Abbigliamento a compressione: i benefici

Se ne discute da molto tempo e, ogni volta che esce l’argomento, la domanda è sempre la stessa: l’abbigliamento a compressione funziona?

Al di là delle esperienze personali – i consigli degli amici non sono sempre fondati – la risposta migliore ce la può dare la scienza. E, fortunatamente, ci sono molti studi scientifici indipendenti che ci vengono in aiuto. Bisogna mettere un po’ di ordine, però, perché gli studi sono tantissimi e analizzano diversi effetti.

COMPRESSPORT, l’azienda di riferimento per l’abbigliamento a compressione, ha messo tutte queste ricerche insieme per analizzarne gli effetti e, di conseguenza, realizzare prodotti ancora migliori.

Come dicevo, l’abbigliamento a compressione ha un impatto su molti aspetti della prestazione sportiva. In particolare su:

  • prevenzione degli infortuni;
  • ritorno venoso;
  • propriocezione;
  • effetti sull’apparato digestivo e problemi di stomaco;
  • recupero;
  • riduzione delle vibrazioni muscolari.

Chiaramente non andremo ad approfondire tutto perché altrimenti, più che un post, questo diventerebbe un trattato. Ma voglio concentrarmi su alcuni aspetti che, secondo me, sono importanti e – per certi versi – poco noti.

Le variabili

La prima cosa da considerare in questo piccolo viaggio nella compressione sono le variabili che lo influenzano. Come puoi facilmente immaginare, gli effetti e i risultati possono variare in base a sesso, età e preparazione dell’atleta. Maschi e femmine hanno infatti caratteristiche diverse. Per farti un esempio, le donne hanno un flusso sanguigno più basso e, di conseguenza, avranno bisogno di una maggiore compressione, soprattutto in fase di recupero.
Mentre una buona notizia per noi è che la compressione è molto più utile per gli atleti di livello più basso e la sua efficacia aumenta con l’aumentare dell’età.

Un’altra variabile che dev’essere considerata è il grado di compressione applicata al muscolo. La sfida è infatti riuscire a trovare un livello che sia efficace ma senza procurare disagio.

Il ritorno venoso

Questo è un concetto molto semplice che chiunque sia stato immobile per molto tempo ha sperimentato. Infatti, la forza di gravita porta il sangue a concentrarsi in basso, facendo più fatica a circolare e causando il tipico gonfiore da inattività. Sono le tipiche situazione da viaggio in auto o legate al molto tempo passato in fila ad attendere il pettorale.

In questo contesto, la compressione garantisce la corretta pressione per un ritorno venoso efficiente e, di conseguenza, una circolazione ottimale del sangue.

Lo studio fatto (Peseux et al. 2017) ha infatti dimostrato come l’ossigenazione del sangue a livello dei tessuti sia quasi del 20% più alta quando si è in condizioni di immobilità (o semi-immobilità) e si indossano indumenti a compressione.

L’effetto è quindi molto semplice: si arriva alla gara con le gambe più fresche e pronte alla prestazione.

Riduzione delle vibrazioni muscolari

Anche qui puoi facilmente capire cosa si intenda: la compressione mantiene il muscolo più saldo, supportandolo e riducendone le vibrazioni durante il movimento fino al 30%.
In questo modo si formano meno microlesioni e, di conseguenza, si rischiano meno infortuni in allenamento mentre, in gara, si riduce il rischio di crampi e l’insorgenza della fatica.

Effetti sull’apparato digestivo e i problemi di stomaco

Nelle lunghe percorrenze o allenamenti più duri, l’apparato digerente non è sufficientemente assistito dalla funzione circolatoria perché il sangue è maggiormente concentrato negli arti. La compressione, in questo caso, favorisce una più uniforme distribuzione del sangue e, di conseguenza, riduce l’insorgenza di problemi digestivi.

È stato infatti svolto un test specifico con 2 gruppi di 23 runner che corrono una maratona (uno con gamballetto a compressione, l’altro senza). Al termine è stata misurata la presenza di I-FABP (la proteina marcatore di problemi intestinali) e si è visto che la sua presenza è drasticamente inferiore nel gruppo che ha usato la compressione.

Questo è un aspetto che si può verificare soprattutto nelle gare ultra. Infatti, nelle edizioni dal 2013 al 2016, la percentuale di finisher che utilizza la compressione è superiore a quella di chi non li indossa. Mentre, dall’altro lato, la percentuale di ritirati che non indossa capi a compressione è superiore a quella di chi li utilizza.

Miglioramento della propriocezione e della stabilità

Per sua caratteristica, la compressione attiva i ricettori della propriocezione, migliorandone l’efficienza. Questo ha un riscontro importante soprattutto nella stabilità durante i trail e le corse su strada. Di conseguenza si riducono gli infortuni e migliora la tecnica di corsa, con un inevitabile beneficio anche nel ritardare l’insorgenza della stanchezza.

Quindi la compressione è utile?

Alla luce di tutto questo, possiamo dire proprio di sì. E non perché ce l’ha detto un amico ma con, alla mano, studi scientifici che lo dimostrano.

Per info: COMPRESSPORT

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