Balenciaga Sneakers Paris High Top Fully Destroyed

Pagheresti 1.450 euro per un paio di sneaker letteralmente disintegrate? Balenciaga pensa di sì. Circa

Balenciaga – che non fa scarpe da running ma che è attenta a tutto quello che la gente indossa, ispirandosi spesso allo streetwear – ha portato un po’ oltre il concetto di jeans usato e strappato applicandolo alle scarpe. In particolare presentando e mettendo in vendita una versione molto particolare delle sue Sneakers Paris High Top. Si tratta infatti di scarpe che la maison francese stessa descrive con piglio scientifico “fully destroyed”, perché in effetti della scarpa resta pochissimo e c’è da chiedersi se si possano indossare o se siano destinate a sfasciarsi dopo il primo passo.

L’esito di questo trattamento somministrato probabilmente da un mastino napoletano a digiuno da un paio di settimane ha indubbiamente colto la mia attenzione. Ma non cadrò nel tranello di darne un’interpretazione moralista, anche dopo aver letto il loro prezzo (1.450€). Un certo livello di fashion (ove il livello è certamente monetario) sfugge alla morale comune, o più probabilmente se ne frega. Perché, a ben vedere, l’operazione di distruzione totale di queste sneaker è chiaramente studiata in modo da far parlare di sé (ci siete riusciti). Come se non bastasse infatti la disponibilità sul mercato è di sole 100 paia e la giustificazione è che sono state fatte per una campagna pubblicitaria. Il prezzo le rende del resto incredibilmente attraenti e la scarsità dell’offerta le eleverà ancora di più a oggetto di culto, soprattutto perché le cose davvero interessanti succederanno sul mercato secondario, cioè quello della rivendita.

Mi spingerei addirittura a pensare che l’idea di questo modello sia talmente tanto studiata bene che la loro produzione potrebbe anche non avvenire mai: chi controllerà mai se ce ne sono davvero solo 100 o anche 10 o una sola in giro? L’eccessiva scarsità dell’offerta le rende solo ancora più desiderabili e ne fa ancora più parlare.

Non che Balenciaga abbia bisogno di questi metodi per far parlare di sé: è infatti già sufficientemente famosa e idolatrata e desiderata da poter proporre qualsiasi modello di scarpa (in genere molto bizzarre, alcuni sono chiaramente ispirati a modelli da running ma sotto steroidi, con intersuole che esondano dalle tomaie e spessori che elevano chi le indossa a parecchi centimetri da terra) sapendo che ne venderà in abbondanza nonostante i prezzi elevatissimi. Vendono pure delle Crocs a 450 euro, di cosa stiamo parlando? Nell’ambito della fashion industry il costo degli oggetti non ha relazione con il loro valore materiale ma solo con la loro desiderabilità: quando leggi il prezzo di un loro capo o di un loro modello di scarpe sappi che non stai leggendo una traduzione numerica del loro valore materiale ma solo un indice della loro desiderabilità.

Un precedente interessante

Come detto, le Paris High Top Fully Destroyed hanno una particolarità oltre all’aspetto estetico e al prezzo: la scarsità. Ce ne sono pochissime disponibili, tanto da rendere il loro prezzo ufficiale una base di partenza per inevitabili rialzi sul mercato secondario. Del resto è lo stesso Demna Gvasalia, direttore creativo di Balenciaga, a dirlo “Il lusso non dipende più dal prezzo, ma dalla scarsità.”

Questo aspetto mi ha fatto tornare in mente un’altra scarpa che tempo fa raggiunse valutazioni deliranti pur partendo da un costo base all’estremo opposto delle Balenciaga. Parlo delle scarpe da running di LIDL che nell’estate 2020 venivano vendute nei punti vendita a 13 euro ma rivendute su Ebay anche a 150 euro. Perché? Un caso di allucinazione collettiva ma anche di scarsità: improvvisamente tutti avevano deciso di doverle avere e la domanda in pochissimo tempo superò l’offerta, portando un modello che per LIDL era nient’altro che un paio di scarpe da running a essere desideratissimo.

Balenciaga non ha lasciato niente al caso mentre è molto probabile che LIDL non avesse previsto il successo travolgente di un anonimo paio di scarpe che di particolare aveva solo i colori (quelli aziendali, poi).
Però l’ironia alle volte fa dei giri strani e mette vicini due estremi opposti, come in questo caso.

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