Le nuove regole per la visita medico sportiva

Qui su RunLovers abbiamo sempre sostenuto con forza l’idea che per potersi divertire correndo (e praticando qualsiasi sport) sia necessario conoscere bene il proprio corpo e fare degli accertamenti medici di tanto in tanto. La visita medico sportiva, così come viene normalmente svolta, ha in questi due anni subito delle modifiche e sono stati aggiunti degli accertamenti dovuti al progredire della pandemia da Sars-CoV-2 che ha imperato nel mondo a partire dagli inizi del 2020.

Con il progredire delle conoscenze sul virus e sulla sua diffusione e con il proliferare di varianti (a volte più aggressive, a volte – fortunatamente – meno) il protocollo delle visite è andato a modificarsi e dalla prima suddivisione relativamente semplice fatta agli inizi dello scorso anno, siamo passati ad una lista un po’ più complessa e che dipende anche dall’età e da quali siano le necessità dell’atleta.

Il nuovo protocollo, o sarebbe meglio dire la modifica al protocollo attuale, introduce il concetto di distinzione in base all’età dell’atleta, che viene fissata ai 40 anni, e in base a quelle che sono le performance atletiche.

Le nuove modalità di divisione sono descritte dalla Circolare Ministeriale del 18 Gennaio 2022 (la puoi leggere qui), che integra le disposizioni della Circolare ministeriale del 13 Gennaio 2021 (qui).

Gli atleti vengono ancora una volta suddivisi in due macrogruppi, gli atleti A, che sono stati positivi, e gli atleti B, che sono sempre stati negativi al Sars-CoV-2. Per questi ultimi, le modalità di visita sono quelle solitamente portate avanti dal medico sportivo, senza alcuna integrazione. Gli atleti del gruppo A invece, verranno suddivisi a loro volta a seconda della gravità dell’infezione, partendo dal grado A1 (asintomatici o paucisintomatici) fino al grado A3 (malattia grave o ospedalizzazione). Questa distinzione era già prevista nel protocollo, per cui fino a qui non cambia niente rispetto a quanto fatto nell’ultimo anno. Con la nuova circolare ministeriale viene però introdotto il limite di età di 40 anni, superato il quale l’atletà dovrà fare degli ulteriori accertamenti.

PROVIAMO A RIASSUMERE

Atleti A1 che hanno meno di 40 anni e che non presentano patologie definite a rischio, possono riprendere attività sportiva a 7 giorni dalla negativizzazione con esame ECG basale e prova sotto sforzo favorevoli;

Atleti A1 che hanno più di 40 anni, o che, avendo meno di 40 anni presentano patologie definite a rischio, possono riprendere attività sportiva a 14 giorni dalla negativizzazione con esame ECG basale e prova sotto sforzo favorevoli;

Atleti A1 di rilevanza nazionale o atleti amatoriali che intendono praticare da subito l’attività sportiva dovranno sottoporsi ad una visita che includa un ECG basale, una prova ergometrica incrementale massimale con monitoraggio elettrocardiografico e un ecocardiogramma Color Doppler. Queste prove possono essere eseguite il giorno stesso della negativizzazione e, se favorevoli, l’atleta può da subito riprendere l’attività sportiva.

Le cose si complicano (giustamente) man mano che si va avanti con il grado di malattia che l’atleta ha dovuto affrontare. Per gli atleti A2 e A3, in ogni caso, la ripresa dell’attività sportiva non può avvenire prima dei 30 giorni dalla negativizzazione, ed è quello il limite minimo di tempo che dovrà attendere il medico specialista prima di dare l’assenso alla ripresa delle attività sportive.

Gli atleti A2 dovranno superare la visita medica eseguendo una prova ergometrica incrementale massimale con monitoraggio elettrocardiografico e monitoraggio della saturazione dell’ossigeno prima, durante e dopo la prova; un ecocardiogramma Color Doppler; il monitoraggio H24 tramite holter cardiaco che includa anche la prova sotto sforzo; esame spirometrico in grado di registrare la capacità polmonare secondo dettagliati criteri (non li elenco perché sono molto tecnici); gli esami del sangue con determinazione di diversi parametri (tra cui emocromo, creatinina, ferritina e molti altri); l’esame delle urine.

Infine, per gli atleti A3 che sono guariti dalla forma più grave della CoViD-19 sono previste, oltre che le prove viste per gli atleti A2, ulteriori prove per la valutazione dinamica della capacità polmonare (CPET), sia a riposo che sotto sforzo, e tutte le prove integrative che lo specialista riterrà necessarie.

Solo se la visita verrà ritenuta favorevole potrà essere rilasciato il certificato di idoneità per la pratica dell’atletica leggera (in caso fosse scaduto) o il certificato di ritorno all’attività agonistica (in caso il nostro certificato fosse stato sospeso per positività).

I COSTI

Per quel che riguarda le visite degli atleti B, ovviamente, non cambia nulla rispetto a quanto già previsto per la visita medico-sportiva che si fa di routine. Per gli atleti che invece dovranno sottoporsi alla visita per il ritorno all’attività sportiva dopo aver superato la malattia, i costi cambiano a seconda del numero di analisi integrative da svolgere, e crescono ovviamente con il crescere dei parametri da verificare. Se normalmente la spesa si attesta in un range compreso tra i 50 e i 100 euro, pertanto, è plausibile aspettarsi un costo almeno raddoppiato per gli atleti del gruppo A1 e triplicato per quelli dei gruppi A2 ed A3. Saranno soldi ben spesi, in ogni caso.

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