La corsa che non finisce mai

La si corre in Nuova Zelanda e ha una particolarità: non esiste il traguardo

Tempo di lettura: 4 minutiPotrebbe trattarsi di un videogioco, potrebbe essere il remake di “Highlander” (“Ne resterà soltanto uno”) e non è escluso che proprio a quel film si sia ispirato chi ha inventato una delle gare più estreme e singolari che esistano al mondo.

Si chiama “Riverhead Backyard ReLaps Ultra“, si corre in Nuova Zelanda vicino ad Auckland (l’ultima edizione si è tenuta lo scorso 16 aprile) e si presenta in maniera inequivocabile: “Chi sopravviverà?”.

Regole semplici, il difficile è vincere

L’unica regola, a ben pensarci, è semplicissima: solo un o una partecipante può vincere. Tutti gli altri sono classificati come DNF, cioè “Did Not Finish” (non ha terminato la gara).  A differenza di ogni altra gara, non conta essere i più veloci ma solo i più resistenti e non è detto che chi lo è sulla carta lo sia anche sul terreno. È anche una gara in cui potenzialmente e in ogni momento tutti (ma proprio tutti) hanno le stesse possibilità di vincere. Anche man mano che i 73 che quest’anno hanno partecipato si sono sfoltiti, i rimanenti continuavano ad avere singolarmente sempre le stesse possibilità. Molto democratico.
Per dare un’idea di quanto essere forti conti relativamente, a questa edizione ha partecipato Chris Bisley, uno dei più capaci ultratrail runner neozelandesi, che in quella precedente dopo 23 ore è scoppiato. 23 ore sono tantissime eppure lui ci è rimasto malissimo, giustificandosi parzialmente con l’enorme pressione che si sentiva sulle spalle e scusandosi con i fan per averli delusi. Questa edizione per lui non era solo “un’altra edizione” ma quella del riscatto.

 

Il terreno

La gara si svolge “in the backyard”: c’è un circuito e che tutti lo devono seguire, a ripetizione, ossessivamente. Trattandosi di una ultratrail però non parliamo dell’anello di una pista di atletica ma di un sentiero prevalentemente di argilla che con la pioggia (che non è mancata) diventa ancora più impervio perché le scarpe affondano ed è come correre su ventose.

A peggiorare le condizioni di gara ci si mette non solo il tempo meteorologico ma anche la geografia: in questo periodo dell’anno infatti in Nuova Zelanda le giornate durano esattamente 12 ore, il che significa che metà della gara si svolge al buio. Partenza alle 6 del mattino e buio alle 6 di pomeriggio. E si continua. A quel punto però già 50 partecipanti si sono ritirati.

I personaggi

Le storie di chi l’ha corsa sono forse la parte più bella di questa gara perché spiegano e dimostrano come la motivazione per arrivare alla fine di una gara di resistenza estrema non te la diano solo il fisico e la testa ma serva anche uno spirito guidato da un progetto più grande.

Bisley l’hai già conosciuto: è determinato a rifarsi della brutta figura rimediata l’anno scorso ed è semplicemente fortissimo. Sam Harvey invece è una figura decisamente marginale e strana del mondo ultratrail: è un ex-allenatore di rugby che quando stava seguendo professionalmente una squadra in Tennessee ha conosciuto Anna e se n’è innamorato. Tornato in Nuova Zelanda si è trovato separato dalla sua amata per via del covid ma finalmente nel Natale 2020 è riuscito a volare di nuovo da lei e a proporle di sposarlo. E non l’ha fatto in un posto qualsiasi ma nel Frozen Head State Park, cioè il luogo dove si tiene la più famosa delle gare più assurde del mondo: la Barkley Marathons, cioè una competizione così estrema che in tutte le sue 35 edizioni solo 15 persone sono riuscite a finirla.

Da quel parco Sam ha portato a casa un ricordo: due piccole pietre, quai un talismano che ha tenuto con sé lungo tutta la gara, a testimoniare il suo impegno a vincere. Giusto, ho dimenticato di dirti una cosa: il premio della Riverhead Backyard ReLaps Ultra è un biglietto aereo e l’iscrizione alla gara gemella, in Tennessee, chiamata Big’s Backyard o Big Dog’s Backyard Ultra, l’altra gara folle inventata da quel sadico pazzo (detto affettuosamente) di Lazarus Cantrell, cioè l’inventore della Barkley Marathons.

I pronostici erano chiari fin dall’inizio: se avessi dovuto scommettere su chi poteva farcela avresti dovuto puntare su chi cercava il riscatto e chi lo faceva per amore, per poter tornare dalla sua amata Anna e sposarla, alla fine.

Ne resterà solo uno

Facciamo ora un avanti velocissimo: abbiamo già visto che dopo 12 ore e al calare del buio si sono ritirati in 50. Durante la notte il manipolo di 20 e passa sopravvissuti ha continuato a correre nel fango e sotto la pioggia, ma al buio. Alcuni riposando brevemente prima di ogni nuovo giro (che durava in media 50 minuti) e altri cambiando maglietta e scarpe. Sam nel frattempo ne ha distrutte un paio e le ha cambiate con quelle prese in prestito dal padre. Non ha nessuna intenzione di mollare. Dopo 168 km e 25 ore molla anche Fiona Hayvice, una ultratrail runner fortissima. In gara restano solo loro due: Sam Harvey e Chris Bisley, la forza dell’amore e quella della rivincita. Nessuno dei due ha la minima intenzione di cedere. E infatti la gara non è per niente finita. La stanno correndo da un giorno intero ma qualcosa è rimasto ancora in quelle gambe e quello che non c’è lo vanno a prendere con la forza, ognuno, ostinatamente.

Quel qualcosa è tantissimo: tanto che bisognerà aspettare la 37a ora per vedere uno dei due cedere, dopo essere stati testa a testa sempre, precedendosi o seguendosi con distacchi di pochi minuti e trovandosi al ristoro prima di ogni nuovo giro senza mai guardarsi negli occhi.

Ma la 37a ora è fatale per Sam Harvey. Chi lo vede correre adesso nota qualcosa di strano: la sua gamba destra non segue più gli ordini, va dove vuole. Sam non ne ha più, è letteralmente finito. Completa il giro e dice alla sua crew che si chiama fuori e si dichiara sconfitto: non è solo fisicamente esausto ma anche mentalmente. Nelle ultime fasi della gara ha avuto le allucinazioni: ha visto un coccodrillo e soprattutto Baby Yoda. Forse fra le due questa è l’allucinazione che l’ha convinto che era giunto il momento di mollare.

 

È dispiaciuto e si maledice per non avercela fatta, per aver mollato proprio quando la gara era fra lui e solo un altro. Che gli serva per la prossima edizione, per caricarsi mentalmente e fisicamente come ha saputo fare Bisley? Per ora gli auguriamo di andare in Tennessee in ogni caso e di sposare la sua amata Anna. Questa gara assurda ed eroica che ha fatto vale come prova d’amore. Eccome.

(Cover photo: Instagram)

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