Perché la maratona è lunga 42.195 metri?

Tutti bene o male sanno che una maratona è lunga 42 km. In meno sanno perché in realtà è lunga altri 195 metri

Ci sono due cose che anche chi non ha mai corso una maratona e mai la correrà sa con precisione: che la distanza che separa Atene da, appunto, Maratona è di 42 chilometri e che si tratta del percorso che coprì Fidippide per andare ad avvertire gli ateniesi che i Persiani erano stati sconfitti. Forse la storia non andò esattamente così e molto probabilmente non fu nemmeno Fidippide a portare il messaggio ma un altro emerodromo (cioè un portatore di messaggi), che effettivamente morì per lo sforzo.

La storia della maratona è eroica e tragica allo stesso tempo, e forse è per questo che ci appassiona così tanto. È eroica perché parla del coraggio e dell’abnegazione di un emerodromo motivato a tal punto a svolgere il suo compito da morirne e tragica perché la sua vittoria coincise anche con la sua fine.

La maratona olimpica

I giochi olimpici hanno una tradizione millenaria: ebbero origine nell’Antica Grecia e prevedevano, fra le altre, gare di velocità e distanza. La maratona non era fra queste e fu solo con la nascita dei Giochi Olimpici moderni nel 1896 che l’organizzatore Michel Bréal ebbe l’idea di creare un “gioco” che celebrasse lo sforzo di Fidippide, tracciando così un legame con la Grecie e le origini di quella che diventerà in seguito la più ambita e prestigiosa manifestazione sportiva del mondo.

La distanza originaria della maratona di quei giochi olimpici – i primi moderni – che si tennero ad Atene fu però di 40 km, e cioè la distanza esatta fra le due città misurata fra il ponte di Maratona e lo Stadio Panathinaiko di Atene. Per la cronaca la vinse Spyridōn Louīs il 10 aprile 1896 in 2 ore, 58 minuti e 50 secondi.

Fu solo nel 1908 però che la distanza della maratona assunse i connotati che ora conosciamo: 42.195 metri. La gara si svolgeva a Londra: il percorso partiva dal Castello di Windsor e finiva allo Stadio Olimpico. Si trattava in tutto di 26 miglia, cioè 41.843 metri, ma per poter sistemare l’arrivo sotto il palco reale gli organizzatori aggiunsero 385 iarde (cioè altri 352 metri circa). Da allora la distanza ufficiale della maratona è rimasta di 42.195 metri.

Due curiosità nella curiosità

Trattandosi di una delle gare più famose al mondo, puoi ben immaginare che abbia raccolto negli anni centinaia di record, sia positivi che negativi. Oggi però ti voglio parlare di due record estremi: quello di lentezza e quello di velocità.

Partiamo da quest’ultimo. La maratona olimpica non è fra le gare più veloci, dipendendo molto da dove si svolge. La velocità di quei 42.195 metri è infatti legata a dove si svolge il percorso e da troppi fattori ambientali. Il record del mondo maschile in maratona non è quindi il più veloce tempo fatto registrare in una maratona, ma è comunque un ragguardevolissimo 2h 06′ e 32″ attribuito al keniota Samuel Wanjiru che lo stabilì nel 2008 alle Olimpiadi di Pechino.

Quello di lentezza appartiene invece al giapponese Shizo Kanakuri che la corse nel 1912 a Stoccolma. Il suo tempo ufficiale fu di… 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 23 secondi. Hai letto bene: 54 anni ecc. Come fu possibile? Successe che, nonostante fosse fra i favoriti, al 30° chilometro e pur essendo nel gruppo di testa, Kanakuri si fermò in una casa trovata lungo il percorso per riposare. Era talmente provato dal caldo che si addormentò e quando si risvegliò, ormai troppo tardi, per la vergogna non arrivò al traguardo, tanto che il suo tempo non potè essere registrato. Fu solo nel 1962 che, in occasione del cinquantenario di quei giochi olimpici svedesi, un giornalista lo trovò. Cinque anni dopo gli venne data la possibilità di completare la sua gara partendo da quel famigerato 30° chilometro e concludendola in… 54 anni, otto mesi e rotti, appunto.

(Credits immagine principale: Tom Wang on DepositPhotos.com)

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