Chi ha paura di Francesco Puppi

Quattro chiacchiere in libertà con uno dei più promettenti trail runner italiani

Tempo di lettura: 7 minutiHo incontrato Francesco in una caldissima serata di luglio di un paio d’anni fa, per puro caso. Organizzava un piccolissimo evento di trail running sopra il Lago di Como, il Bosco dei Faggi Speedcrossing. Un giretto di circa 12km con un time-trial di 3km a metà strada: partenze individuali ogni 30″ e classifica secondo l’insindacabile giudizio di Strava. Birrette di rigore alla fine.
Un’organizzazione molto casereccia, ma era il suo bello: che poi a mio avviso è proprio la differenza che passa tra il mondo del trail e il mondo spesso troppo patinato della corsa su strada.

Francesco Puppi è molto veloce ed è uno dei pochi che gareggia ad alti livelli sia su strada che in mezzo ai monti. Non mi dilungherò troppo sul suo palmarès, ti basti sapere che nel 2019 si è classificato secondo nei Campionati del mondo di corsa in montagna, dopo una combattutissima gara con Jim Walmsley. Non esattamente la garetta di paese (senza nulla togliere alle garette di paese, dove peraltro spesso si vincono prelibati salumi).

Qualche settimana fa ho pensato di contattarlo per fargli qualche domanda sul mondo del trail running. È stato estremamente gentile e disponibile e mi ha concesso quasi un’ora del suo tempo (anche se io gli avevo promesso che ce la saremmo cavata in 15 minuti). Alla fine ne è uscita questa cosa qui, non la definirei proprio un’intervista quanto piuttosto una chiacchierata.

Si comincia

SL Partiamo dalla fine: qualche settimana fa Nike è uscita con la sua nuova campagna per la collezione Trail SP21 (che, di per sé, sarebbe già una notizia, raramente il settore trail ha grandi investimenti di comunicazione) ed è con enorme piacere che ti ho visto tra i protagonisti. Raccontami qualcosa di più: se non sbaglio lo shooting è stato fatto a dicembre 2020, giusto?

FP Esatto, a dicembre sul Lago d’Iseo: che non sono certo le Dolomiti, ma è questa la cosa interessante. Sono stato molto felice di essere coinvolto, soprattutto perché Nike ha scelto un concept che riporta il trail alla portata di tutti, allontanandosi parecchio dall’immaginario costruito da altri brand. Inoltre ho apprezzato moltissimo il fatto di avere un focus visivo sui dettagli e sull’atleta più che – come spesso accade – sul paesaggio. E poi mi piace un sacco il trattamento colore con una saturazione amplificata, molto adatto alla collezione.

SL Figurati, con me sfondi una porta aperta: per deformazione professionale ho notato (e adorato) fin da subito tutti questi dettagli e l’impianto visivo generale. Mi ha incuriosito molto che tu fossi praticamente l’unico tra i protagonisti della campagna a essere un trail runner.

FP È vero, e questo proprio perché l’obiettivo di Nike è quello di avvicinare (e far scoprire) il trail running anche a chi non lo pratica già. Tra l’altro ero anche l’unico maschio bianco: il tema della diversity è molto sentito e sono stato molto felice di fare questa cosa con Najla e Timothy.

SL Ora torniamo invece all’inizio: qual è il momento che consideri il tuo primo vero e proprio approccio al trail?

FP Fin da bambino ho sempre passato moltissimo montagna: sia quelle più vicine a dove abito [Lago di Como ndr] che Alpi e Appennino. Ma per moltissimo tempo non ho mai pensato di farci dello sport, ero semplicemente interessato a godermi il paesaggio e la natura. Tuttalpiù ci facevo un po’ di sci di fondo. Poi nel 2007 stavo scendendo dal Piz Boè, sul gruppo del Sella, e in quel momento c’era la DoloMyths Sky Race che saliva dalla Forcella Pordoi e si snodava fino alla vetta, non so se conosci quella zone.

SL Scherzi? Con questo mi hai conquistato: il Piz Boè è nel mio cuore da sempre e proprio quest’estate ci sono salito di corsa con altri tre amici.

FP Ecco, allora mi puoi capire benissimo: vedevo questi atleti correre su e giù con pettorale e bastoncini e ne sono rimasto affascinato. Da quel momento non ho più smesso di pensarci. Inizialmente ho fatto soprattutto molte gare di salita, che ben si sposavano con la metodologia di allenamento alla quale ero abituato.

SL Qual è la tipologia di tracciato che ti piace di più? Non per forza quello che ti riesce meglio ma quello sui cui ti diverti per davvero. Io non posso fare a meno delle Dolomiti.

FP Sicuramente le grandi montagne hanno il loro fascino. È chiaro che correre a Chamonix o gareggiare alla Sierre-Zinal è un’emozione paesaggistica enorme, ma quello che io adoro davvero è il traverso. Un traverso a tutta velocità in mezzo agli alberi mi fa sentire felice di quello che sto facendo: in fondo credo sia quello che desideriamo tutti no? Un tracciato veloce, senza troppe difficoltà tecniche, in mezzo alla natura.

