adidas UltraBoost 21: lo stato dell’arte della stabilità

Il massimo della stabilità e della fluidità di corsa. Per farci moltissima strada

IN BREVE

La stabilità fatta scarpa, grazie al consolidato sistema UltraBoost comodo e reattivo.

PAGELLA

Comfort
9
Estetica
9
Stabilità
9,5
Intersuola
8,5
Tomaia
9
Rapporto qualità/prezzo
8,5
Tempo di lettura: 6 minuti

Andiamo per un attimo nel 2013: in quell’anno adidas presenta una scarpa – la Energy BOOST – che per la prima volta introduce un elemento di rottura nel mondo del running. Oggi si usa spesso l’espressione inglese “disruptive” per intendere qualcosa che cambia le regole del gioco, sovvertendole o spostando l’azione in una nuova dimensione. Quell’anno adidas fece qualcosa di simile.

Fino a quel punto le scarpe erano composte da una intersuola in EVA e da una tomaia. Da quell’anno in poi uno di questi due elementi cambiò: adidas introdusse infatti il BOOST, una nuovissima mescola con proprietà elastiche e meccaniche mai viste prima. Alla fine una scarpa è fatta di pochi elementi: semplificando è costituita da una tomaia (che avvolge il piede) montata saldamente su un’intersuola. Nel 2013 adidas decise che i suoi sforzi di design si dovevano concentrare su quest’ultima componente. E cambiò le regole del gioco, dando un importantissimo stimolo al mercato del running in generale.

Questa lunga premessa è doverosa, per più motivi: per riconoscere alla casa tedesca il suo merito e anche, otto anni dopo, per fare il punto della situazione. Da allora molti altri brand hanno sviluppato materiali proprietari per raggiungere lo stato dell’arte della meccanica e dinamica della scarpa e oggi corriamo con scarpe che sono radicalmente diverse da quelle di 10 anni fa: sono più minimaliste, più leggere, più equilibrate, più vivaci e reattive dal punto di vista dinamico.

adidas nel frattempo è arrivata alla versione 21 delle BOOST, che hanno poi iniziato a chiamarsi ULTRABOOST (per la maggior percentuale di materiale presente) e a definirsi sempre di più come il loro modello più popolare, non solo nel running.
È opportuno specificare che “21” non indica la versione ma l’anno, anche se da quel 2013 di versioni se ne sono avvicendate diverse.
Per molti versi questa 21 è lo stato dell’arte della tecnologia BOOST ma è anche il punto di partenza del futuro di questo segmento di scarpe da running, e cioè quelle dedicate all’allenamento, ai lunghi, al comfort. Dalle 21, per molti versi, adidas riprende il discorso e va verso nuove direzioni.

La maturità

Le BOOST – o ULTRABOOST, poi – si sono sempre più affinate nel corso degli anni: la mescola dell’intersuola ha assunto proporzioni sempre più importanti, la tomaia ha cambiato materiali e fattura ed è diventata sempre più una calza incollata a un’intersuola. Le ULTRABOOST sono la risposta alla domanda su cosa è il minimalismo concettuale e costruttivo nella scarpa da running.

Le ULTRABOOST 21 sono la versione più recente e più matura e completa di quel concetto delineato con le Energy BOOST, ormai otto anni fa: hanno una tomaia avvolgente e aderente, hanno un’intersuola imponente in cui il BOOST non è più solo uno strato e uno spessore ma è un materiale, una componente preponderante: lo è così tanto che non si può non notare quanto il tallone sia pronunciato, quanto BOOST insomma ci sia sotto e persino attorno alla tomaia, soprattutto in posizione posteriore. Le ULTRABOOST 21 potrebbero chiamarsi le “Mega-ULTRABOOST”. ;)

Estetica

Guardandole senza ancora averle indossate si potrebbe pensare che l’intersuola raggiunga spessori mai visti nella zona del tallone: si tratta però di un’illusione ottica perché in realtà la metà superiore del BOOST in quella posizione non ha funzioni di ammortizzazione ma solo di contenimento del tallone. Lo spessore realmente a disposizione è più simile a quello delle tradizionali ULTRABOOST, cioè nell’ordine dei 30 mm.
È però giusto concentrare la propria attenzione sul tallone, e il perché lo spiego fra poco.

