Cinque miti della corsa che non sono veri

Ridimensioniamo alcuni miti della corsa? Ridimensioniamoli, sì.

Nel linguaggio comune, il mito è sia un racconto mitologico (appunto) che una credenza che non viene generalmente mai messa in discussione. Si sa insomma che da sempre le cose sono così o si fanno così e nessuno o pochi si permettono di farsi venire il dubbio. Verificare la bontà di certe credenze è invece doveroso, e in questo caso non parliamo di quante ore far passare dopo aver mangiato per poter fare il bagno ma di cose che riguardano la corsa. Il magazine Trail Runner ha smontato cinque (sei in realtà, ma uno era molto “locale” e l’abbiamo omesso) dei miti più duri a morire non solo della corsa su strada ma anche del trail. Eccoli.

Mito #1: devi correre tanto

L’assunto è che siccome le gare di corsa sono di endurance e quindi prevedono lunghi chilometraggi, allora il miglior allenamento è… correre tantissimo. In verità questo approccio ha ben pochi vantaggi (forse l’unico è quello di preparare la mente ad affrontare la distanza) ma ha molti svantaggi per il corpo: infortuni, burnout, overtraining. È più saggio invece praticare il cross-training (variare il tipo di allenamento), anche perché non è nemmeno vero che sia corretto l’approccio opposto, e cioè il ridurre al minimo la distanza. Correndo poco infatti non ci si adatterà mai a correre molto.

Come fare quindi? Il consiglio è quello di aumentare gradualmente il carico (o il volume, che dir si voglia) adottando una logica di adattamento progressivo. Non a caso è lo stesso tipo di allenamento che consiglia Kilian Jornet: costruendo la resistenza grazie alle sessioni di lavoro davvero pesanti – e soprattutto facendolo con continuità in lunghi periodi di tempo – si permette al fisico di adattarsi, spostando il proprio limite sempre più in là ma poco alla volta.

Mito #2: dai sempre il 110%

La mente gioca anche brutti scherzi. Se è vero che è capace di farti superare certi limiti, è altrettanto vero che può diventare una pessima padrona, convincendoti che se non dai sempre di più del tuo massimo, allora non otterrai niente.

Il problema, nota il coach Mason Coppi, è che dare sempre il 110% sia in gara che in allenamento molto spesso ha una sola conseguenza: la stanchezza. Più ti senti stanco e più pensi che non dipenda da un reale stato di affaticamento e allora spingi ancora di più, col risultato di affaticarti ulteriormente, mancando tutti i traguardi che avevi pianificato.

Ora Coppi spiega agli atleti che segue (oltre ad applicarlo a se stesso) che non tutti i giorni dare il meglio di sé significa battere se stessi. Dare il meglio è dare il massimo che puoi in un dato giorno.

Il suo consiglio più prezioso è però un altro: privilegia la continuità rispetto all’intensità. È più importante allenarsi sempre che allenarti fortissimo.

Mito #3: gli allenamenti veloci non servono

Questa è una regola che si applica soprattutto agli ultrarunner e spiega che chi corre tantissimo non deve trascurare i lavori di velocità. Come ancora una volta insegna Kilian, la velocità in piano si trasforma in resistenza in salita. Se ti alleni su strada, insomma, puoi trasformare la velocità in resistenza in salita.

Mito #4: devi correre tonnellate di km verticali

Questo è un mito che riguarda più gli ultratrail che il runner comune ma è interessante perché individua un metodo sbagliato, simile al Mito #1. Cosa dice? Che se fai trail non è che devi correre come un pazzo in salita e allenarti solo a fare quello. Ancora una volta, gli allenamenti specifici sono molto più efficaci, e chi vi si applica spesso supera in prestazioni quelli che si allenano solo a correre follemente in salita. Privilegiare insomma la velocità e l’economia di corsa ripaga di più in gara perché insegna a usare meglio le proprie risorse, oltre a migliorare la resistenza.

Mito #5: non arrivare alla gara senza un allenamento perfetto

Altra regola che si applica al mondo trail ma che come atteggiamento è valida anche per le gare su strada. La verifica del tuo stato fisico la puoi avere solo in gara e quindi affrontarla solo quando pensi che il tuo livello sia al 100% potrebbe precluderti la verifica della realtà, cioè la gara stessa.

I coach consigliano invece di partire con gare più semplici (vale nel mondo trail ma può adattarsi alle competizioni su strada) partendo da una 10k o da una mezza se punti alla maratona.

Immagina che il livello del tuo allenamento sia la teoria e che la gara sia la pratica: finché non verifichi “sul campo” come realmente è il tuo stato fisico, nessun allenamento potrà mai darti un’idea precisa ma solo supposizioni.
Pensare di non essere mai al livello ottimale inoltre ti impedirà di sperimentare realmente le performance di cui sei capace.

Come in ogni cosa nella vita, la teoria è una cosa, la pratica un’altra.

(Credits immagine principale: Lzf on DepositPhotos.com)

Altri articoli come questo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.