Quando in gara fa (molto) caldo

Sull'essere consapevoli e responsabili verso sé stessi

Nel 1961 lo psicologo statunitense Stanley Milgram intraprese uno studio per osservare i comportamenti di alcuni soggetti in determinate situazioni, ipotizzando che in presenza di un’autorità potesse venire meno l’autodeterminazione dei singoli, di fatto deresponsabilizzandoli delle loro azioni.

Ogni volta che c’è una gara con temperature molto elevate, o condizioni meteo avverse di vario genere, la mia mente fa un giro lunghissimo e ripenso all’esperimento Milgram, anche se il focus e il contesto di quell’esperimento erano ben differenti.

Organizzare una gara di running è qualcosa di enormemente complesso, il mio consiglio spassionato è quello di provare a essere almeno una volta dall’altra parte – la parte di chi organizza – per poter giudicare a dovere. Premesso ciò è evidente che l’organizzatore ha dei (molti) doveri nei confronti di chi corre, che dovrebbe essere messo sempre al primo posto.
Nessuno di noi è ancora in grado di controllare il meteo a piacimento, ma se alcune situazioni sono di fatto imprevedibili molte altre invece non lo sono. Se ci aspettiamo temperature particolarmente elevate durante una gara – e se gareggiamo a metà maggio è scontato che possa accadere, soprattutto se nei giorni precedenti le temperature non sono state clementi – è fondamentale che si preveda una quantità maggiore di acqua e sali ai ristori, così come agli spugnaggi, se ci sono.
Lo dico molto chiaramente: se un runner, fosse anche l’ultimo, arriva a un ristoro e non trova quanto previsto (acqua, sali o cibo che sia) è inaccettabile. È ancora più inaccettabile se la situazione che porta a questa mancanza (il caldo) era ampiamente prevista e prevedibile. È ancora più inaccettabile se parliamo di un’organizzazione con esperienza decennale e grossi budget a disposizione.

Però (e qui torniamo all’incipit e al buon Milgram). C’è una parola che mi sta sempre molto a cuore quando si tratta di sport, qualunque sport, e questa parola è consapevolezza.

Se ti iscrivi a una gara a metà maggio, anche tu – così come l’organizzatore – sai che potrà fare caldo, lo sai nel momento in cui ti iscrivi. Se poi qualche giorno prima della gara ti rendi conto che in effetti fa (e farà) molto caldo, sta prima di tutto a te regolarti di conseguenza: idratarti a dovere è qualcosa che dovresti iniziare a fare già qualche giorno prima dell’evento, ad esempio. Nel dubbio magari portati una flask di emergenza da tenere in mano. Soprattutto, se fa davvero caldo potresti anche pensare di correre quella gara con uno spirito differente: forse non è il caso di andare a tutta birra cercando il PB che ti eri prefissato, forse puoi rallentare e goderti quei chilometri come un allenamento in cui capisci come gestire le temperature elevate, senza però superare il limite, così da accrescere quella consapevolezza di te che ti potrà servire alla prossima gara torrida. E la birra te la bevi al traguardo.

Un’altra cosa. Conosci gli orari di partenza e conosci la logistica: nessuno ti obbliga a iscriverti a una gara che parte alle 11.00, se decidi di farlo però non è che poi ti puoi lamentare che inizia a quell’ora. Tuttalpiù ti puoi lamentare con te stesso per non aver valutato a dovere la cosa. Preparati piuttosto sapendo che inizierà a quell’ora.

Siamo adulti. Siamo autodeterminati. Quasi nessuno di noi è un atleta professionista e nessuno ci punta una pistola alla tempia per correre questa o quella gara. Quel pizzico di consapevolezza in più non guasterebbe.

 


Cover photo by claude elmoznino on Unsplash

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1 COMMENT

  1. Bel pezzo, vale per il caldo ma anche in tante altre occasioni: troppi si lamentano scaricando la colpa sugli altri ma non hanno mai provato a organizzare e non hanko pensato che sono lì per loro scelta…
    Bravi

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