Sto preparando una maratona a cui non sono iscritta

Trovare stimoli nuovi, anche grazie a un coach

Pubblichiamo questa bella riflessione della nostra amica Laura e del suo percorso per ritrovare gli stimoli e godersi il viaggio di preparazione a una maratona. Anche grazie a un coach.

Sì, lo so fa un po’ ridere. Di solito, quando si decide di preparare una gara, la prima cosa che si fa è l’iscrizione e io non l’ho ancora fatto, anche se, ovviamente, quella gara è il mio obiettivo e la sua data è ben fissata nella mia mente.

C’è una cosa che suonerà ancora più bizzarra: per preparare questa maratona che ancora sulla carta non esiste, per la prima volta nella mia vita da runner, ho deciso di affidarmi ad un coach.

E ora dirò la frase più folle del secolo: se la maratona che sto preparando in maniera abbastanza seria verrà per qualsiasi motivo cancellata, non me la prenderò più di tanto. Non lo dico per fare colpo, lo penso veramente.

Non essendo una pazza, ovviamente, ci sono delle ragioni per ciascuna delle assurdità, o presunte tali, che ho appena scritto e altrettante ragioni per cui mi sento di condividerle.

L’8 marzo 2020 sarei dovuta essere in Giappone, a Nagoya, a correre una maratona che avevo preparato e soprattutto sognato tantissimo. Sembra una vita fa ora, ma sono passati solo due anni: i due anni più lunghi di sempre, quelli che hanno cambiato la vita di tutti noi.

Quel giorno, anziché essere in Giappone, ho fatto la mia ultima corsa sapendo che il giorno dopo mi sarei dovuta chiudere in casa, inconsapevole del fatto che questo confinamento sociale sarebbe durato due mesi. Due mesi senza correre, durante i quali, dopo un momento di crisi d’astinenza iniziale, ho imparato a vivere anche senza la corsa.

La corsa è la mia più cara amica ma io, fino a quel giorno, di amici, colleghi, conoscenti, …, ne vedevo tanti, tutti i giorni. Poi più nulla. Solo la solitudine e l’impossibilità di avere contatti umani se non tramite un cellulare o un pc.

Un paio di mesi dopo, passata l’emergenza sanitaria, o almeno si pensava fosse così, è stato comunicato che si poteva tornare a uscire e, quindi, anche a correre. Addirittura, si poteva correre anche senza mascherina. Che notizia stupenda.

Mi sono ritrovata da sola, a cercare percorsi poco battuti per evitare le persone che andavano a passeggiare sulle piste ciclopedonali, nei parchi, ovunque, e la possibilità di essere contagiata per un po’ di sport all’aria aperta. Quindi, eccomi lentissima e affaticata a corricchiare per le vie più brutte di Milano.

Ovviamente, in quel momento, la felicità di poter rivedere il sole era talmente grande e la speranza che la situazione fosse quasi risolta così di conforto, che l’umore era alle stelle.

Purtroppo però, è bastato poco per rendermi conto che il mio modo di vivere la corsa era cambiato e, a distanza di due anni, posso anche sostenere che non è ancora tornato a essere quel che era prima della pandemia.

La domenica significava sempre, ma proprio sempre, correre in compagnia: tapasciate, gare, trasferte, allenamenti collettivi. Correre è sempre stata una buona scusa per fare un viaggio, o semplicemente muovermi da Milano per correre nel verde almeno un giorno alla settimana, per stare in compagnia, per fare una gara e stare fuori a pranzo con gli amici. Avevo l’agenda piena per mesi e l’unico dubbio era “E se dovessi mai infortunarmi, poi cosa faccio?”.

Tra alti e bassi, siamo ancora in un momento molto delicato e purtroppo le tapasciate sono molto difficili da organizzare, alcune gare vengono cancellate, anche con poco preavviso, i grandi gruppi di allenamento intimoriscono un po’, uscire a pranzo dopo una gara senza la possibilità di fare una doccia è possibile, ma non esattamente l’ideale, soprattutto per chi ci sta accanto.

Quindi, riassumendo, si può correre, ma l’aspetto sociale della corsa è radicalmente cambiato, anzi, è stato molto limitato.

Personalmente, negli ultimi mesi, ho sempre aspettato fino ai giorni appena prima della chiusura delle iscrizioni per iscrivermi a una gara: se qualche euro di differenza per il pettorale non mi cambiano molto la vita, avere iscrizioni per tutto il 2023, in caso di annullamenti di gare, potrebbe essere un problema visto che non so ancora quali programmi vorrò avere.

Avere degli obiettivi però, mi aiuta ad uscire a correre. Non che non abbia voglia di correre: se avessi tempo ed energie sufficienti, uscirei a correre anche tutti i giorni, ma durante queste giornate ancora invernali, quante scuse si possono trovare per stare serenamente a casa al caldo?

Non è solo il clima il nemico del momento: le giornate passate davanti al pc, magari a casa visto che è più sicuro di un ufficio condiviso, le conversazioni che sembrano portare sempre al tema del momento, il Covid, il desiderio di tornare a fare alcune attività in presenza e il pensiero contrastante di autotutela visto che per me sarebbe impossibile stare chiusa in casa per giorni per il lavoro che faccio, la voglia di fare tante cose, come feste, viaggi e molto altro, ma l’idea che non le vivrei serenamente come facevo un tempo, mi hanno davvero svuotata. Appiattita. Stufata.

A volte devo un po’ combattere con me stessa per obbligarmi a fare delle cose “normali”.

E qui entra in gioco il coach: è diventato il mio stimolo principale per uscire a fare un allenamento, a volte anche pesante, in quei giorni in cui non ne avrei proprio voglia. Oltre a questo, mi sta facendo apprezzare tantissimo un percorso, indipendentemente dalla meta finale.

Quindi, a conti fatti, la preparazione della mia forse-maratona è una grande strategia per uscire psicologicamente da un momento particolarmente difficile: mi stacca dal pc che è diventato la mia tana, mi obbliga ad uscire di casa e correre nelle giornate invernali, mi sta insegnando che anche la preparazione è una bellissima esperienza.

Come sempre, nella vita, anche dai brutti momenti si può trarre qualche insegnamento e nelle difficoltà la forza per trovare delle soluzioni ai problemi.

 

(Credits immagine principale: lightpoet on DepositPhotos.com)

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1 COMMENT

  1. Come darti torto.
    Le sensazioni sono quelle,per tutti,la più grande difficoltà nel ripartire è principalmente psicologica,più che fisica.
    La speranza è che questo 2022 segni un punto di svolta,per lo sport e anche per la vita di tutti i giorni.
    La voglia di tornare a gareggiare,di respirare quella sana voglia di mettersi alla prova e condividerla con qualcuno che ha la tua stessa passione,è quello che,nonostante tutto,ci spinge ancora ad indossare un paio di scarpe e correre,lontano dalle sofferenze e dalle privazioni che tutti abbiamo patito nella pandemia.

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