It’s New York, Mate!

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Ieri si è corsa la Maratona più famosa del mondo: la TCS New York City Marathon, forse la Maratona per eccellenza, almeno nell’immaginario collettivo. Quella di New York è una Maratona che conosciamo bene su RunLovers, ma che ogni anno è in grado di farci provare emozioni particolari e darci sempre un motivo in più per amare questa gara e questa città, così diversa da tutte le altre e così straordinaria da sembrare sempre in procinto di darti una possibilità. Ecco, ieri – anche ieri, direi – è successo di nuovo. Non solo per le vincitrici e i vincitori di questa edizione, che, per la mera cronaca, sono stati Madison de Rozario e Marcel Hug per la gara delle handbikes e Peres Jepchirchir e Albert Korir per la corsa a piedi. La Maratona di New York del 7 Novembre 2021 aveva infatti, tra i circa trentamila che sono partiti dal Verrazzano Narrow Bridge su Staten Island, due nomi in particolare: Shalane Flanagan e Thomas Puzey.

Shalane Flanagan, atleta statunitense di altissimo livello, più volte olimpionica per gli USA, vincitrice di innumerevoli gare e dell’edizione 2017 della gara della Grande Mela, tornava a correre New York da runner amatoriale, se tale si può definire un’atleta della sua caratura in pensione, con in testa un’impresa mai tentata fino a ieri: correre tutte le sei Major del circuito Abbott in un anno o meglio, visto che quest’anno sono risultate tutte concentrate in sole sei settimane, essere la prima persona al mondo a correrle in soli quarantadue giorni. L’idea le è balenata in testa perché ha pensato di poter essere di ispirazione per le altre donne e per “sentirsi libere di mettersi alla prova, per la mia salute mentale e per la mia sfera emotiva. Per tanti anni ho pensato solo a correre il più velocemente possibile. Adesso invece voglio solo gustarmi il piacere di poter continuare a correre”. Ha quindi iniziato a settembre a Berlino, correndola in 2h38′, per poi spostarsi a Londra la settimana successiva e tagliare il traguardo in 2h35′, volare negli Stati uniti e correre la domenica successiva a Chicago in 2h46′ e il giorno successivo a Boston in 2h40′, per poi organizzare la propria virtual run per la Maratona di Tokyo a Portland e correrla in 2h35′ e infine, come dicevo in apertura, tornare a New York per chiudere il cerchio e fermare il cronometro sulle 2h33′.

Un’impresa da atleta di grandissimo livello che ha fatto sognare tutti noi e ci ha portati a fare il tifo per lei. Una donna che è stata, su quelle linee di partenza e di arrivo, tutte le donne del mondo.

È quella di Thomas Puzey, però, la storia più bella.
Forse lo conosci con il suo nickname che usa nei social, Tommy Rivs.
Atleta ultrarunner di fama mondiale, nella primavera del 2020 accusa i sintomi di una polmonite e pensando di essere affetto dalla CoViD-19 si reca in ospedale per accertamenti. La diagnosi è un pugno allo stomaco: Rivs soffre di un tumore ai polmoni molto aggressivo, bilaterale, che lo costringe in pochissimi giorni alla respirazione artificiale tramite respiratore meccanico. Resta in ospedale per mesi e perde metà del suo peso. Per il primo periodo, a causa dei dolori lancinanti che il solo tentare di respirare gli dà, viene sedato e sottoposto a coma farmacologico e per diverse settimane si fa strada l’ipotesi di un trapianto di polmoni. Incredibilmente però Tommy dà segni di miglioramento, riprende gradatamente a respirare da solo ed è dichiarato fuori pericolo di vita, quindi dopo diversi mesi di ricovero in ospedale entra in un centro per la riabilitazione. Non è nemmeno l’ombra del grande atleta che era andato a fare i controlli qualche mese prima, ma è vivo ed è pieno di voglia di andare avanti, pronto a lasciar cadere ogni goccia di sudore necessaria per tornare a condividere momenti felici con la sua famiglia e a fare ciò che più ama: correre.
Passano le settimane e i mesi, la ripresa è estremamente lenta e le cose non sembrano andare come desiderato, ma i miglioramenti ci sono, Tommy riesce a camminare di nuovo – sebbene a fatica – e comincia a pensare ad una idea che sembra assurda: correre la Maratona di New York 2021, nell’anno del cinquantenario. Ovviamente, non correrà per fare il tempo, anzi, probabilmente non correrà proprio, ma vorrebbe provare a percorrere ancora una volta quei quarantaduemilacentonovantacinque metri. Convince subito tutti: famiglia, sponsor, medici.

Ce la può fare.

Così, ieri mattina, al colpo di cannone che scandisce la partenza, muove il primo passo. Il primo di decine di migliaia di passi lenti, pesanti e che tolgono ogni energia e che, uno dopo l’altro, lo portano a tagliare il traguardo di Central Park, ancora una volta, in un’ovazione di pubblico in delirio per il suo arrivo.

Un uomo solo, a vederlo percorrere le strade di New York, ma che ad ogni passo ha in realtà condiviso il percorso con tutte le persone che ama e che lo amano. Un uomo che dimostra alla vita che vale sempre la pena viverla, che è sempre giusto festeggiarla.

 

Shalane e Rivs, due storie incredibili, due storie da Maratona di New York, dove tutto può succedere.

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