La cucina italiana è un’invenzione del marketing

Sei in grado di farti distruggere molte certezze sulla Cucina Italiana? Allora puoi ascoltare il podcast "DOI - Denominazione di Origine Inventata"

C’è un uomo che ama moltissimo il rischio. Si chiama Alberto Grandi e non fa un mestiere sulla carta particolarmente pericoloso: insegna all’università di Parma Storia dell’Alimentazione. Se ti aspetti però che i suoi studi gli abbiano attirato le antipatie di carnivori o vegani sappi che non è così: Grandi ha osato molto di più, dimostrando che i pilastri della Cucina Italiana in realtà non affondano le proprie radici nella storia ma sono invenzioni molto recenti, molto spesso successive al secondo dopo guerra.

Beh, penserai, cosa avrà mai detto? Sei pronto? La carbonara è un’invenzione americana, esattamente come lo sono le pizzerie (non la pizza, intendiamoci, anche se fino a non molti decenni fa gran parte degli italiani non sapeva nemmeno cosa fosse). Se la pasta è considerata il piatto principe della nostra cucina lo dobbiamo ancora una volta agli americani. L’amatriciana non deve essere eseguita secondo un protocollo conservato negli Archivi di Stato a Roma. E molto altro ancora.

Come dice l’intro al bellissimo podcast “DOI – Denominazione di origine inventata”, “I piatti tipici italiani sono buonissimi ma la loro storia è una bugia, raccontata più o meno a partire dagli anni ’70”.

Si sgretolano le certezze

Il tono con cui Grandi racconta l’esito delle sue ricerche, non temere, è molto ironico e lui sottolinea spesso che la sua critica non riguarda minimamente la bontà della nostra cucina (che non è in discussione) ma la veridicità della storia che si racconta. Bisogna insomma fare i conti con quella che, per molti versi, è una delle più grandiose ed efficaci campagne marketing mai tentate e riuscite nel nostro paese e nel mondo intero: quella dell’invenzione di radici storiche e culturali in gran parte inesistenti.

Preparati perché niente viene risparmiato. Nelle 10 puntate di circa mezz’ora (più due extra) Grandi, intervistato da Daniele Soffiati, parte dal pane e arriva ai dolci, passando per antipasti, primi, carne, pesce, formaggi, vino, birra e frutta e verdura, apparecchiando un banchetto che descrive minuziosamente dimostrando che quello che si vede ha una storia diversa da quella raccontata.

Perché non ascoltarlo

Non ci sono in verità motivi per non ascoltarlo, se non una tua eventuale difficoltà a gestire la rabbia o le notizie negative e se sei poco incline ad accettare che certe storie che ti hanno sempre raccontato non sono vere.

Perché ascoltarlo

Perché c’è moltissimo da imparare e per altri due motivi importantissimi:

  • Mettersi in discussione (partendo dalla nostra stessa cultura) è un atto coraggioso e utile, sempre. Insegna inoltre a indagare, a non fermarsi mai alla prima impressione e soprattutto a cercare di approfondire sempre gli argomenti che ci interessano, formandoci un’opinione personale basata sullo studio e non su quello che sentiamo dire. E vale per la cucina come per tutto
  • Per capire quanto un’azione di marketing (non so bene quanto realmente coordinata o spontanea) può plasmare non solo i gusti delle persone ma anche la loro memoria storica, sostituendo a memorie reali storie inventate ma plausibili. Non c’è giudizio negativo in quanto dico: il marketing, se fatto bene, racconta sempre una storia e quasi mai tutta la realtà.

Per conoscere la realtà ci sono infatti gli storici, e non è un caso che Grandi lo sia. Riguardo alla carbonara poi lui ha una posizione nettissima: sarebbe capace di uccidere per mangiarsene una.

Puoi ascoltare “DOI – Denominazione di Origine Inventata” su:

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