La maratona per ritrovarsi

Continuiamo con il progetto – in collaborazione con ASICS, sponsor tecnico della Milano Marathon – per raccontare come la corsa ci aiuta a migliorare; non solo fisicamente ma anche dal punto di vista mentale.
Oggi ospitiamo la storia che ci ha inviato Paola.
Pronti? Via!


È stato quell’anno. 2016. Ti ho conosciuto in primavera, una notte, tra calici, bar, lacrime e luci al neon. I capelli sono naturali, così come sono, una massa indisciplinata di onde e riccioli, soprattutto onde, mentre ti racconto la mia vita.
Ascolti con attenzione e mi sembra già di piacerti, malgrado quei capelli e gli argomenti tristi. Da qualche anno sono vegana e corro.

Enrico sta per morire in ospedale, ma accadrà a giugno. In quella primavera mi sono fidata, mi sono innamorata, sono andata per la prima volta a Londra. Non ho corso a Londra, ma quando ero a casa sì, sempre. Separata da poco, non avevo un soldo e mi ritagliavo gli spazi per allenarmi tra i vari lavori.

Ricordo soprattutto le mattine, le alzate alle 4 nemmeno così difficili, visto che dormivo a fatica, e le strade del paese ghiacciate, il buio, la vestizione, la musica sparata negli auricolari: Nirvana, Pearl Jam, AC/DC, Ramones, Persiana Jones.
Sì, Persiana Jones.

La loro canzone nella playlist è “il momento di reagire”, mi ci rispecchio. Un gruppo che conosco solo di nome, mi fanno ricordare Enrico da adolescente, negli anni 90. In quegli anni sono stata adolescente anch’io e con lui è stato un periodo strano, difficile, di litigi e chiusure, noi che da piccoli eravamo sempre stati così uniti. Appena entro nel buio una sorta di terrore misto a rassegnazione mi attanaglia e taglia il fiato. Mi rendo conto che sono sola e la musica mi isola ancora di più, copre il rumore dei passi, dei piedi che atterrano, percepisco il corpo che lentamente si risveglia ed esce dall’intorpidimento.

Percorro in fretta il primo tratto per non trovare il passaggio a livello chiuso. La strada dove sto correndo è la stessa Via Giotto dove sono nata e cresciuta e lì sono tornata da qualche mese, nella piccola casa dove viveva mia nonna. Mi trovo sul marciapiedi di San Gaetano, lo stesso dove sono passata tante volte in bicicletta a 8, 12, 15 anni. Pantaloncini viola. Scarpe di tela fuxia. Capelli lunghi che il vento accarezza e soffia, come una bandiera.
Sfreccio verso la piazza e, oltrepassate le rotaie, mi sento fuori dal territorio nemico, dal giudizio e dalla chiusura della gente e da qualche bullo che mi perseguita. Magari vado in biblioteca.

Invece sto correndo il mio terzo chilometro e voglio completarne almeno cinque. Durante quei mesi intensi, sotto uno spesso strato di dolore, germoglia un’idea, una nuova sfida. Ho già corso alcune mezze maratone, ma il sogno è lei, la Regina.

Un pomeriggio livido emergo dall’apatia che spesso mi prende quando mi ritrovo nella piccola casa, sola, seduta a quel tavolo esageratamente grande rispetto alla stanza, studiato appositamente per le riunioni di famiglia. Cerco il sito della Maratona di Venezia e passo dopo passo, mi iscrivo. La data è a fine ottobre. È una piccola grande gioia che mi sembra quasi di meritare, un temporaneo riparo dalla tempesta perfetta che si sta abbattendo ovunque, in tutti gli ambiti della mia esistenza. Poi, è come in un film. Alcuni giorni sono interminabili, accade tutto il male che può capitarti, fino a stritolarti.
Ma piano piano l’amore trova il sentiero giusto e anche se i piedi dolgono, continui a farti strada tra le rocce, le spine, la devastazione. La corsa mi aiuta ad uscire dal dolore, senza promettermi mai nulla che non può mantenere.

Sono conquiste quotidiane, è il vento che asciuga le lacrime, il sorriso inaspettato di chi vede in te un vincitore, solo perché stai correndo tra la vita che continua, malgrado i tradimenti, le ferite, le porte chiuse in faccia, malgrado quello che sei stata costretta a imparare sulla malattia e sulla morte, malgrado la voragine che ti ritrovi dentro. È una ricostruzione.

