Migliorarsi con meno allenamento

Allenamenti più leggeri senza incidere sui risultati, anzi a volte migliorandoli: impossibile?

Tempo di lettura: 3 minutiNella corsa e nello sport esiste un mito durissimo a crollare: quello che i risultati si raggiungono solo con un lavoro esagerato e uno sforzo disumano. Non significa, bada bene, che per ottenerne non ci si debba impegnare e lavorare: significa invece che i risultati migliori si ottengono con il miglior allenamento, che non è necessariamente quello più esagerato e sfiancante.

Nella corsa “l’allenamento pesante” è presto individuato: è quello che prevede tantissima strada, centinaia di chilometri alla settimana, migliaia all’anno. Se è verissimo che in preparazione di una gara lunga e impegnativa come una maratona è opportuno fare il cosidetto “lunghissimo” (cioè il chilometraggio che si avvicina il più possibile a quello che sosterrai in gara), è altrettanto vero che non c’è bisogno di farlo tutte le settimane.

Un altro aspetto trascurato ma di fondamentale importanza in ogni allenamento pesante è l’esposizione agli infortuni. La convinzione che per ottenere risultati ci sia bisogno di fare tantissimi chilometri infatti espone al rischio di infortuni da usura, affaticamento e distrazione. Praticando questo tipo di allenamento anzi si rischia concretamente di farsi del male, doversi fermare e quindi vanificare tutto il lavoro fatto fino a quel punto.

Un esempio è Anton Krupicka, uno dei più famosi ultratrail runner, celebre anche per i chilometraggi assurdi che portava a casa fino a qualche anno fa. Incappato in una serie di infortuni a catena, negli ultimi anni ha modificato moltissimo il suo sistema di allenamento. Il come l’abbia fatto può anche suggerirti la strada che puoi intraprendere (se sei una di quelle persone che macinano chilometri come fossero noccioline): meno corsa e più allenamenti alternativi.

Meno monotonia, più varietà

Il segreto è alla fine abbastanza semplice: più allenamenti di qualità e più varietà nel tipo di lavori. Un altro esempio è quello di Scott Hawker, un ultratrail runner che è passato dai lavori intensissimi a chilometraggi che non farebbero mai pensare a chi si allena per correre per 100 e passa chilometri di fila: invece le 50-60 miglia settimanali fatte nei tre mesi precedenti all’Ultra-Trail du Mont-Blanc del 2019 gli sono bastate per guadagnarsi il 3° posto. La sua filosofia è racchiusa in poche parole “Allenamenti a bassa intensità. Per una più alta qualità di vita a lungo termine”. In altre parole: Scott preferisce allenarsi in maniera da non caricare troppo il proprio fisico per poterlo fare più a lungo, fino e oltre i 50-60 anni. Ti senti di contraddirlo?

Un segreto di tutti gli atleti che hanno optato per gli allenamenti “compatti” è quello di integrare con altri tipi di lavori oltre alla corsa, anche se eseguiti a intensità ancora minore: molti fanno training in palestra, altri vanno in bici.

Chi parte veloce arriva lento (se arriva)

Ancora una volta, è tutto nella testa

Lo ripetiamo spesso: dove non arrivano le gambe, arriva la testa. Anche in questo caso la mente serve tantissimo, ma in un modo un po’ diverso. L’inganno mentale in cui cade chi si allena moltissimo è quello del meccanismo della ricompensa: se mi sono impegnato tantissimo – si dicono – otterrò tantissimo. Il rovescio della medaglia è che se si inizia ad allenarsi in maniera “più leggera” si può pensare che i risultati non arriveranno mai.

È lecito e comprensibile… ma ci sono diversi modi per superare questi pensieri negativi: uno è quello di affidarsi a un coach che condivida questa filosofia e un altro è quello di misurare i risultati. Molti atleti che hanno abbracciato questo metodo di allenamento dicono infatti di avere ottenuto riscontri solo dopo che i risultati li confortavano: i tempi erano buoni se non migliori e anche in gara tutto filava liscio. Perché? Perché spesso nella preparazione si dà per scontato che l’infortunio possa accadere, trascurando il fatto che potrebbe proprio essere causato da un eccesso di lavoro e che fa perdere del tempo, sottraendolo all’allenamento e obbligando a riposi forzati.

Alla fine l’allenamento leggero è un sistema intelligente non solo perché ottimizza il tipo di lavoro che si svolge in ogni sessione ma anche (e soprattutto) perché minimizza le eventualità di infortunio. Potresti quindi scoprire che il tempo impegnato è lo stesso ma distribuito in maniera diversa, più continua e senza riposi forzati.

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