Exuvia, ciò che resta della corsa

Il nuovo album di Caparezza è movimento ed evoluzione, come la corsa

Tempo di lettura: 2 minutiL’esuvia – in latino exuvia – è il resto di un esoscheletro dopo la muta di un artropode, dice Wikipedia. In parole povere, è quello che rimane di un insetto quando fa la muta e, se ci pensi, è esattamente quello che rimane di noi quando usciamo a correre: non torniamo mai uguali. Né mentalmente, né fisicamente.

Lasciamo casa e iniziamo un viaggio.

È proprio da qui che parte il nuovo album di Caparezza che, appunto, si intitola Exuvia. Non a caso, nell’ultima traccia di Prisoner 709 (l’album precedente) Capa non compariva: era infatti simbolicamente fuggito dalla prigione. E proprio dell’album di 4 anni fa, questo è la prosecuzione.

Exuvia è un lavoro in movimento, peregrinazione ed esplorazione – tra generi diversi, citazioni e autocitazioni – in cui Caparezza rappresenta senza troppe metafore il suo passaggio all’età adulta, alla maturità. Un passaggio in cui tutti possiamo riconoscerci.

Il risultato è un concept album di grande valore che puoi ascoltare con diversi livelli di coscienza: dalla superficiale orecchiabilità delle canzoni fino ad arrivare all’analisi dei testi e delle citazioni che – ammetto – anch’io non sono riuscito a percepire tutte al primo ascolto.

La cura estrema

A Caparezza bisogna innanzitutto riconoscere un’estrema cura nella realizzazione di questo suo ultimo lavoro: 19 tracce (skit compresi) che compongono una storia lineare e stupendamente colorata.
Innanzitutto per il lavoro che ha fatto nella scrittura dei testi di cui percepisci la complessità in modo chiaro.

Su questo aspetto vorrei soffermarmi un istante. Infatti i concetti espressi e il vocabolario di Caparezza sono molto vasti e proprio questo trasforma il suo lavoro in una vera impresa.
Nella scena rap italiana attuale – in cui concetti, toni e produzione, sono piatti e abbastanza monotoni – il marketing e la semplicità e superficialità dei contenuti sembrano dominare. Invece in Exuvia vengono uniti così tanti elementi da trasformare l’album in un meraviglioso puzzle da 10.000 pezzi che se ne frega di piacere a tutti costi perché è, semplicemente, espressione di un’idea, di un racconto, di una storia autentica. E, proprio per questo, piace.

La cura, dicevo prima. Ti invito a seguire con attenzione i testi – anche a leggerli per seguirli meglio – e ad apprezzare la composizione e la produzione: tutto è perfetto.
Exuvia potrà piacerti oppure no ma bisogna riconoscere a Caparezza l’indiscussa attenzione e cura di ogni dettaglio.

Ora non ti resta che infilare le cuffie, farlo partire e seguire il flow di Exuvia; passo dopo passo.

Ah, e se ti chiedi chi sia “Marco” citato in La Scelta, è lui. Buon ascolto!

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