Com’è (diventato) il running nel 2021?

Com'è diventato il running ai tempi dei social media? Tra Instagram, schermate, esperti online e la scomparsa del sudore

Tempo di lettura: 4 minutiCome ogni “zio saggio” che si rispetti, mi piace osservare con attenzione e poi tirare le somme. E questo vale in ogni cosa, anche nella corsa. Lo confesso: sto pensando a questo post da un po’ di tempo ma non ero ancora riuscito a trovare l’ispirazione giusta per mettere le parole una dopo l’altra in una forma abbastanza completa e chiara.

Abbiamo fondato Runlovers nel 2012 – tra qualche mese sono 10 anni – e ho assistito a tantissimi cambiamenti nel modo di intendere la corsa e negli atteggiamenti dei runner. Soprattutto negli ultimi anni, con il radicamento dei social media nelle nostre vite (possiamo esserne più o meno influenzati ma ci sono), ho assistito a un cambiamento sostanziale nel modo di comunicare la corsa.

Il requiem del sudore

Faccio sport da 42 anni e ho sempre avuto un rapporto stretto con il sudore, ma ora sembra scomparso. Non è fashion né trendy farsi fotografare sudati, quasi a negare la fatica che – invece – nella corsa c’è.

Eccome se c’è.

L’affascinante mondo degli influencer l’ha fatto scomparire e, spesso e volentieri, con lui è scomparso anche il contenuto. O meglio, la qualità del contenuto si è così abbassata fin quasi a scomparire; perché ciò che conta sono i like e i follower e quindi i concetti che si comunicano sono spesso superficiali o banali, per indurre chi guarda verso una reazione istintiva e viscerale.

Ciò che conta di più è il capello (ad averne) a posto, il filtro giusto, ma, con la corsa, non c’entra granché.
D’altra parte la nuova pubblicità sta proprio nei social media, può non piacere ma è così. It’s business, baby.

Detta in parole povere, l’autenticità sta andando a farsi benedire. E, occupandomi di comunicazione da più di 25 anni, capisco che la maggior parte delle cose che vedo è, semplicemente, costruita artificialmente.

Attenzione, non sto parlando di qualcuno in particolare: è una tendenza che hanno tutti, dai 100 ai 100.000 follower. Ciascuno cerca di trovare il proprio orticello dove aumentare la propria notorietà. E quindi vedrai chi porta avanti la filosofia del “non mollare mai”, de “la mia passione è più importante di qualsiasi cosa”. Ma anche di “combatti la tua cellulite”, “siamo la squadra più bella del mondo”, “riprenditi la tua vita” o – che ne so – “la soppressata calabra fa correre più forte”. Quest’ultima affermazione forse è la più vera di tutte.

L’unica cosa veramente importante è diffidare da chi si improvvisa esperto di qualcosa, allenatore, motivatore, tuttologo o esperto online; da chi dispensa consigli banali, errati o senza fondamento che possono far male alla salute. Perché la passione è bella ma la salute vale mille volte di più. E chi dice il contrario forse dovrebbe sostituire il termine passione con ossessione. Idem per chi dice che, se non corre, impazzisce: se impazzisci perché non corri, probabilmente i problemi sono altri.

La caccia ai follower

Assistiamo quindi a gruppi di persone che “condividono” i follower rilanciandosi i post a vicenda all’urlo di “quanto siamo fighi, quanto siamo bravi, siamo i migliori”. Peccato che poi, alla fine, i follower siano sempre gli stessi.

Vediamo la continua esibizione del corpo di uomini e donne in forma. E ci sono momenti in cui Instagram credo assomigli più a Tinder che a un social media in cui si condividono esperienze visive. Fa quasi pensare che si corra solo per scolpire addominali o glutei anziché per tutti i benefici che il running dà alla salute, alla mente e alla vita.

E, quando non basta, ci si fa fare una quotazione da uno o più account di regram da più di 500.000 persone per essere regrammati e raggiungere così un numero ancora più alto di potenziali follower.

Cosa c’è di male in tutto questo? Niente. Semplicemente l’offerta risponde sempre alla domanda. Basta solo esserne consapevoli.

È questa la corsa?

La risposta breve è: no. Semmai è soltanto l’immagine della corsa che i social media ci impongono. La corsa è fatta da persone che si alzano alle 5 della mattina per andare a correre ed evitare il caldo, da persone che vogliono stare bene, migliorare se stessi, prendersi un’ora al giorno di vacanza dalla vita quotidiana.
E, se vivi momenti particolari in posti speciali o hai qualcosa da dire, lo condividi. Ma non lo fai a tutti costi, perché la corsa è soprattutto solitudine e intimità. E chi se ne frega se hai la faccia viola per il sudore, la maglia bagnata fino all’ombelico o se hai corso più piano del solito. O magari sei rimasto a casa perché fa troppo caldo e non vuoi mettere a rischio la tua salute.

Esattamente come non è “corsa” la condivisione compulsiva degli allenamenti quotidiani. Ti svelo un segreto: interessa all’1% delle persone che ti vedono perché “ogni prestazione è bella a mamma soja”. Se non sei un atleta olimpico, se non sei un professionista, evita. Perché non sei di ispirazione a nessuno. E, se qualcuno dice il contrario, è solo perché pure lui condivide le schermate.

Per quanto comprensibile, è solo una ricerca di attenzioni e di visibilità. È esibizionismo da prestazione.

Quindi non vergognarti, fatti vedere come sei, fa’ vedere quant’è bella la corsa. Anche da sudati e sfatti. Perché ogni volta che usciamo a correre, torniamo a casa diversi.

Ascolta lo zio.

 

P.S.: Volutamente non ho parlato di Runlovers perché non voglio sembri che io stia dicendo che noi siamo i più bravi, devo però dire che noi – poiché siamo consapevoli di cosa succede nel mondo del running – proviamo a metterci il più possibile di autenticità e a rifuggire da questi stereotipi. E se ti sono sembrato troppo duro, non era mia intenzione: non sono polemico, non mi riferisco a nessuno in particolare; è solo un flusso di pensieri, sincero e senza filtri.

 

(Credits immagine principale: lacheev on DepositPhotos.com)

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4 COMMENTS

  1. Quanto hai ragione Sandro!
    Io corro con il mio inseparabile Garmin, e basta, il telefonino resta a casa.

  2. L’hai toccata piano piano… Infatti io mi chiedevo perché a fine corsa io fossi paonazza, gonfia in viso e sudatissima e gli altri (la maggior parte) no!? 😅😅

  3. Bell’articolo Sandro. A volte si ha la sensazione di leggere un po’ un tuo sfogo, a cui mi accodo.
    “…la corsa è “intimità…” è una delle cose più sensate e vere che ho letto ultimamente.
    Mi fa tanto piacere leggere un articolo in controtendenza, e la mia stima per te si conferma tale!
    Grande Big

  4. Il selfie quotidiano post allenamento con tanto di sorrisino finto e frase “ispiratrice” sui gruppi di corsa su Facebook lo devo ancora capire…..perché? A chi vuoi che interessi? Che messaggio vorresti trasmettere?
    Quando posto qualcosa riguardo la corsa è appunto perché ho vissuto (nel bene o nel male) un momento importante

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