SL Beh, visto che hai parlato di traverso in mezzo agli alberi a questo punto la domanda è d’obbligo. Bosco dei Faggi Speedcrossing: ne ho amato molto la filosofia, questo approccio ai piccoli eventi locali in cui top player come te corrono insieme a noi disperati. So che oramai sei molto impegnato ma: lo rifacciamo?

FP Guarda, molto volentieri e – spero – molto presto. Questo particolare evento è un’idea che avevo avuto assieme a un caro amico: avremmo voluto riproporlo già nel 2020 ma ovviamente la situazione pandemica non è stata di aiuto. Tra l’altro spero, a questo punto, di riuscire a coinvolgere Nike, visto che la filosofia che c’è alla base è in totale continuità con il concept della loro campagna.
Sono particolarmente legato ai quei posti perché mi ricordano piccole avventure vissute con amici dove ci siamo persi, abbiamo incontrato acquazzoni improvvisi e ci siamo divertiti moltissimo: mi è molto caro il concetto di “farcela insieme”.

SL Ti capisco benissimo, soprattutto la parte sugli acquazzoni improvvisi. C’è qualcuna di queste avventure che hai particolarmente nel cuore?

FP Mi viene in mente un’uscita relativamente recente. Nell’estate del 2019 io, il mio già citato amico e la mia ragazza Gloria eravamo andati a correre in Svizzera nei pressi del Lago Ritom: puoi fare un bellissimo anello di una trentina di chilometri tutti in quota. C’era ancora moltissima neve. Il mio allenatore avrebbe preferito che mi riposassi dopo i Mondiali di trail, ma io sono testardo, e ancora oggi quella corsa improvvisata è una delle giornate che ricordo con maggiore emozione.

SL Parliamo di tutt’altro: se non erro tu sei laureato in fisica, giusto? Quanto (e come) questa formazione accademica incide nella tua carriera di atleta?

FP Sono laureato in fisica e fino allo scorso anno insegnavo anche al liceo. È una passione che non ho smesso di coltivare ma al momento ho deciso di mettere da parte l’insegnamento per dedicarmi con maggiore impegno alla corsa. Quello che mi porto dietro è di sicuro l’abitudine a un approccio analitico: andare in profondità e cogliere il funzionamento di ogni fenomeno. Mi piace la contaminazione.

SL Cambio di nuovo completamente argomento: parliamo del tuo rapporto con i social network, in particolare Instagram dove ti vedo molto attivo. La mia impressione è che tu – a differenza di moltissimi atleti o wannabe tali – abbia un rapporto molto verace e personale con questi strumenti: non vedo post di allenamenti patinati ma invece molta voglia di sperimentare e comunicare.

FP Sicuramente mi piace. Non ho particolari obblighi con gli sponsor e posso essere me stesso, senza troppe costrizioni. Spesso questo diventa anche puro cazzeggio, come è giusto che sia, ma di recente ho cominciato a raccontare la corsa attraverso la mia vita di tutti i giorni: è un linguaggio che mi calza molto bene e spero in questo modo di riuscire a raccontare non solo me stesso ma anche quegli atleti che mi hanno ispirato. Mi sembra qualcosa che manca.

SL In effetti ho notato questo tuo approccio molto libero: la cosa che forse mi ha colpito più positivamente è proprio il fatto che tu parli senza problemi di altri atleti, tessendo le lodi anche di coloro che sono tuoi diretti avversari. Complimenti, è una cosa abbastanza in controtendenza rispetto al mood selfish di Instagram.
Torniamo a parlare di trail: lo scorso anno hai fatto questa esperienza sulla Cima Tosa (FKT da Madonna di Campiglio a Cima Tosa e ritorno in 3h 28′ 26″) con Cesare Maestri, tutti noi – più o meno forzatamente chiusi in casa – vi abbiamo seguito con grande interesse e invidia. Hai in mente qualche progetto del genere per il 2021?

FP L’idea è di fare ancora qualcosa con Cesare – con il quale mi sono trovato benissimo a progettare e condividere quell’esperienza – e con Xavier Chevrier. Vorremmo rispondere a una piccola provocazione [pausa] ma forse questo non te lo potevo ancora dire [ride] quindi fammi un’altra domanda.

SL Ok, qual è la tua scarpa preferita nel trail? Conosco molto bene la gamma Nike (io adoro la Terra Kiger) e mi ha molto incuriosito che proprio per l’ascesa alla Cima Tosa abbiate utilizzato la Nike Pegasus Trail 2 e non la Nike Wildhorse, appositamente progettata per un tracciato incazzato tecnico come quello.

FP In quel periodo avevamo il lancio della Pegasus e quindi è stata una scelta quasi obbligata, ma ammetto che si è comportata benissimo anche su un terreno così aspro. Della proposta Nike è sicuramente la mia preferita perché è quella che mi permette di fare un door-to-trail senza problemi, la versatilità è il suo punto di forza. Credo che sceglierei questa scarpa anche in un percorso da ultra, perché comunque è quella che mi dà maggiore comfort… ma dubito seriamente di fare una ultra nei prossimi mesi [ride].

SL Chiudiamo con LA domanda: pizza o carbonara?

FP 🍕🍕🍕

Francesco Puppi è @fra_puppinho su Instagram: seguilo, fidati.

(Cover photo © Philippe Reiter, courtesy Francesco Puppi)

Altri articoli come questo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.