Ti ritrovi così in autunno, a correre l’ultimo lungo prima della gara, ancora a pezzi, ma ti tieni su. Il grande giorno sei nervosa, impaurita, sola e stanca. Ti appunti sulla maglietta la foto a forma di cuore con Enrico felice nella natura, in acqua. Fa freddo. Sei nell’ultimo scaglione, quello dei “lenti” e ti senti invisibile. Inizia l’inno nazionale e ti emozioni, ancora di più. Ti dà la forza, la scintilla per partire.

Sei solo all’inizio, cerchi di dosare l’energia, ma stai correndo troppo forte. Così sbagli la partenza. Un classico.

Osservi gli altri runner, quasi nessuno è solo come te, sono in gruppo, si danno consigli e si fanno coraggio, alcuni ridono, li invidi un po’.
Lungo il percorso, qualcuno incita i nomi che legge sui pettorali e sento qualche volta il mio. Sono sconosciuti, inconsapevoli di fornirmi un ottimo e fondamentale carburante. Li ringrazio ancora, con tutto il cuore. Sul Ponte della Libertà mi si staglia davanti il muro dei 30.

Sto per crollare, mi concedo di frignare e cammino un po’, ho dolori lancinanti ai piedi e alle anche, penso che non ce la farò, non arriverò mai. Nessuno bada a me. Mi scrollo, mi schiaffeggio mentalmente e, ruggendo, riprendo a correre, sono ancora in gara. E nei tempi regolamentari. Al diavolo la velocità. I ponti da valicare sono 14.

L’arrivo a Piazza San Marco è un tonico potentissimo, più di qualsiasi energy drink, tutto si apre ed è immenso, sorrido, impossibile non essere penetrata e abbagliata dalla Grande Bellezza che mi circonda, riacquisto uno stile di corsa quasi elegante. Lo scoprirò solo a gara finita, quando mi rivedrò nel breve video che hai girato al mio passaggio proprio lì, a San Marco, dove mi aspettavi, ti è mancata la voce per chiamarmi e non ti ho scorto tra la gente, presa dall’estasi mistica. Sono tanti, 42 km, ma ci sei, Paoletti. Sotto al traguardo, alzo una mano e indico il cielo, Enri – dico tra lacrime di gioia – ce l’abbiamo fatta.

ASICS significa proprio Anima Sana In Corpore Sano, a indicare quanto mente e corpo siano collegati e quanto il brand faccia di questo la sua bandiera. La completa visione dell’uomo composto da “anima” e “corpo” sono il frutto anche dell’ultima campagna ASICS “Uplift your mind”, legata al benessere mentale ottenuto attraverso la corsa.

 

Ndr: La foto della persona in copertina non è relativa all’autrice del post

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3 COMMENTS

  1. Ciao Paola
    Qui Persiana Jones…
    Grazie. Per il racconto, per averci citato… siamo orgogliosi di essere stati uno sprone con la nostra musica. Metti in scaletta anche “Correndo Solo” e vedrai che la prossima la farai a 5 😊. Due di noi corrono e hanno fatto e fanno anche maratone, e ti capiscono benissimo. Scrivici, magari ci si trova in qualche gara…

    • Carissimo Beppe, scusa se leggo e ti rispondo solo ora (grazie a Bob e Sandro per avermelo segnalato). Mi rende a dir poco felicissima che abbiate gradito! La vostra musica è la colonna sonora e il cuore di questa storia, che è un estratto puro di emozioni e fatti realmente accaduti. Enrico era un vostro grande fan e anche solo il vostro nome me lo fa tornare in mente felice e con quella luce magica negli occhi…
      Ascolterò sicuramente la canzone che mi consigli e anche altre e dopo tutto questo sto pensando di partecipare ancora a una maratona.
      Grazie con tutto il cuore, un abbraccio

    • Ciao Beppe! Avevo scritto una risposta al tuo messaggio oggi, ma non lo vedo pubblicato, quindi ci riprovo.
      Ringrazio te, assolutamente, la vostra musica mi ha aiutato a superare momenti davvero difficili e ogni volta che vi ascolto, ripenso a Enrico felice. Lui è stato un vostro grande fan e vi ha seguito tanto, anche ai concerti.
      Oggi ho ascoltato sia la canzone che mi hai consigliato, sia altre vostre, siete fortissimi, complimenti! Naturalmente ho rimpinguato la playlist per correre con molti vostri pezzi, che saranno di grande aiuto negli allenamenti. Sarebbe bello incontrarsi in corsa, magari proprio a una maratona! Un abbraccio e grazie ancora, per tutto

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