La percezione del tempo

Il tempo è misurabile ma la percezione che se ne ha è soggettiva. E questo ci dà il potere di controllarlo, anche se sembra impossibile

Tempo di lettura: 4 minutiOgni giorno siamo sottoposti a un bombardamento continuo di informazioni, notizie, polemiche e stimoli. Capita raramente di trovare un filo conduttore in tutto quello che leggiamo o sentiamo e quasi sempre se ne perde il senso (perché un senso non c’è, sono le cose che succedono nel mondo, raccontate secondo milioni di punti di vista).
Altre volte, molto raramente, capita di trovare nessi fra cose apparentemente distanti, forse anche un senso.

Metto insieme due notizie lette quasi negli stessi giorni e apparentemente distanti anni luce: il racconto di Filippo Tortu dei suoi ultimi gloriosi 100 metri nella staffetta di Tokyo (per la quale ha vinto l’oro assieme a Jacobs, Desalu e Patta, nel caso negli ultimi mesi fossi stato sulla Luna) e l’impresa folle del pilota italiano Dario Costa, che il 4 settembre scorsa Istanbul ha volato dentro due tunnel stradali, sfiorando con le ali le pareti e con un margine di manovra risicatissimo e infinite incertezze.
Se si può dire che le due esperienze sono distanti anni luce fra di loro, si può anche dire che in un certo senso hanno volato entrambi: Tortu sulle ali delle sue gambe e Costa su quelle del suo aereo. Ma il parallelo non è solo letterario. Qualcosa, in ciò che entrambi hanno dichiarato, li accomuna.

Il tunnel

Di quella magica notte a Tokyo Tortu dice “Di noi sprinter raccontano che quando siamo lanciati a 40 all’ora è come se corressimo in un tunnel: non vediamo, non sentiamo, non pensiamo a nulla, solo ad andare veloce. Io però i 37”50 della finale della 4×100 a Tokyo li ho corsi fuori dal tunnel: ricordo tutto centesimo dopo centesimo, metro dopo metro. E non lo dimenticherò mai”.

La prima parola chiave mi si è apparsa evidente subito, luminosa e chiara: “tunnel”.
Poi Tortu prosegue: “A 50 metri dal traguardo ragiono. Altro che tunnel: ragiono a 40 all’ora e capisco che l’unico errore che non devo fare è strafare, contrarre i muscoli, imballare il motore. Mi è capitato spesso di bloccarmi, a esempio nella semifinale dei 100 metri pochi giorni prima. Ma ora ho una lucidità assoluta, superiore. Sto vincendo le Olimpiadi e mi basta restare calmo altri tre secondi per riuscirci”.

Invece di strafare o forse proprio nel momento in cui deve esprimere il massimo della potenza e della tecnica, Tortu ha un motore che gira al massimo dei giri e dentro la testa una calma assoluta, un controllo e una focalizzazione che impressionano per lucidità. È come se il tempo esterno e dello stadio andassero al massimo e quello interno e mentale rallentasse in modo da permettergli la massima concentrazione e il controllo più totale.
Due cronometri che, se non vanno in senso contrario, è come se misurassero due tempi diversi: uno velocissimo e uno lentissimo, quello che ti lascia tutto il tempo di prendere le decisioni, quelle giuste.

Dario Costa © Nuri Yilmazer for Red Bull Content Pool
© Nuri Yilmazer for Red Bull Content Pool

Lo spazio in mezzo

Costa ha compiuto la sua impresa in 7 secondi in più del quartetto italiano: 44 secondi per volare per 2,26 km. Ha fatto decollare il suo aereo all’interno di un tunnel stradale che gli consentiva uno spazio di 4 metri di manovra ai lati (e se ti sembrano tanti pensa che stava pilotando restando a un metro di altezza da terra e che un aereo ha dei tempi di reazione che devono essere calcolati con anticipo e una manovrabilità proporzionale alla sua mole – cioè: era un casino pazzesco!).

Ha poi raccontato che il momento più difficile non è stato – il tutto è relativo ovviamente – volare all’interno dei due tunnel ma il tratto aperto fra il primo e il secondo. In quel punto infatti lui e il suo aereo erano esposti a un vento laterale che ha modificato la sua traiettoria, costringendolo a correggerla per evitare di schiantarsi all’ingresso del secondo tunnel.

Come c’è riuscito, oltre che sfruttando tutte le sue abilità di pilota e stunt professionista? Lo racconta lui stesso dopo l’impresa:
È successo tutto molto velocemente, ma quando sono uscito dal primo tunnel l’aereo ha iniziato a spostarsi a destra perché avevo vento laterale. In quel momento tutto nella mia testa ha rallentato. Mi sono concentrato solo sul riportarlo in traiettoria per centrare l’ingresso del secondo tunnel. Una volta entrato, tutto ha ripreso ad andare alla massima velocità”.

Per entrambi la massima velocità e la più totale concentrazione si manifestano con una distorsione del tempo che pare rallentare invece che accelerare, non lasciandoti la possibilità di decidere con freddezza.

La potenza di questi due racconti, oltre alle imprese straordinarie che descrivono, è basata sul paradosso della percezione del tempo: siamo abituati a misurarlo come se fosse una grandezza oggettiva (e lo è, per molti versi) ma il rapporto che ne abbiamo è filtrato da come lo percepiamo. Ti sarà infatti capitato di essere concentrato a far qualcosa e non accorgerti del tempo che passa, oppure il contrario. In genere quando si fa qualcosa che ci impegna mentalmente o fisicamente il tempo passa in un baleno, e il contrario quando siamo alla festa sbagliata con le persone sbagliate. O in coda alle Poste.

Il tratto comune è la concentrazione, la capacità di focalizzarsi su qualcosa e farla dando tutto noi stessi.
Ma guardala anche a un altro punto di vista: un altro tratto comune delle storie di Tortu e di Costa è che entrambi erano in controllo del tempo, l’hanno piegato alle loro volontà. Hanno, in un certo senso, vinto sul tempo, rallentandolo nella mente e accelerandolo nel mondo fisico.

Se il tempo è – anche – il frutto della percezione che ne abbiamo, lo strumento per dominarlo è la concentrazione, la focalizzazione. Una capacità che sempre più difficilmente riusciamo a dominare ma che ci dà un potere enorme.
Anche Einstein ne sarebbe ammirato, io ci credo.

(cover photo: dall’account Instagram di Filippo Tortu)

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