Perché alle Olimpiadi di Tokyo sono stati infranti molti record

Le Olimpiadi sono fatte anche per infrangere i record ma prima di quelle di Tokyo non molti ci credevano. E invece.

Tempo di lettura: 2 minutiRicordi che prima delle Olimpiadi molti mettevano le mani avanti, dicendo che, per vari motivi, non avremmo visto battere molti record passati? C’era chi prevedeva che le temperature e soprattutto l’umidità giapponesi non avrebbero creato le condizioni ideali per gareggiare, chi sosteneva che i limiti umani fossero quasi invalicabili. Molte di queste previsioni si sono invece dimostrate infondate: sono caduti due record mondiali (maschile e femminile) nei 400 ostacoli, la giamaicana Elaine Thompson-Herah ha stabilito un record olimpico nei 100 metri e il nostro Marcell Jacobs ha ridefinito quello europeo. Cosa è successo? Un articolo di The Conversation dà alcune spiegazioni.

La pista

La superficie della pista di atletica sembra aver ricoperto un ruolo importante nell’infrangere i limiti umani. Creata appositamente dagli italiani Mondo di Alba, a differenza delle tradizionali piste, impiegava un materiale di nuova generazione contenente celle vuote esagonali capaci di assorbire meglio lo shock e di restituire contemporaneamente più energia. Alle sue doti meccaniche il detentore del record sui 400 ostacoli Karsten Warholm (che a Tokyo ha battuto il sé stesso di qualche mese prima) ha attribuito parte della sua straordinaria prestazione, criticando al contempo il vantaggio a suo dire esagerato garantito dalle Nike Maxfly usate da Marcell Jacobs (e da molti altri atleti).

Le scarpe

Un altro fattore “non umano” che avrebbe contribuito al miglioramento dei tempi in molte discipline, come accennato, è quello tecnologico dato dalle scarpe. Quelle al centro dell’attenzione sono state la Nike Maxfly che comunque utilizzano la tecnologia della piastra in carbonio usata ormai da quasi tutte le scarpe di categoria. Nel caso specifico l’oggetto della polemica sembra essere stato lo spessore della piastra, a detta di Karsten Warholm (che corre con PUMA) eccessivo.

Il clima

Il clima preoccupava: caldo torrido e soprattutto umidità elevatissima. Non si era però forse considerato un fattore: queste condizioni ambientali sono penalizzanti soprattutto nelle discipline di resistenza (come la maratona, dove Eliud Kipchoge, pur con un ottimo 2:08:38, ha corso più lentamente del suo solito), mentre quelle “esplosive” e che si consumano in una manciata di secondi possono trarre un vantaggio considerevole, dovuto ai muscoli letteralmente “più caldi”, un po’ come le gomme delle auto da Formula 1. Il disagio di gareggiare in condizioni estreme sembra insomma avere un’incidenza minore o addirittura essere un vantaggio quanto più aumenta la velocità.

L’allenamento

Il quarto fattore che spiegherebbe tempi così buoni è invece umano e riguarda il solo allenamento. Oltre al miglioramento delle tecniche e agli avanzamenti fatti in questi anni rispetto all’alimentazione e al recupero, molti spiegano le migliori prestazioni facendo notare che, a causa del Covid-19 (e con ricadute, almeno questa volta, positive), gli e le atlete hanno avuto più tempo per allenarsi e sono stati meno interrotti da competizioni, viaggi e distrazioni. Se volevano prepararsi insomma non avevano altro da fare che… allenarsi il più possibile. Una maggiore concentrazione e l’assenza di distrazioni li ha insomma aiutati a perfezionare maniacalmente la preparazione, con risultati evidenti.

Appuntamento a Paris 2024 quindi: riuscirà il genere umano a superarsi ancora, grazie a fattori tecnologici e soprattutto umani? Lo scopriremo di certo.

 

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