La maratona per curare le delusioni

In che modo la corsa può aiutarci a superare le delusioni? Ce lo racconta Carlo Marco con la sua esperienza personale

Iniziamo un nuovo progetto – in collaborazione con ASICS, sponsor tecnico della Milano Marathon – per raccontare come la corsa ci aiuta a migliorare; non solo fisicamente ma anche dal punto di vista mentale.
E iniziamo con la storia che Carlo Marco ci ha inviato. Se anche tu vuoi condividere con noi la tua storia, inviacela a info@runlovers.it!
Infiliamo le scarpe e partiamo!


Il mio “viaggio” inizia 3 anni fa

Dopo l’ennesima delusione – forse la più bruciante di tutte quelle fino ad allora incontrate – mi ritrovo alla ricerca di nuovi stimoli, di nuovi modi per veicolare quella rabbia dentro di me, un nuovo modo per tenere la testa impegnata!
Parlando con Alessia, presenza costante e “speciale” in questo viaggio, mi ritrovo a iscrivermi alla mia prima corsa: la Deejay Ten del 2018.

Ho sempre praticato sport di ogni genere, ma non mi ero mai cimentato prima di allora in una competizione podistica, seppur amatoriale!
Scarico mille app per provare a buttare giù una preparazione e, in un batter d’occhio, mi ritrovo in piazza Duomo per questa 10km!

Questi pochi mesi di allenamento mi rendono leggero, liberano la mia mente dalle tossine, diventano una cura.

Come si suol dire, l’appetito vien mangiando e, archiviata la 10 Km, la mia voglia di mettermi alla prova, di trovare sempre nuovi stimoli che mi facciano sentire vivo mi porta a uno step successivo.
Sempre dopo un confronto con Ale – che ormai stava diventando la mia guida – durante una fredda sera invernale mi iscrivo alla mia prima mezza maratona: la Stramilano.

Tre mesi intensi di allenamento e, nel marzo 2019, porto a termine anche la mia prima esperienza sui 21.097 metri!

Nell’ottobre dello stesso anno, con Roberto, un’altra figura di riferimento in questo mio percorso, volo a Valencia per una delle esperienze più significative e intense che io abbia mai vissuto.
Corro la Medio Maraton chiudendola 10 minuti in meno della Stramilano di pochi mesi prima. Non so nemmeno descriverti la bellezza di toccare con mano questo miglioramento, di questa mia evoluzione personale.

Un risultato tanto desiderato quanto inaspettato: l’esperienza valenciana mi rigenera ulteriormente e inizio a fantasticare sulle mezze più belle in giro per l’Europa e nel mondo tanto da iniziare a pianificare un mio personalissimo tour.

Tour che – come è successo a tutti noi – si blocca sul nascere per colpa di quel mostro chiamato Covid-19.
Tutto viene risucchiato in questo tornado. Dalle amicizie, agli affetti lontani, fino alle passioni.
Tutte le mie sicurezze ricostruite vengono minate da un’incertezza mai provata prima: mesi pesantissimi, dolorosi.

Quando tutto torna a una verosimile normalità, mi rendo conto di aver perso quel brio, quella voglia di mettermi alla prova che tanto avevo combattuto per ricostruire!

Gennaio 2021: la seconda rinascita

Anche qui, Alessia ha un ruolo fondamentale. Dopo tanta apatia, fu lei la prima alla quale dissi “e se mi sfidassi nuovamente? Se alzassi l’asticella per rimettermi in moto?” e poche ore dopo avevo acquistato il pettorale per la Stockholm Marathon!

La data è fissata per il 6 giugno, inizio la preparazione, ma la situazione mondiale non migliora e la gara viene rinviata al 9 ottobre.
Un misto tra scoramento e rabbia mi pervade, i fantasmi di pochi mesi prima tornano ad aleggiare.

Per evitare di mandare tutto all’aria, mi affido a un coach: Mimmo Ricatti, campione italiano di running (e ASICS Frontrunner, ndr), una persona sublime.

Ci sentiamo per telefono e scatta immediatamente il feeling necessario per portare avanti e si spera al termine questa sfida. Ci sentiamo costantemente ogni settimana dal 15 marzo in poi per 7 mesi. Non è una preparazione, è letteralmente un abito di sartoria che Mimmo mi cuce addosso.

Sveglie all’alba, diluvi, allenamenti in notturna per gli orari più strani a lavoro, mille ostacoli lungo un percorso già di per se difficoltoso ma, nonostante tutto, arriva il 9 ottobre.

Alle ore 11:00, fiancheggiando lo stadio olimpico della capitale svedese, viene sparato il colpo che decreta l’inizio della gara: brividi, tensione, paura, eccitazione. Vivo i primi chilometri in un cocktail di sensazioni. Passa la prima ora, passa la seconda ora.
Tramite Strava i miei più cari amici riescono a monitorare il mio passo e Alessia aggiorna i miei genitori a Barletta.

Arrivo al 35º chilometrico e non crollo, anzi, aumento il ritmo perché sento che il traguardo è sempre più vicino.
All’orizzonte compare lo stadio, ci entro e la folla accoglie me e tantissimi altri con urla ed applausi. Sono le 15:45 circa: dopo 4 ore, 44 minuti e 45 secondi per la precisione.

Mi siedo sulla pista atletica dello stadio olimpico di Stoccolma.
Sorrido fissando la mia medaglia penzolante al collo e ripeto a me stesso:

“Ce l’hai fatta! Sei un maratoneta!”

ASICS significa proprio Anima Sana In Corpore Sano, a indicare quanto mente e corpo siano collegati e quanto il brand faccia di questo la sua bandiera. La completa visione dell’uomo composto da ‘anima’ e ‘corpo’ sono raccontate da ASICS nelle sue recenti campagne per ispirare le persone a vivere positivamente lo sport per raggiungere il benessere mentale e fisico.

Ndr: La persona in copertina del post non è relativa all’autore del post

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