rabbit – strada, sentieri e ufficio

Se le T-shirt ormai si portano in ufficio, perché non portare una camicia per correre? C'ha pensato il brand Rabbit, che non fa solo quelle

La verità è che ho all’attivo innumerevoli chat in cui chiacchiero amabilmente e senza vergogna di brand e prodotti dei quali noi runner fashion victim non possiamo fare a meno. E se spesso sono io a segnalarli agli altri (così come in questa rubrica) questo è invece il caso di un brand che non conoscevo e che mi è stato segnalato in una di queste chat esclusive: diamo quindi a Cesare quel che è di Cesare (chiaramente un nome fittizio per proteggere la privacy dei partecipanti alla chat).

Rabbit nasce dall’idea e dall’esperienza di due donne (Monica e Jill): come tutti i brand che ci piacciono assai anche in questo caso le fondatrici sono prima di tutto due runner. Un team naturalmente può essere composto da persone qualificate, ma la filosofia del brand, quel guizzo in più che fa la differenza, lo mette sempre il fondatore: e se il fondatore non è il primo a essere un runner allora avremo solo l’ennesima azienda che vende prodotti di running senz’anima. Il che è più che lecito ma difficilmente troverà posto per una recensione qui su Cose Preziose.

Rabbit come spesso in inglese viene definito il pacer, quello che noi chiamiamo lepre. Ma onestamente il mio primo pensiero è andato al bianconiglio e ad Alice che lo segue a perdifiato nel Paese delle Meraviglie.

I prodotti sono belli. Tutti. Le differenti grafiche sono declinate con intelligenza da un prodotto all’altro, rivelando l’appartenenza a un unico ecosistema senza apparire noiosamente tutti uguali tra loro. Le varie collezioni sono molto differenti una dall’altra: se da un lato questo è un punto a sfavore della riconoscibilità del brand, dall’altro fa sì che troverai sicuramente qualcosa di tuo gradimento. E se non trovi nulla che ti piaccia forse devi arrenderti al fatto che hai un pessimo gusto!

Al momento la mia collezione preferita è la PR (Personal Record? Pro Rabbit? Primaopoi aRrivo?) 2022. Un po’ perché con la palette colori scelta è difficile fare male, un po’ perché invece proprio con questa palette colori era facile stare sul “bello ma banale”. Ed è qui che il graphic designer che condivide l’affitto del mio corpo apprezza invece l’uso sapiente delle diagonali, dell’asimmetria e dei pattern.

Ma veniamo alla chicca, per la quale non avevo dubbi che Martino avrebbe stravisto: la camicia da running. Anzi, da trail running.

Chi lo dice che la camicia deve essere appannaggio del lavoro d’ufficio? Dopo aver sdoganato sneaker e t-shirt in ambito lavorativo è giunto finalmente il momento di fare il contrario. Ok, forse non è il capo migliore per una ultramaratona, ma per un’uscita breve – una di quelle senza zaino, che poi mi rovina l’outfit – io ci farei un pensiero.

Purtroppo il negozio più vicino a noi è in uno sperduto paesello al confine tra Germania e Francia, meno male che c’è lo shop online: i prezzi – una volta tanto – sono assolutamente abbordabili e onesti per la qualità offerta.

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