È tutta una questione di incastri

È racchiusa in una parola declinata al plurale, la giornata di chi cerca di fare tutte le cose che deve fare e anche quelle che vorrebbe fare: incastri.

Tempo di lettura: 2 minutiIn questo periodo così strano, in cui la corsa passa per certi versi in secondo piano e per certi altri invece risulta quasi una attività essenziale per mantenere a un livello accettabile la nostra sensazione di benessere fisico e psichico, tutti noi ci siamo dovuti adattare e abbiamo iniziato a creare incastri (o perfezionato il nostro modo di farlo, se vuoi), che come pezzi di un Puzzle o tessere del Tetris cerchiamo di allineare per non lasciare quasi niente di vuoto nelle nostre giornate. Creiamo incastri per poterci organizzare col lavoro, pianificando le riunioni, le attività manuali e i momenti in cui ci si deve dedicare ai conti, li creiamo per quando andiamo a far la spesa, per capire quale sia l’orario migliore per andare dal fruttivendolo o dal panettiere, e li creiamo anche per gestire il nostro tempo libero. La cosa migliore è che nella stragrande maggioranza dei casi, non serve sederci al tavolino con calendario e orologio sottomano per segnare con il pennarello cosa fare e quanto tempo dedicargli, lo facciamo in automatico grazie all’esperienza che abbiamo maturato nel corso degli anni e che ora più che mai stiamo mettendo in pratica.

LA CORSA INSEGNA A COMPRENDERE GLI SPAZI

E questa cosa di essere in grado di fare gli incastri, del riuscire a fare tutte le cose che ci son da fare senza lasciarne da parte nessuna, un po’ è merito anche della corsa (o almeno lo è secondo me sia chiaro), che ci insegna a capire per bene come ci si debba muovere in quello spazio non ben definito che è il tempo, che si dilata o si restringe a seconda della nostra percezione, e in quello invece ben chiaro che è lo spazio materiale, con le sue superfici e le sue distanze. Ce lo ha insegnato tutte le volte che abbiamo preparato dal sabato sera la colazione della mattina della domenica per riuscire a fare il lungo del fine settimana, per le volte che abbiamo dovuto spostare le ripetute al martedì e il corto veloce al giovedì – o viceversa, per quando abbiamo messo lo zainetto in spalla vuoto e nel percorso della nostra corsa abbiamo inserito la via del porto per poter ritirare il pesce per il pranzo dal nostro amico pescatore di fiducia.

Correre insegna anche queste cose, se accettiamo di volerle imparare: che gli spazi possiamo riempirli nel migliore dei modi con un po’ di impegno, ed è solo un altro dei tanti punti in cui la corsa è davvero paragonabile alla vita in generale, per i suoi momenti di intensa fatica necessaria per superare le salite e per quelli di tranquillità in cui si possono quasi chiudere gli occhi e riposarsi correndo sul piano di fianco al mare.

È quel tipo di insegnamento che ti fa pensare che la corsa, più che permetterti di incastrare le cose, le fa quadrare.

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Pietro Paschino
Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

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