Ciascuno ha il proprio gorilla

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Sono Paolo Barbera, professione allenatore di triathlon. Lo sport che prevede il confronto su tre diverse discipline (nuoto, ciclismo e corsa) che si sviluppano senza pausa tra una e l’altra.
Nel corso degli anni mi sono specializzato sulle lunghe distanze. Il mio compito è quello di supportare le persone che desiderano fare un ironman per la prima volta o migliorare la prestazione.

Per chi non lo sapesse, l’ironman è la massima distanza del triathlon e prevede in successione senza soste 3,8 km di nuoto, 180 km in bici e poi la maratona di corsa, 42,2 km per un totale di 226 km da fare tutti di fila.

La preparazione è a 360 gradi e riguarda l’allenamento fisico, psicologico e, in parte, anche tutto il campo dell’alimentazione – sia per quello che riguarda il quotidiano che l’integrazione durante allenamento e gara.

La storia che ti voglio raccontare ha bisogno di un breve prologo che aiuterà a comprendere meglio il contesto in cui tutto è avvenuto

Eravamo nell’estate del 2014 e, come capita spesso nella mia vita professionale, si presentò nel mio studio una persona distinta, desiderosa di condividere con me il suo progetto. Aveva 45 anni e un po’ di attività sportiva a livello amatoriale nel passato ma niente di più.

“Buon giorno, mi chiamo Vito e vorrei fare un ironman. Ho chiesto informazioni su chi potesse seguirmi e mi hanno consigliato di venire da lei”.

“Bene, da che tipo di esperienza partiamo?” Gli risposi convinto che fosse venuto nel posto giusto.

La risposta era stata precisa e sintetica: “Il nuoto a dire il vero non mi è mai piaciuto e in bicicletta ho iniziato da poco. Ho più esperienza nella corsa dove ho già terminato alcune maratone”.

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Accettai la sfida. Trattandosi di un progetto molto impegnativo, proposi un orizzonte temporale di almeno due anni.

E così siamo partiti. Dopo 2 anni di allenamento comprensivi di maratone, gran fondo in bici e 5 mezzi ironman arrivammo al gran giorno. Come da lui richiesto, lo accompagnai personalmente in tutta la gara.

Agosto 2016

Ironman Kalmar in Svezia. La gara l’aveva scelta lui perché era compatibile con le sue vacanze estive e i vari impegni familiari e lavorativi. Si tratta di una gara lunga, per definizione, ma tecnicamente non difficile. Unica mia perplessità la temperatura dell’acqua del mare. In Svezia è fredda anche ad agosto e per chi non è veloce nel nuoto può essere un ostacolo.

Partimmo dall’italia pieni di entusiasmo con temperature medie vicine ai 35 gradi e ci ritrovammo immersi in un clima “fresco” e umido. Trovammo 2 giorni di pioggia battente che ci impedì di andare a visionare i percorsi e provare tutto il materiale (bici, muta etc).

Il giorno della gara.

Sveglia alle 3:50 per essere pronti per la colazione. Alle 4 puntuale ero seduto nella sala ristorante dell’albergo e cominciai a mangiare.

4:10: il mio “ragazzo” non era ancora arrivato. Corsi in camera sua per chiamarlo. Dopo una notte insonne si era addormentato. Niente di grave. Avevamo comunque molto margine. Si vestì rapidamente e mi raggiunse.

Alle 6:00 eravamo sul campo gara per gli ultimi preparativi. Preparammo tutto il necessario per l’integrazione in gara: borracce, gel, barrette e tutto quello che può servire durante queste lunghe giornate.

La sua tensione era evidente. Quando gli atleti mi guardano alla ricerca di certezze prima della partenza, gli dico spesso questa frase per stemperare la tensione:

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“Devi essere contento perché oggi farai per tutta la giornata quello che ti piace di più in assoluto. Potrai fare sport dalla mattina alla sera”. (Non funziona quasi mai ma almeno suscita due risate)

Ore 7:00: pronti a partire. Il più grosso ostacolo era il nuoto. Uno sport che non lo hai mai appassionato e dove ha fatto più fatica a migliorare.

In un ironman la frazione di nuoto è quella più corta ma può avere dei risvolti importanti dal punto di vista fisico ed energetico.

Così è stato. Forse peggio. Mar baltico. Temperatura dell’acqua: 15°C. Un’ora e quarantacinque di nuoto. All’uscita Vito era viola, visibilmente congelato e ovviamente il grosso del gruppo era già in bici da un pezzo. Partimmo velocemente ma già dopo pochi chilometri mi resi conto che non riusciva a tenere il passo previsto.

Lo affiancai e gli chiesi:

“come stai? Come girano le gambe?” (in realtà sapevo la risposta, avevo solo bisogno di stimolarlo).

“Paolo! Le gambe sono bloccate e i piedi assiderati”.

