Dei primi piatti favolosi

Banalmente la pasta al pomodoro, che è alla base dei nostri ricordi e infanzia, è un piatto vegano. Questo non per “veganizzare”, come piace dire ai giovani d’oggi, qualsiasi cosa senza senso ma perché appunto banalmente abbiamo da sempre a che fare con piatti total veg. Il tempo, le forzature, i termini, le estremizzazioni e tutto quello che ne consegue nel tempo poi hanno creato IL MOSTRO.

Potrei andare avanti per ore, soprattutto elencando i piatti della tradizione italiana che di vegani ne comprende molti, ma non è quello l’intento. In realtà non ce ne è uno specifico per questo #veganuary (te ne abbiamo parlato qui) se non quello di “giocare” al gennaio vegano avendo l’opportunità di conoscere e provare molte preparazioni particolari che al momento storico appartengono solo ed esclusivamente al mondo della cucina vegetale e riscoprire poi dei piatti, insospettabilmente vegetali, che abbiamo sempre amato senza etichette e tutto. Non so se anche tu poi alla fine abbia voluto cimentarti in questo veganuary, ma spero che in qualche modo una piccola lucetta si sia accesa per il futuro. Non vi è alcuna intenzione di convincere e far diventare le persone vegane o dedite esclusivamente alla cucina vegetale, ma quella di incuriosire/avvicinare/far apprezzare e non in ultimo ricordare che la cucina vegetale e tutto quello che ne consegue a livello ambientale ed energetico aiuta noi e il mondo semplicemente a stare bene.

Oggi voglio parlarti di alcuni primi piatti buonissimi, che ti stupiranno. Il primo è certamente il ragù di tempeh. Abbiamo fatto insieme il ragù vegetale in ogni modo qui su Runlovers, in questo quasi decennio che scrivo e ti ammorbo. Lo abbiamo fatto con il tofu e anche con il seitan. Sai che si può fare anche con la soia disidratata perché ti ho letteralmente tormentato ma quello di cui non ti ho mai parlato -controllando nell’archivio- di certo è il tempeh.

E che cos’è il tempeh?

È cugino del famosissimo tofu. È ricco di proteine tanto da essersi guadagnato il termine “carne di soia”. Ha l’aspetto non tanto invitante. Perché è un po’ come il tofu -panetto bianco- ma più rugosetto. Diciamo che non ti farà propriamente simpatia a prima vista. Il sapore ad alcuni sembrerà fastidiosissimo perché tende all’acidulo e ha un retrogusto molto particolare a cui sicuramente l’uomo occidentale non è abituato. Sta di fatto però che il tempeh devi saperlo usare e cuocere, altrimenti al primo assaggio rimarrà solo un brutto ricordo e non vorrai provarlo più – Perdendoti sicuramente uno degli ingredienti invece più gustosi e versatili della cucina vegetale. In Indonesia e anche in Thailandia il tempeh è ovunque, ma lo è nella cucina orientale in genere. Non è difficile infatti ritrovarselo tra verdure e leccornie. Si ricava dai semi di soia ammollati e poi parzialmente cotti che vengono inoculati con un fungo e fatti fermentare. Ci sono i tempeh di soia ma anche i tempeh di ceci in commercio (preferisco quello di ceci, ma è questione di gusto) e sono davvero incredibili e gustose le preparazioni che si possono fare. Oggi vorrei proporti il classico “ragù”. E lo chiamiamo così non per insultare le nostre nonne, antenati o avi ma semplicemente per comodità. Perché basterà dire “ragù” di tempeh per capire che al posto della carne metti il tempeh a pezzi. Facile no? Nei nomi non vi è mai, come ho ribadito più volte, l’intento di voler riprodurre un sapore o deturpare la storia culinaria italiana e mondiale. Si tratta di comodità- Ci si capisce in tre secondi netti. Perché la polemica prende spesso il sopravvento quando si tratta solo di semplicità di comunicazione?

Come fare il ragù di tempeh?

