Come andare d’accordo con la bilancia

È giusto dare tutto questo peso al peso misurato dalla bilancia? Secondo noi no

Non credo di aver mai conosciuto una persona che amasse pesarsi. La bilancia è un po’ come uno strano specchio: sembra non restituire mai l’immagine che abbiamo di noi. Se indica un peso eccessivo ci porta a essere delusi da noi stessi, se ne indica uno troppo scarso ci preoccupa. Non è nemmeno infrequente che persone oggettivamente in perfetto peso forma trovino che qualcosa nel loro corpo non va bene.
Sia perché non ne sono competente (non sono uno psicologo) sia perché il discorso si allungherebbe troppo, non entrerò nel dettaglio del perché molti di noi siano così dipendenti dal valore numerico fornito da uno strumento di misura. In fondo si tratta di un numero, cioè qualcosa di neutro, di per sé.
Il discorso più interessante riguarda invece quanto un rapporto distorto con la bilancia possa influire sulla tua attività sportiva e, più in generale, sulla tua salute mentale.

È un numero

Più volte abbiamo insistito su quanto sia stupido far derivare la nostra serenità da un numero e, allo stesso tempo, di quanto poco quel numero sappia dirci del nostro reale stato di salute.
Hai mai sentito parlare del BMI (indice di massa corporea)? Lo puoi ottenere semplicemente con una formula e ti dice… non molto. Può darti un’idea della collocazione del tuo corpo nell’intervallo normale, sottopeso o sovrappeso.
Si tratta però anche di un numero che può sviare: persone con BMI simile ma altezze diverse vivono stati fisici diversi, eppure per il sistema del BMI sono persone identiche.

Per ovviare alla fallacità di questo sistema è stato introdotto il SBMI che considera anche altre variabili come il sesso e l’età, dandoti un’idea più precisa del tuo stato fisico, basandosi non solo sul tuo peso corporeo.

Anche con questo sistema però si resta legati a un numero: è nuovo, è diverso da quello della bilancia ma sempre di un numero si tratta.
Basta numeri!

Cosa non ti dice quel numero

In questa epoca di dati dovremmo aver capito quanto ogni cosa, fenomeno, avvenimento o fatto siano rappresentabili con i dati. Più sono i dati analizzati con profondità e intelligenza, più è fedele l’immagine che questi riescono a restituire. Pensa a quanti dati servono a dare una vaga idea di come è fatto un corpo umano: altezza, peso, misure delle varie circonferenze, età, pressione sanguigna, battito cardiaco ecc. E si tratta di dati che descrivono forse l’1% di un corpo. Eppure continuiamo ad attaccarsi solo a quello: al peso.

Vediamo quindi cosa non ci dice il peso:

  • Non ti dice esattamente qual è il tuo stato fisico dal punto di vista atletico: due persone possono avere stesso BMI e lo stesso peso eppure avere corpi allenati o per niente allenati. Stesso numero, diverso stato fisico.
  • Lega il tuo stato emotivo (più che quello fisico) a un numero: più vicino è a quello che ritieni il tuo peso ideale, maggiore è la soddisfazione (o il compiacimento).

Le cose sono un po’ diverse e un po’ – molto – più complesse. Il tuo benessere mentale è collegato a quello fisico e questo non è descritto da un numero. Ci si può sentire bene – anche molto bene – dopo aver fatto un allenamento completo e impegnativo e questo stato mentale non c’entra minimamente con il peso corporeo.
Si può essere in peso forma ma essersi costretti a un regime alimentare che priva del necessario apporto calorico, con conseguenti scarse prestazioni atletiche. Mangiare significa rifornirsi di energie e gratificarsi psicologicamente e non è direttamente collegato al peso corporeo. Come prima: le cose sono un po’ più complicate.

C’è un modo in cui è però utile il peso: nelle sue variazioni. Se in un breve arco di tempo (qualche settimana o qualche mese) il peso corporeo subisce variazioni positive o negative importanti senza che queste siano associate a particolari regimi nutrizionali allora possono essere indicative di patologie in atto o di stati di particolare stress o prostrazione.

Dimagrire mangiando poco = avere meno energie

Mangiare troppo poco, specie quando ci si allena con costanza, può avere conseguenze più o meno gravi. Fra queste la più immediata e misurabile è la scarsità di energie a disposizione per eseguire lo sforzo atletico: meno si mangia, meno si reintegrano le energie spese durante l’allenamento, più ci si espone a infortuni (il recupero dagli infortuni stesso richiede molte energie ed esserne sprovvisti allunga quindi il recupero stesso). Ne vale la pena? Potrai dire di essere dimagrito o dimagrita, magari proprio quando avrai più tempo per farlo e compiacertene essendo costretto a uno stop per infortunio o perché non hai forze per allenarti.

Pensa infine a che catena di eventi genera un’eventualità come quella di un infortunio: avvilimento per l’infortunio in sé e perché non ti puoi più allenare (oltre, spesso, al dolore stesso), demotivazione derivata dal degradarsi del tuo stato fisico, via via fino, nei casi più gravi, alla depressione.
No, non ne valeva la pena.

La consapevolezza

La consapevolezza è un concetto su cui torniamo spesso. Si tratta di un atteggiamento fondato sulla conoscenza e sulla percezione del proprio stato psicofisico. Tornando a parlare di peso, ci sono persone “tecnicamente” sovrappeso che hanno un rapporto sereno con il proprio corpo e persone perfettamente nella norma che non si vedono “giuste”. Come è possibile? Escludendo casi di dismorfismo (il giudicarsi anormali fisicamente pur essendo perfettamente normali) o altre condizioni mentali, molte persone si sentono sbagliate perché legano la propria tranquillità mentale anche al peso corporeo. Avendone una percezione sbagliata perché, come abbiamo visto fin qui, si tratta solo di un numero che non dice poi molto.

Ho trovato una bella definizione di consapevolezza: “È una condizione in cui la cognizione di qualcosa si fa interiore, profonda, perfettamente armonizzata col resto della persona, in un uno coerente. È quel tipo di sapere che dà forma all’etica, alla condotta di vita, alla disciplina, rendendole autentiche”.

Essere consapevoli non significa solo sapere qualcosa, ma significa interiorizzare questa conoscenza e portarla a un livello mentale molto più profondo, in modo da permettergli di cambiare la nostra percezione del mondo dando una forma diversa al futuro.

In altre parole? Cambiare il tuo rapporto con la bilancia e capire quanto poco significhi quel numero, inquadrare l’alimentazione nell’ambito del corretto apporto di energie in funzione del tipo di vita e di allenamento che fai significa cambiare la visione delle cose. Esserne più consapevoli poiché le si conosce. Fino a non farsi stregare da un numero che, alla fine, non dice niente di noi.

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