondiale di Maratona, l’inglese Jim Peters), e gli si incollò correndo fianco a fianco con lui. Peters, pensando di sfiancare l’avversario, impose fin da subito un ritmo molto elevato. Il risultato fu che il britannico non riuscì a terminare la gara consentendo a Zatopek di entrare nello stadio di Helsinki in perfetta solitudine e di raccogliere così il suo terzo oro olimpico.

La leggenda della locomotiva umana

Con questa impresa, l’atleta cecoslovacco, entrò di diritto nella leggenda. La sua impresa fece il giro del mondo e l’atleta venne soprannominato La locomotiva umana sia per il suo clamoroso risultato sia (pare) per la caratteristica di sbuffare rumorosamente durante la corsa.
Ma poco importa, da quel momento in poi Emil Zatopek divenne una leggenda ed è a lui che dobbiamo la famosa frase che ogni maratoneta, o aspirante tale, ha letto almeno una volta nella sua vita:
Se desideri vincere qualcosa puoi correre i 100 metri. Se vuoi goderti una vera esperienza corri una maratona.

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