Quanto bisogna correre

Ci sono fondamentalmente due modi di allenarsi: con o senza tabella (o programma).
Chi usa il primo metodo generalmente si sta preparando a una gara e segue quindi un programma trovato in rete (magari qui, no?) o prestato da qualcuno oppure – scelta consigliata – personalizzato da un coach. Queste persone hanno una missione: prepararsi per qualcosa, ed è per questo che trovano motivazione nella costruzione della prestazione e nella costanza proprio grazie al fine che si sono prefisse.

Poi ci sono quelli che corrono senza un fine particolare, o meglio: senza un fine che richieda un programma particolare. Di quale fine parlo? In verità di più di uno, partendo dal più comune, e cioè perdere peso, per arrivare alla volontà di ritagliarsi un tempo molto personale e solitario, fino alla pura meditazione. Questo articolo parla a loro.

Correre senza motivo

Se corri senza motivo è più difficile trovare la motivazione. Specie appena hai iniziato a farlo e nonostante i repentini miglioramenti, la corsa rimane per un po’ un’attività anomala se nella vita hai sempre fatto altro, specie se questo altro prevedeva un divano e te sopra.

All’inizio insomma, correre non è proprio la cosa più naturale che ti viene da fare. In questa fase che io chiamo di “adattamento” o “di costruzione dell’abitudine” è inevitabile sforzarsi un po’ più dell’usuale per portare il proprio corpo e la propria mente ad accogliere qualcosa a cui non sono abituati. È questo il momento in cui non bisogna mai smettere, sostenendo la motivazione con un atto di fede: servirà, ebbene sì, correre servirà e diventerà qualcosa di piacevole e a cui difficilmente rinuncerai.

Per favore, non smettere

È in questo frangente che si sviluppa quello che definisco il “circolo vizioso-virtuoso” ossia una condizione di dipendenza che produce risultati positivi, al contrario di altre dipendenze che hanno quasi sempre conseguenze negative.
Il circolo vizioso-virtuoso ha le stesse caratteristiche del circolo vizioso ma ha conseguenze decisamente migliori, tipo fare molto bene.

Stato di grazia

Come ti accorgi quando sei “vittima” del circolo vizioso-virtuoso? È molto semplice: quando correre non ti pesa più e, anzi, lo ricerchi come un’esperienza che vuoi vivere perché sai che ti fa bene. Sei entrato nella fase virtuosa del ciclo e quello che di positivo ne trai supera di gran lunga gli aspetti negativi. Che poi, di che aspetti negativi parliamo? Un po’ di gambe indolenzite? Non saranno mica questi i problemi che ti fanno desistere.

Ora non ti resta che imparare ad amare e a tenere in funzione questo miracoloso circolo. Una volta avviato non puoi pensare che si alimenti da solo.
Da questo punto in poi ognuno ha esperienze diverse. Fermo restando che continuare a correre è tassativo, si pone il problema di quanto spesso farlo.
C’è a chi basta farlo una volta alla settimana, chi più volte. Personalmente io adotto da anni la regola delle 3 uscite settimanali o, in alternativa, del mescolare giorni di allenamento a giorni di corsa, con un doppio giorno di riposo dove più ti interessa. La tabella – anche se chiamarla così fa sorridere – è questa:

Giorno 1 – Riposo
Giorno 2 – Riposo
Giorno 3 – Corsa #1
Giorno 4 – Riposo
Giorno 5 – Corsa #2
Giorno 6 – Riposo
Giorno 7 – Corsa #3 (lungo)

Ripeto: è la mia tabella personale che, appositamente, non ho articolato secondo giorni specifici della settimana ma solo secondo giorni generici ed espressi in numeri, di modo che la settimana possa partire da qualsiasi punto. Nel caso sopraindicato, si vede che al lungo seguono sempre due giorni di recupero per poi proseguire con allenamenti normali o più tecnici intervallati da un unico giorno di riposo. Nel caso, poniamo, il lungo lo facessi di sabato, potresti anche eseguire l’allenamento successivo un giorno dopo ed eliminare un giorno di riposo/recupero.

E ora: personalizza

Questo, ripeto, è il mio modo di strutturare gli allenamenti. Non è difficile da ricordare e alimenta positivamente il circolo vizioso-virtuoso.
Perché quello che non ti hanno detto quando hai iniziato a correre è che stavi sviluppando una forma di dipendenza che ti avrebbe portato ad avere bisogno di correre perché il tuo corpo lo voleva e ne aveva bisogno. E bada: questa necessità di movimento può essere soddisfatta anche nei giorni di riposo, per esempio camminando o facendo core.

Core Stability: incremento delle performance e prevenzione degli infortuni

Pensa finalmente che hai lasciato alle spalle una tua vecchia versione, e cioè quella che non concepiva minimamente lo sforzo fisico. Ora invece ti è familiare ma devi soddisfarlo, anche perché in genere ti restituisce più di quello gli hai dato.
Il lato positivo è che non dovrai muoverti per fare stare bene corpo e mente: lo farai automaticamente poiché ricercherai in continuazione lo stato di grazia e l’ebrezza da corsa.

Benvenuto nella tua nuova versione: con lei non farai più ciò che devi fare ma ciò che vuoi fare. Direi che è un notevole salto evolutivo.

(Credits immagine principale: 36189007 on DepositPhotos.com)

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