METASPEED™ Sky di ASICS: primo contatto

Prime impressioni sulla nuova performante scarpa di ASICS

Tempo di lettura: 2 minuti

La Sky di ASICS è uno dei due modelli METASPEED™ che ASICS ha lanciato (l’altro è la Edge) introducendo il concetto per cui deve essere esclusivamente la scarpa ad adattarsi all’atleta e non il contrario. In particolare, con il lancio di questi due modelli, ASICS vuole far breccia ai piedi degli atleti che sanno in che modo gestiscono la propria cadenza e si vogliono orientare all’acquisto basandosi su questo aspetto.

LO STACK E IL CARBONIO

Ormai la suola in carbonio è un must per le scarpe di alto livello, vuoi per una questione di effettivo beneficio, vuoi perché è diventato lo standard de facto per le scarpe da gara. Anche l’altezza dell’intersuola – che nelle ASICS si chiama FlyteFoam™ – spinta ben oltre i due centimetri e mezzo (nelle Sky è di 3,3 nel punto più alto al tallone e 2,8 in punta), è una consuetudine a cui tutti i brand ci hanno abituato. Il design di queste scarpe le rende però ben identificabili e non c’è sicuramente il rischio di confonderle con quelle di altri marchi.

SOTTO IL CARBONIO, NIENTE

No, ovviamente non è così, ma la sensazione è proprio quella e correrci i primi chilometri è stato come poggiare il piede direttamente sull’asfalto e la pista. Il battistrada è sottilissimo e rimanda verso la pianta ogni piccola asperità del terreno, quasi come se l’intersuola non esistesse, mantenendo però il livello di protezione che la schiuma garantisce (perché c’è, eccome se c’è), anche grazie alla tomaia fasciante, leggerissima ma che consente alla scarpa di restare salda e non far muovere il piede. Da questo punto di vista, poi, la larghezza leggermente superiore alla media della pianta aiuta molto per la distribuzione del peso e per il ritorno energetico, distribuito in maniera ottimale. In questi primi chilometri corsi insieme, le ASICS METASPEED™ Sky mi sono sembrate scarpe con un potenziale enorme, ma non per tutti: il fatto che siano studiate per chi conosce la propria cadenza riduce infatti il potenziale numero di utilizzatori e, sebbene mi siano parse confortevoli anche a passo di riscaldamento e defaticamento, ti fanno subito capire che sono nate per migliorare il proprio personale su distanze sopra i dieci chilometri e fino alla maratona e trovano quindi il loro utilizzo ideale quando si cerca di spingere al massimo.

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