Garmin Instinct Solar – essenziale q.b.

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Una delle maggiori preoccupazioni dei nostri giorni è – ahimè – la durata della batteria. La batteria di cosa? Di tutto. Dello smartphone, del laptop, del tablet, dello smartwatch. Fortunatamente gli sportwatch hanno in genere una batteria di tutto rispetto: ma quando si tratta di sport outdoor come il trail running o l’escursionismo, le distanze spesso si allungano e potremmo avere necessità più estreme.

Per come la vedo io la battaglia per le quote di mercato in questo settore sarà vinta nei prossimi anni da chi sarà in grado di risolvere nel migliore dei modi questa problematica: per me non è più accettabile dover correre un ultra trail come la LUT, l’UTMB o il Tor de Géants e vedere gente costretta a trafficare con power bank e cavi che attraversano ogni parte del loro corpo, invece che pensare solo a correre.

Ho voluto quindi testare uno sportwatch che promette di risolvere – almeno in parte – la questione: il Garmin Instinct Solar.

Out of the box

Appena estratto dalla scatola penso immediatamente che sia un oggetto estremamente ignorante, nell’accezione positiva che io do al termine: non un oggetto complesso da studiare con calma, ma qualcosa che indossi e inizi a utilizzare subito, con tutte le funzioni principali a portata di mano.

Il mio è giallo e non posso fare a meno di pensare che si tratti di una sorta di omaggio (o perlomeno citazione) a un glorioso modello degli altrettanti gloriosi anni ’90.
Se sei abituato al mondo Garmin ritroverai qui tutto quello che cerchi: il collaudato sistema a cinque pulsanti e le strutture dei menu di navigazione – fermo restando le differenti funzionalità tra un modello e l’altro – sono quelle che ti aspetti. Io che utilizzo solitamente un Garmin Forerunner 945 ci metto meno di cinque minuti a settare tutto, sincronizzarlo con il mio profilo su Garmin Connect e importare automaticamente le mie ultime (scarse) prestazioni, così che l’orologio impari già qualcosa delle mie (pessime) abitudini sportive.

Impostazioni da stress

Dopo una prima carica al 100% l’Instinct mi dice che l’autonomia sarà di 24 giorni, dopo un paio d’ore al polso passa a 26 giorni: chiaramente questo è un valore che si riferisce a un uso quasi esclusivamente come smartwatch – senza tracciamento GPS –, ma mi pare un ottimo inizio. Decido però di spremerlo fin da subito al massimo delle sue possibilità, quindi ecco cosa faccio:

  1. Attivo le impostazioni di rilevamento automatico attività 24/7, in questo modo ogni mio movimento (passi, piani saliti, sonno) viene registrato.
  2. Pur mantenendo la watchface originale (per me la migliore) sostituisco il campo altimetria con quello del battito cardiaco, così che sia sempre visibile e aggiornato in tempo reale.
  3. Imposto la rilevazione gps ogni secondo.
  4. Attivo tutte le smart notification ricevute via Bluetooth dal mio iPhone (ed è subito un tripudio di piacevoli vibrazioni, i tramonti su Instagram tirano sempre un casino).

Durante il periodo di test svolgo principalmente tre attività: molta corsa, un po’ di ciclismo e una buona dose di escursionismo. Quest’ultimo mi permette di valutare anche un uso continuativo della rilevazione Gps/Glonass per molte ore continuative.

Energia solare

Il Garmin Instinct è un modello che mi ha sempre stuzzicato per la sua semplicità: è estremamente spartano nella sua costruzione, riduce al minimo i fronzoli (sia hardware che software), e ha un display in bianco nero grande il giusto. Tutte caratteristiche che già di per sé contribuiscono a risparmiare batteria.

La versione Solar in più utilizza parte del quadrante per alloggiare delle piccole superfici capaci di immagazzinare la luce del sole. Attenzione, qui un doveroso disclaimer. A differenza di quanto si potrebbe immaginare (o perlomeno di quanto io avevo immaginato) non si tratta di una ricarica solare a tutti gli effetti: una volta che lo sportwatch si è scaricato occorrerà ricaricarlo con il cavo, come sempre. Si tratta piuttosto di un sistema che fa sì che la batteria si scarichi molto più lentamente, a patto di tenerlo esposto al sole il più possibile. Un widget dedicato (impostato sulla watchface di default, ma ovviamente raggiungibile anche via menu) mostra sempre quanta ricarica solare ha ricevuto il dispositivo nelle ultime sei ore. È lecito saltuariamente gridare qualcosa tipo “e adesso, con l’aiuto del Sole, vincerò! Attacco solare: energia!” se te la senti.

Per me è un grande sì

Che posso dire? Per me è un oggetto promosso a pieni voti.
La durata della batteria mi ha soddisfatto pienamente: con le impostazioni sopra descritte – quindi con uno elevato stress – l’Instinct ha tenuto botta 15 giorni e circa 20 ore di attività GPS. Attivando la gestione smart della batteria avrei ottenuto grossomodo una durata di due volte e mezzo. Inoltre c’è da dire che non sempre ho potuto passare qualche ora all’aperto, quindi potenzialmente avrei potuto sfruttare ancora di più la funzione Solar.

Il design (non meno importante delle funzioni) per me è azzeccatissimo: quella piccola area circolare ti permette di avere sempre il focus su ciò che ti interessa ed è la prima cosa che mi è mancata tornando al 945. Certo ti deve piacere l’orologio un po’ appariscente, ma è mio dovere ricordare che “il tamarro è sempre in voga perché non è di moda mai”. Per carità lo puoi prendere anche total black, ma sarebbe un vero peccato.

Infine il rapporto funzionalità/prezzo è assolutamente competitivo: pur essendo un oggetto spartano è dotato di cardiofrequenzimetro, pulsossimetro, bussola e – soprattutto – altimetro barometrico, per me essenziale per le uscite di trail running e hiking. Vero, non avrai le metriche avanzate di corsa, ma quanto le usi? Inoltre ha funzionalità molto utili per tutte le attività outdoor come l’auto climb, il livetrack e la possibilità di tracciare il nuoto in acque libere.

Avrei voluto le mappe, quello sì. Ma avrei voluto anche sposare Katy Perry (Katy, nel caso sappi che siamo ancora in tempo).

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