Le Olimpiadi si faranno?

Ci sono argomenti a favore e argomenti contro ma l'impressione è quasi una certezza: si faranno

Tempo di lettura: 2 minutiUn lungo e puntuale articolo del New York Times ha fatto in questi giorni il punto della situazione riguardo alle prossime Olimpiadi di Tokyo, in particolare interrogandosi sulle condizioni a margine e sulla ragionevolezza o meno di tenerle comunque.

I fattori di allarme sono diversi:

  • A fine marzo il Giappone ha affrontato la 4a ondata del virus e le maggiori città (fra cui Tokyo) hanno dichiarato lo stato di emergenza
  • Attualmente solo il 15% della popolazione ha ricevuto una prima dose di vaccino, in conseguenza di una campagna vaccinale definita “lenta in maniera imbarazzante”

I pro e i contro delle Olimpiadi hanno ragioni da spendere su entrambi i lati dello schieramento. Vediamo quali sono.

Chi è contro

Gli atleti che arriveranno in Giappone – e parliamo di decine di migliaia – non devono dimostrare di essere vaccinati. Al di là dell’incongruenza di aver impedito l’ingresso a qualsiasi straniero per lungo tempo, il rendere opzionale la vaccinazione crea sconcerto e disappunto.

L’organizzazione dei Giochi si basa anche sul lavoro di 80.000 volontari, 10.000 dei quali si sono già ritirati citando come causa principale la mancanza di sicurezza sanitaria.

Il pubblico straniero non potrà assistere dal vivo ai Giochi, mentre quello locale avrà accesso a una quarantina di luoghi deputati allo svolgimento delle competizioni. La sicurezza in queste situazioni è affidata ai singoli e al loro rispetto delle norme anti-diffusione del Covid, che si applicano ovviamente anche agli atleti duranti i loro spostamenti e le loro attività.

Si calcola infine che sia necessaria una presenza di almeno 10.000 tra medici e paramedici ma l’associazione di Tokyo che li raccoglie (e che ne conta 6.000) dice che sono in gran parte già esausti dal lavoro che hanno prestato durante la pandemia e avanzano il dubbio che non possano sostenere l’assistenza anche durante i Giochi.

E chi è a favore

Le ragioni a favore delle Olimpiadi a qualsiasi costo sono più basate su fattori economici, su valutazioni riguardanti il lavoro degli atleti e su un calcolo di contenimento del rischio.

Economiche: l’annullamento si tradurrebbe in un bagno di sangue per l’organizzazione, gli sponsor e le federazioni nazionali, oltre al fatto che il 73% dei ricavi di questo tipo di manifestazioni vengono dai diritti televisivi, che mancherebbero del tutto.

Atletiche: per partecipare alle Olimpiadi gli atleti si preparano per 3 anni e 11 mesi. L’annullamento di un’edizione raddoppierebbe questo lasso di tempo per moltissimi di loro, portandolo a quasi 8 anni, cioè all’intero arco della loro vita attiva, cioè quell’intervallo durante il quale le loro prestazioni sono al massimo. Molte carriere, in altri termini, sarebbero compromesse se non spazzate via.

Il rischio è controllabile: i casi di contagio sono diminuiti considerevolmente rispetto all’ultimo picco e il ritmo delle vaccinazioni – che all’inizio della campagna era di circa 37.000 dosi al giorno – oggi è di un milione al giorno. L’appoggio della popolazione sembra in crescita e a ritmo sostenuto.

Coma andrà a finire?

A cinque settimane dall’inizio dei Giochi sembra che niente possa fermare la macchina organizzativa. Del resto un sistema così complesso come le Olimpiadi ha la manovrabilità di un cargo da un milione di tonnellate (che, per la cronaca, non esiste: il massimo è 24.000 tonnellate) e fargli cambiare rotta o arrestarlo è impossibile.

Resta solo da sperare nella cooperazione e nella buona volontà di tutti e in una buona dose di fortuna, che non guasta mai.

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