Le squalifiche più pazze

Le vittorie sono belle ma cosa dire delle squalifiche? Alcune sono davvero pazzesche!

Se le vittorie sportive sono da celebrare, le squalifiche sono da ricordare perché spesso hanno aspetti così peculiari, casuali (o anche criminali) che non possono passare inosservati.

In ordine temporale sparso, ecco alcune delle più famose squalifiche del mondo dell’atletica e della corsa.

È lei o la sorella (gemella)?

Madeline e Margaret de Jesús sono due sorelle gemelle portoricane che partecipano alle Olimpiadi del 1984. Entrambe sono atlete ma con diverse capacità atletiche: Madeline riesce a qualificarsi per il salto in lungo mentre Margaret non ce la fa. Capita poi che Madeline si infortuni proprio eseguendo un salto in lungo e non riesca a prendere parte alla staffetta. Problema risolto: fa correre la sorella che, con la squadra, arriva addirittura alle finali. Purtroppo (per loro due) ad assistere alla gara c’è un giornalista che è anche un ottimo osservatore, tanto da accorgersi di un neo sul volto che solo una delle due ha. Denuncia, squalifica, ignominia e divieto di partecipare alla staffetta per tutte le Olimpiadi fino alla fine dei tempi. Compresa tutta la squadra e pure l’allenatore che si era giustificato dicendo di non saperne niente, salvo poi farsi scoprire parte del piano criminale.

Tutti squalificati

2019, Campionati del Mondo di Atletica. Gara dei 400 piani, alla partenza sono in 5. Squalificati: tutti e cinque. E dire che non ci sono degli sprovveduti: uno di loro è Abdalelah Haroun che l’anno prima ha vinto l’argento proprio in quella disciplina. Eppure commette una falsa partenza mentre tutti gli altri (tutti) sono squalificati per invasione di corsia.

È tutto un complotto

Maratona di Kielder in Inghilterra. È il 2011 e Rob Sloan si qualifica terzo. Ottima prestazione, forse aiutata dal fatto che dal 32° km e fino a quasi la fine se la fa in autobus. Ad accorgersene sono in molti che lo riconoscono per un tatuaggio, compreso l’autista dell’autobus che ricorda pure di averci parlato. “Tutto falso” sostiene lui “E poi sarei mai così scemo da imbrogliare per arrivare solo terzo?”. Deve essere un complotto e tutti i testimoni – anche persone che manco si conoscono – sono d’accordo. La sua tesi regge pochissimo: alla fine confessa.

Breve corso su come autodenunciarsi

2011, Golden League, 3000 siepi. Il keniano Christopher Koskei conduce la gara fino al momento in cui lo affianca il compatriota Barmasai e gli dice qualcosa. Il primo rallenta improvvisamente e il secondo vince. L’avrà minacciato? Gli ha forse detto che ha l’auto in seconda fila e che ci sono i vigili a fare le multe? Niente di tutto ciò: a dire cosa è successo è lo stesso Barmasai che nell’intervista del dopo gara candidamente dichiara di avergli detto poche semplici parole: “Lasciala a me”, cioè fammela vincere.

Non era una minaccia ma uno scambio fra compagni che, come spesso accade fra keniani, decidono di redistribuire così i premi in denaro. Essendo infatti tutti o quasi capaci di prestazioni eccezionali, si aiutano in questo modo, per se stessi e per la loro gente. Peccato che farlo sia vietato, cosa che poi Barmasai avrà imparato. O almeno avrà capito che certe volte è meglio tenere la bocca chiusa.

Squalificato perché troppo veloce

Teniamo per ultima di questa lista non esaustiva di squalifiche la più recente: nella finale dei 110 ostacoli ai campionati del mondo di atletica dello scorso luglio l’americano Devon Allen viene squalificato per falsa partenza. Ok, capita. Se non fosse che quella falsa partenza ha ridefinito un po’ il concetto di falsa partenza.

Partiamo dal regolamento: è considerata tale una partenza effettuata entro 0.1 secondi dal colpo di pistola. Cronometro alla mano, Allen è partito esattamente a 0.099 secondi dall’esplosione, il che significa che il suo anticipo è stato nell’ordine di un millesimo di secondo. Quella soglia è considerata in base alla reazione media di un atleta, cioè si considera che, una volta sentito lo sparo, sia richiesto un tempo di almeno 0.1 secondi per reagire e scattare. La tesi difensiva di Allen è invece che la squalifica sia eccessivamente punitiva perché cosa ci può fare lui se è più veloce a reagire?

Come è finita? La squalifica è rimasta e lui ha cambiato sport: ora gioca nella NFL.

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