Come fai il ragù di carne tu. Ma al posto della carne metti i pezzi di tempeh. Facilissimo no? Puoi semplicemente tritare il tempeh e usarlo come useresti la carne trita. O puoi tagliarlo a pezzi come useresti i pezzi di carne. Né un passaggio in più, né un passaggio in meno. Lo cuoci per tanto tempo in modo che il tempeh si insaporisca -proprio come la carne, sì- e il gioco è fatto.

Il secondo primo piatto che voglio proporti oggi è la Fake Carbonara. Sì lo so che rischio grosso con questa. Non è chiaramente la carbonara, perché manca l’uovo e il guanciale, manco a dirlo, ma è comunque un piatto che la vuole scimmiottare/riprodurre/reinventare in chiave veg vedi tu cosa non ti infastidisce e il risultato è comunque buono. Perché poi in fondo ci interessa davvero altro? Suppongo di no.

 

Come si fa la fake carbonara?

Te lo dico subito!

Taglio a pezzetti il tofu affumicato, simil listarelle di guanciale per capirci ma belle corpose e lo lascio andare in poco olio extra vergine bollente. Lo rendo croccante e metto da parte. In una ciotolina metto due/tre cucchiai di farina di ceci (che nella cucina vegana sostituiscono spesso le uova) e un po’ d’acqua fino a ottenere una pastella. Aggiungo anche della panna vegetale da cucina, assaggio e aggiusto di sale e pepe nero. Poi procedo come nella più classica delle ricette. Ovvero riscaldo un po’ la cremina (anche se il tuorlo non si riscalda losossolsosloslo lo giuro losopeddono), condisco, aggiungo tofu e via. È un primo saporito.
Facciamo che tutto questo venga preso alla leggera. Non appesantiamoci gli animi con delle sciocchezze. È già tanto difficile il periodo storico e litighiamo per tutti. La carbonara non si tocca, lo so. Ma è un timido omaggio che ormai all’estero e in Italia fanno in ogni modo da anni. La prima volta che l’ho vista fare è stato in programma televisivo: Hell’s Kitchen. E se non ha preso tutti a schiaffi Gordon Ramsay, che ha vinto delle stelle Michelin, perché mai dovremmo farlo noi?

 

Infine ma non per ordine di importanza:

I gyoza!

Che sempre un primo sono. Puoi usare la sfoglia già congelata e pronta che trovi nei supermercati etnici. Oppure puoi farli in casa perché di sorprendente facilità.

Ingredienti per dei Gyoza formidabili:⁣
200 grammi di farina 2⁣
110 acqua calda ⁣
ma anche: ⁣
180 grammi di acqua calda ⁣
400 grammi di farina 00⁣

Dipende dalla farina. L’importante è ottenere un composto liscio e omogeneo; che devi tagliare -come nella preparazione degli gnocchi- dopo aver ottenuto dei tocchetti resi dischi. ⁣Una volta ottenuti i dischi, vai di imbottitura di verdure e chiudi per bene facendo le classiche pieghetta.

Questa volta ho utilizzato per il ripieno: carote, cipollotto fresco e dei burger vegani. Sono buonissimi anche con il tofu o il seitan naturale. Ho tritato tutto nel frullatore e ottenuto il ripieno. In genere non si cuoce prima di metterli nei gyoza ma visto che questi burger non possono essere ingeriti “poco cotti” ho passato in padella per qualche minuto. Una volta ottenuto i ripieni, ottieni i gyoza e poi puoi scegliere se:

cuocere in padella con un filo di olio di semi di arachidi per esempio. Allungando con acqua e cuocendo per bene. Poca acqua mi raccomando. Giusto un filo per la base.

Oppure cuocere al vapore.

I gyoza si accompagnano spesso a varie salsette e di quelle parleremo sicuramente in futuro ma posso dirti che anche solo intingendole in salsa di soia saranno un vero e proprio idillio.

 

Tre primi piatti diversissimi tra loro ma con un comune denominatore: bontà sorprendente.

Altri articoli come questo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.