Come usare i social in maniera utile (nello sport e nella vita)

Un utilizzo interessante e utile della condivisione sui social delle proprie corse

Confesso che l’abitudine che molti hanno di condividere i risultati delle proprie corse su diversi social non mi è mai appartenuta. Per riservatezza e perché non ho molto di cui vantarmi (ma soprattutto per la prima, e il perché lo dico a breve) credo di non aver mai condiviso un mio allenamento su Facebook o Instagram o Twitter.

Lo faccio in automatico su Strava ma solo perché per mia pigrizia non ho mai capito o non ho mai voluto capire come lo si configura per non condividere le proprie corse. Ma parliamo comunque di uno dei social più verticali che esistano: in fondo è frequentato solo da chi corre o va in bici.

Recentemente però ho notato che questa abitudine, pur resistendo per molti, è un po’ venuta meno in senso lato. Attribuisco il fenomeno a una minor frequentazione dei social (anche se non ho dati per confermarlo) o a una stanchezza comprensibile per una cosa che si fa da tantissimi anni. A un certo punto anche basta, no?

I lati negativi

Fermo restando che ognuno è libero di scrivere o di pubblicare foto sui social con la massima libertà che gli pare, è altrettanto vero che chiunque non gradisca queste esposizioni di altrui vite private o passioni ha tutti i diritti di fregarsene.

Una regola sempre valida di questi ambienti e in genere dell’esistenza umana è che non c’è alcun obbligo di rispondere a ogni cosa che si legge in rete, esattamente come è buona norma non prendere sul personale messaggi che hanno un interlocutore impersonale o generico. Eppure hai mai notato quanti prendono sul personale cose lette in giro che, oggettivamente, manco li riguardavano?

“Basta pubblicare le tabelle dei tempi del tuo allenamento!”, quante volte l’’hai letto? Avrà mai pensato chi lo dice che magari quel post non fosse indirizzato a lui o lei ma fosse, appunto, generico?

C’è un bel numero comico di Ricky Gervais che spiega con un esempio semplice la perversione di certi meccanismi della rete. “Quando la gente se la prende per una cosa che ho scritto su Twitter è un po’ come se lasciassi scritto in una bacheca in piazza che do lezioni di chitarra e passasse uno e strappasse il mio annuncio gridando che lui non le vuole le lezioni di chitarra. Ma chi parlava a te? Se non ti interessano ignora l’annuncio e basta!”.

Eppure ci sono persone che subiscono l’influenza di questi atteggiamenti: si deprimono perché non ottengono gli stessi risultati, provano invidia o senso di inferiorità. Questo dovrebbe portare chi ama a condividere le proprie corse a censurarsi per timore di urtare qualcuno o qualcuna? Certo che no, ci deve essere sempre la massima libertà di dire quel che pare.

Io non condivido perché, come dicevo prima, sono riservato e non penso che i miei tempi e le mie prestazioni siano interessanti, pur concependo che altri trovino irresistibile farlo.

C’è però un utilizzo di questo sistema più interessante e utile.

I lati positivi

C’è un tipo di post del genere che mi piace leggere o vedere: sono quelli fotografici ben fatti e che illustrano i luoghi in cui si corre. Raramente mostrano l’autore o l’autrice, molto spesso sono foto di paesaggi o dettagli curiosi trovati durante una corsa.

Credo in fondo che la cosa davvero interessante da condividere sia lo stupore che proviamo tutti correndo, rendendoci conto della fortuna che abbiamo a vivere l’ambiente come una immensa palestra tutta a nostra disposizione. Inoltre con questi post si dà l’opportunità a molte persone di conoscere luoghi che altrimenti non potrebbero conoscere, oltre a concedergli una pausa rilassante nella giornata.

Cos’è meglio, un selfie di un viso stracciato dalla fatica o un bel panorama del nostro magnifico paese o di qualche meta esotica? Non ho dubbi: i risultati sportivi di qualche sconosciuto mi interessano infinitamente di meno del luogo dove corre.

Un utilizzo del genere inoltre non attiva nessun sentimento di invidia o di inferiorità: lo si ammira e apprezza per quel che è, cioè un luogo o un frammento di una bella corsa che diventa il ricordo di un bel momento e non la certificazione di un risultato atletico solitario.

Ciò che val la pena di condividere sono lo stupore e l’amore per la bellezza della natura o delle città. Per imparare qualcosa di nuovo se quei luoghi non sono noti o per sentirsi rinfrancati da qualcosa di valore estetico. Perché la bellezza non ha mai fatto male a nessuno.

(Credits immagine principale: Lzf on DepositPhotos.com)

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1 COMMENT

  1. Io invece corro con l’orologio e nulla altro. E mi suona strano correre con il telefonino – a parte ragioni di sicurezza in alcuni casi – e fermarsi a fare foto invece di godersi il proprio passo, la propria corsa e la bellezza di alcuni angoli.

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