Perché ci piace sapere quanta strada abbiamo fatto

Cos'è quest'ossessione per contare tutti i chilometri corsi? Una cosa normale e bella, ecco cos'è

Confesso di aver sempre considerato strani quelli che annotano puntigliosamente i chilometri che fanno correndo. Non ne ho mai capito il motivo, così come non ho mai capito perché dire quanto si è corso (o anche camminato) fosse significativo. E poi: per chi lo è? Perché scriviamo sui social quanto abbiamo corso e a quale velocità? Principalmente per condividere qualcosa che ci piace e ci fa sentire eroici. Eppure continuo a non capire a chi dovrebbe interessare.
Poi ho capito che i numeri hanno una particolarità: possono essere sommati.

Si dice che probabilmente non riucirai a fare tutto quello che pensavi di poter fare questa settimana o questo mese, allo stesso tempo però ti stupirai a constatare quanto hai fatto in un anno.
Cosa significa? Significa che tutti soffriamo di una certa carenza prospettica rispetto al tempo: nel breve periodo non riusciamo a pronosticare bene cosa e quanto faremo. Nel lungo periodo altrettanto: pensiamo di sapere dove arriveremo e quale direzione intraprendere ma, se analizzassimo con più attenzione la strada fatta, ci renderemmo conto che è raro trovarsi oggi esattamente dove si pensava ci saremmo trovati uno o dieci anni fa.
Quindi: nel breve periodo compiamo errori di stima per eccesso e nel lungo per difetto. Nell’immediato facciamo molto meno di quanto crediamo e nel lungo periodo molto di più.

Il numero totale

Il considerare la strada fatta è un modo per capire dove si è arrivati. Se ci focalizziamo solo sui singoli allenamenti ne facciamo 10 oggi e 12 dopodomani e tutto ci appare bene o male sempre la stessa cosa. Ma se li vediamo nel loro insieme abbiamo in mano la fotografia di quanta strada abbiamo percorso.
Del resto si dice “fare la strada”, come se materialmente la costruissimo, anche perché correndo e camminando si fa una tale fatica che lo sforzo si avvicina a quello di “fare” sul serio la strada che percorriamo.

La somma dei chilometri che abbiamo fatto descrive il nostro viaggio, ce lo svolge davanti ai nostri occhi. E non è nemmeno un caso che la corsa sia spesso descritta come la metafora della vita: con le sue gioie e le sue difficoltà, con gli alti e i bassi, con le sfide e le delusioni. Sullo sfondo di questa storia c’è una lunga strada, che si allunga sempre di più e che nessuno può toglierti: l’hai fatta davvero solo tu.

I chilometri che hai percorso non sono un capitale che si dilapida: puoi solo continuare ad accumularlo, il numero totale è destinato sempre a crescere. I chilometri non sono soldi, non ce li hai oggi e non li puoi nemmeno perdere domani, nessuno te li toglie.
Capisco di più la gelosia (buona) per questo numero: la strada è anche un numero, è la misura del tuo sforzo, è quello che hai saputo dimostrare di saper fare, è la cifra del viaggio che hai intrapreso e che stai continuando a fare.

Tu vivi e vai avanti. Corri e il numero cresce e ogni tanto te lo guardi, perché è un capitale che non puoi spendere ma che è solo tuo e che hai accumulato solo con le tue forze.

(Credits immagine principale: ollirg06 on DepositPhotos.com)

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