Era quello che temevo ma non avevamo tempo da perdere e dovevamo affrontare con determinazione il resto della gara.

“Dai, non preoccuparti segui il mio ritmo e vedrai che con il passare dei chilometri le gambe si scalderanno”, gli dissi.

Passarono 4 ore e dopo 120 km fu lui ad affiancarmi:

“Paolo sono davvero stanco, come faremo dopo a correre la maratona?”.

“Vito ma cosa c’entra la maratona? abbiamo ancora 60 km da fare in bici. Pensiamo a pedalare bene adesso. Della maratona ce ne occuperemo tra due ore”. Avevo bisogno che si concentrasse sul “qui” e “adesso”.

Dopo 6 ore e mezzo in sella, i 180 km di bici finirono.

Il Cambio fu veloce, lasciata la bici, via il casco e indossate le scarpette per iniziare a correre. La sua frazione migliore.

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Durante il cambio evitai il suo sguardo per non dargli tempo di pensare. Dovevamo correre!

Ci inserimmo nel percorso maratona. Il primo chilometro come sempre andò via veloce. Ma, usciti dal centro del paese pieno di folla e di incoraggiamenti, si va verso la periferia. Lui era molto stanco, me ne resi subito conto. Vedevo nei suoi occhi il timore di non farcela dopo questi due anni di sacrifici. Ma ero sicuro che ce l’avremmo fatta. A costo di trascinarlo fino all’arrivo.

Proprio in questa situazione ci fu un episodio che mi avrebbe segnato.

Correndo verso il bosco, su una pista ciclabile abbastanza desolata, vidi da lontano un cartello bianco appoggiato a terra con un disegno. Non si distingueva. Man mano che mi avvicinavo arrivai a riconoscere il disegno di un gorilla e una scritta accanto. Solo da molto vicino riuscì a leggere. In inglese recitava così:

Fare l’ironman è come combattere con un gorilla

“E allora?”. Mi domandai. Cosa vuol dire? Che senso ha? A cosa serve?

Quando sei provato a livello fisico e mentale, sei sicuramente più sensibile e quel cartello mi aveva innervosito.

Continuai a correre. Mancavano ancora 36 km alla fine. Inutile soffermarsi.

Dopo un po’, vidi lontano un cartello uguale. Almeno così pensai.

Come prima avvicinandomi riconobbi il gorilla. Però la scritta era diversa:

Non puoi fermarti quando sei stanco”.

Allora mi resi conto che era una sequenza, una storia. Non finiva con il primo cartello!

Questo pensiero suscitò la mia curiosità e mi rese più tranquillo. Non so ancora oggi il motivo.

Nessuno stupore quando vidi in lontananza il terzo cartello. Il primo istinto fu quello di accelerare ma non potevo. Dovevo tenere un ritmo costante per non affaticare troppo il mio compagno di viaggio che seguiva in silenzio.

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Ecco il terzo gorilla e la frase conclusiva:

Puoi fermarti quando è il gorilla ad essere stanco”.

“Mi Piace!!!” pensai dentro di me. Dalla sensazione di fastidio del primo cartello alla carica finale per una frase che mi aveva dato una forte motivazione.

Affianco Vito commentando le frasi e gli dico:

“Oggi faremo proprio così. Finiremo il nostro ironman e non ci fermeremo se non dopo aver tagliato il traguardo. Sarà il gorilla che si stancherà prima di noi!!!”

Così portammo a termine la nostra gara. Addirittura con un tempo finale migliore delle nostre aspettative anche se con un costo fisico e mentale che difficilmente dimenticheremo.

Le difficoltà incontrate in gara, anche se in gran parte prevedibili, mi avevano messo a dura prova.

Dopo questo episodio il gorilla è entrato a far parte della mia vita. Ogni difficoltà, ostacolo diventa il gorilla da combattere e da sfiancare fino a stancarlo. Anche a livello professionale dopo questa esperienza ho cambiato il mio approccio. Mi sono reso conto che insieme alla parte di allenamento, di integrazione alimentare è altrettanto importante aiutare i miei atleti a trovare il loro gorilla. Quella leva, quella forza, quella determinazione che li aiuta ogni giorno a raggiungere i loro obiettivi. Nello sport e a volte nella vita.

E mi raccomando non dite a nessuno che mi sono tatuato un gorilla molto arrabbiato su un braccio perché durante un ironman ho visto il suo disegno su un cartone correndo in un bosco…

 

(Credits immagine principale: onlyfabrizio on DepositPhotos.com)

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Paolo Barbera è coach e atleta. Ormai si è perso il conto sia degli Ironman a cui ha partecipato che di quelli in cui ha gareggiato accompagnando i suoi atleti passo dopo passo. Allena sia online che presso Tri60, la struttura che ha fondato con un concept innovativo: una palestra dove si possa allenare interamente il triathlon grazie ai supporti più innovativi. Paolo va forte, in ogni senso!