La maratona mi sta cambiando, in meglio

Giulia ci racconta la sua esperienza e come la preparazione della sua prima maratona la metta di fronte a difficoltà ma anche la renda migliore.

Continuiamo con il progetto – in collaborazione con ASICS, sponsor tecnico della Milano Marathon – per raccontare come la corsa ci aiuta a migliorare; non solo fisicamente ma anche dal punto di vista mentale.
Oggi ospitiamo la storia che ci ha inviato Giulia. Se anche tu vuoi condividere con noi la tua storia, inviacela a info@runlovers.it!
Pronti? Via!


Non so se pubblicherete questa storia perché non racconta come la maratona mi ha cambiato bensì come mi sta cambiando. Ma io ve la mando lo stesso perché, sono onesta, penso che alcune persone potrebbero trovarsi nella mia stessa situazione.

La mia storia parla di indecisione e paura. No, non è nulla di atavico e non ha a che vedere con gli incubi notturni, diciamo che è più un disorientamento. Mi spiego: da quando ho iniziato a correre, ho sempre fatto un po’ a modo mio. Corro per restare informa, per sentirmi più attiva; più viva, per certi versi. Per farvela breve, sono una delle tante runner che si vedono nei parchi e sui marciapiedi che corrono con le cuffie in testa e muovono le gambe – anche se non sempre sapevo cosa stavo facendo e, soprattutto, come lo facevo. Correvo e basta, in pratica.

Non è mai stata una questione di velocità o distanza, anche se mi sono sempre vantata con me stessa quando vedevo comparire un numero più basso nell’orologio a indicare il mio passo medio oppure se riuscivo ad aggiungere un chilometro in più a quanto avevo previsto di correre.
Però, davvero, non ne ho mai fatta una questione di dover per forza fare di più, o essere “di più”. Fino a qualche mese fa.

Sì, perché qualche mese fa ho deciso di iniziare la preparazione per la mia prima maratona. Provare a fare sul serio, insomma.

E come fa una principiante, sicura di sé, convinta di poter fare tutto da sola? Continua a fare quello che faceva sempre: corre. Un po’ a caso, tre o quattro volte alla settimana, e se non avevo voglia di uscire perché faceva troppo freddo? Facile: restavo a casa!

Non puoi continuare così!

L’ho fatto fino a che, tornata stanchissima da un allenamento, mi sono guardata allo specchio e mi sono detta: “non puoi continuare così!”. Mi sono improvvisamente resa conto che una maratona non è una semplice corsa ma una un progetto, una distanza, un’avventura che va pianificata, voluta, cercata.

E qui è arrivata la mia paura: come fare? Io, self made woman che non deve chiedere mai nulla perché amo la mia indipendenza e fare le cose “a modo mio”, dovevo chiedere di più a me stessa e, soprattutto, trovare il modo per avere un planning preciso che, passo dopo passo, mi portasse a correre quei quarantaduechilometriespicci. Avevo bisogno di una guida!
E di cercare un allenatore proprio non mi andava: volevo riuscirci da sola! (Avete capito che sono caparbia, vero?!)

Ho ascoltato il vostro podcast, letto i vostri articoli e mi sono scaricata il programma per correre la maratona; l’ho stampato e appeso in cucina. E ho iniziato a correre (non proprio dalla prima settimana a essere onesta e facendo piccole modifiche perché volevo avere un giorno alla settimana dedicato anche ad andare un po’ più veloce).

Tutta la casualità è scomparsa, ho iniziato a rispettare ogni singola uscita; anche con il freddo o il buio. E ho pure iniziato a fare stretching e core stability. Incredibile (per me)!!!

Adesso la mia gioia più grande al termine di un allenamento è cancellare la “casella del giorno”: un pezzo in più fatto, un altro mattoncino aggiunto, una “io” un po’ migliore.

Devo essere onesta: la maratona, anzi, la preparazione per la mia prima maratona mi ha insegnato e mi insegna a essere più focalizzata, ancora più determinata, più consapevole che anche il tempo che passiamo ad allenarci può essere reso più “efficiente” (lo so che vi piace questa parola, ahahahah). In un certo senso, questo impegno a lungo termine ha messo maggiore ordine nel mio modo di affrontare la vita, non solo la corsa. Mi ha reso meno dispersiva e mi mostra – ogni giorno che passa – che gli obiettivi lontani possono essere affrontati con facilità. Basta farlo con costanza, determinazione e dedizione.

Un passo alla volta ci sto arrivando. E sono migliore di quando ho iniziato.

ASICS significa proprio Anima Sana In Corpore Sano, a indicare quanto mente e corpo siano collegati e quanto il brand faccia di questo la sua bandiera. La completa visione dell’uomo composto da “anima” e “corpo” sono il frutto anche dell’ultima campagna ASICS “Uplift your mind”, legata al benessere mentale ottenuto attraverso la corsa.
Per aiutare le persone come Giulia che hanno bisogno di un riferimento con consigli e approfondimenti, ASICS ha sviluppato un HUB dove puoi trovare tutte le informazioni che cerchi.

 

Ndr: La foto della persona in copertina non è relativa all’autrice del post

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