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MOLLO TUTTO. POI TORNO

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Mi concentro. Guardo il pendolo. Chiudo gli occhi. Torno indietro nel tempo, a quando non era ancora successo nulla. A quando pochi mesi fa correvo: quando volevo, dove volevo, forse anche un po’ troppo.

Incastravo allenamenti alle 6.00 di mattina, grattavo via ore di tempo libero nei week end per fare i lunghi di 20km e mi giravano anche abbastanza quando mi si faceva l’appunto “che palle, che devi sempre andare a correre!”

E avevo un sogno: nel 2013 correre la maratona in meno di 3h 16’ 49’’. Magari anche la mezza maratona in meno di 1h 30’ 08’’. Sogni ambiziosi, certo, ma mi hanno insegnato che i sogni per essere chiamati tali, bisogna sempre metterli sul gradino più alto della scala.

Riapro gli occhi, perché di fatto tutte queste cose non sono più possibili. O almeno non nel breve periodo. Forse perché, come dice il mio fisioterapista, sono “particolarmente sfortunata”? Non credo.

Infortunarsi la caviglia così tanto (e per 2 volte!) nel giro di 3 mesi, effettivamente, ha di che essere patentato come “sfiga fotonica” come dico io. Ma in realtà sono molto realista. Mi piace quello che mi ripete il mio coach: “Ehhhh, cosa vuoi, fa parte del gioco!” – Ok, il mio coach aggiunge anche “Era meglio se te li rompevi quei legamenti, almeno te li operavi e via”.

Un po’ l’ho pensato anche io. In realtà in questi giorni ho pensato a tante cose e … ebbene sì, in un momento di esasperazione/autocommiserazione, ho pensato che probabilmente dovevo appendere le scarpe (da corsa e da cross), al chiodo.

Pensavo che alla fine il mio rapporto con la corsa mi ricordava molto certi rapporti disperati, certe relazioni sentimentali. Ti capita di stare insieme con un tipo da un po’, facciamo 2 anni (che è da quanto tempo corro seriamente); ok, diciamo che ti ritrovi particolarmente cotta del tizio in questione. Però, ad un certo punto CRACK – le strade si dividono, cambia qualcosa e “ciao”, lui non ne vuole più sapere. La ragazza, inizialmente non vuole capire, si rifiuta di accettare che lui non la vuole più. Poi, quel barlume di razionalità, sotto spoglie di Grillo Parlante, inizia a farsi spazio e arriva a farle capire che le cose stanno proprio così: amara verità, ma non ti vuole più bene. Di solito arrivano anche quelle belle frasi di merda, che però a me fanno sempre molto ridere, tipo: “Sai, non è che non ti voglio più bene, ma le cose sono cambiate e … non ti amo più.” E allora si prende coraggio (perché di solito l’altro tentenna dopo la frase ad effetto, o meglio, aspetta che come nella Bibbia arrivi il mare e inghiotta tutti) e ci si sente pronunciare la fatidica frase: “Allora è meglio per entrambi che le nostre strade si dividano” [e poi lacrime, disperazione, fazzoletti neri in testa e lutto nazionale per mesi, musica di Love Story che parte in sottofondo].

Ecco, io mi sono ritrovata un po’ a pensare questo: sai che c’è cara la mia corsa, non mi vuoi? Non sei più innamorata di me anche se io lo sono? Benissimo. Aspettiamo che il mare inghiotta entrambe. Anzi no, te lo dico io: io vado per la mia strada, per il mio altro sport (anche se non so quale) e tu te ne vai a sedurre qualche altra con le caviglie sane. Se vuoi ogni tanto ci pigliamo un caffè, io mi faccio una sgambatina, ma niente più rapporti impegnativi.

Poi ci ho rimuginato un po’ sopra e avrò altri 2 mesi di terapie e riabilitazione per pensarci meglio.

Mi sono ricordata che avevo messo 2 sogni, lì sullo scalino più in alto.  E’ un casino andarli a prendere nel 2013, ma se non arriva qualche bastardo a scuotere la scala, magari ci posso provare nel 2014. Dovrò convincere la corsa a stare insieme a me. O forse io a stare insieme a lei. In fondo i sogni ci fanno sentire vivi.

(©iStockphoto.com/malerapaso)

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