Ritornano nelle ULTRABOOST 21 i pannelli plastici semitrasperenti che contengono gli occhielli dell’allacciatura e che sono un tratto distintivo del design delle ULTRABOOST. Viene confermata la conchiglia posteriore che si conclude in quel “bavero alzato” caratteristico e molto utile per infilarle e calzarle. Si conferma infine anche l’effetto avvolgente della tomaia elasticizzata PRIMEKNIT+ realizzata con il filato PRIMEBLUE, ottenuto in buona parte dal riciclo di plastiche raccolte nell’oceano. Questa scelta si inserisce all’interno di un contesto ben più ampio, infatti adidas è un brand che si sta impegnando molto attivamente a favore dell’ambiente e, dal 2024, tutti i suoi prodotti useranno filati di riciclo. L’azienda tedesca è stata la prima a intraprendere un programma di sostenibilità ambientale e ora è entrato di prepotenza nell’intero sistema aziendale.

Per molte ragioni le ULTRABOOST 21 sono lo stato dell’arte di questa tecnologia, ed è giusto che sia così: parliamo infatti della loro più recente versione ed è naturale (ma non scontato) che si ponga sul solco delle precedenti.
Un’ulteriore conferma è la cura nel design: la semplicità lineare della tomaia è bilanciata dalla complessità costruttiva dell’intersuola e della suola, tanto che spiace quasi che sia prevalentemente nascosta.

L’intero sistema comprende infatti l’intersuola in ULTRABOOST e diversi inserti e pannelli con diverse funzioni: c’è il LEP – la nuova tecnologia Torsion System – cioè la forcella (in rosso) rigida che trasmette il movimento e stabilizza la transizione fra tacco e punta, dando stabilità alla rullata con un 15% in più di tenuta per garantirti una spinta ancora più reattiva; c’è il battistrada Continental in quattro diverse composizioni, come la gomma semitrasparente a protezione dell’ULTRABOOST (materiale più usurabile) che dal tallone si estende sui fianchi fino al mesopiede che nella zona centrale diventa gomma rosa e in punta si sdoppia in un pannello a mandorla grigio per terminare infine nel puntale in gomma nera. Un quadro contemporaneo e quasi un sistema grafico che ha però la funzione di rispondere alle diverse sollecitazioni cui è sottoposto il battistrada e il sistema suola. Decisamente notevole.

Per chiudere l’analisi estetica non si può trascurare la speciale colorazione dedicata a questo periodo di grandissime prestazioni, in cui i designer adidas hanno unito il solar red – che da sempre indica performance e innovazione – ai tradizionali bianco e nero. Bellissime.

Sulla strada

Poi arriva il momento di indossarle e correrci. La calzata è fermissima e molto avvolgente, cosa a cui ULTRABOOST ci ha abituato da tempo. È talmente “a calzino” e avvolgente che l’allacciatura serve solo alle regolazioni di fino, non certo a tenere saldo il piede. Anche in questo ULTRABOOST 21 ha raggiunto lo stato dell’arte: il contenimento del piede è perfetto sia nell’anteriore che grazie alla conchiglia sagomata e morbida nel tallone. Il feeling di protezione e sicurezza è inappuntabile. Ti consiglio di provare un mezzo numero in più del tuo usuale perché, come si dice, le ULTRABOOST “vestono poco” e dilatandosi durante la corsa il piede potrebbe sentirsi un po’ costretto. Basta saperlo insomma.

Ritorno ora al tallone cui accennavo prima, perché è lì che si concentra – lo dico magari esagerando un po’ – il punto di forza di queste scarpe. Per spiegarlo devo dire come ci ho corso e che sensazioni ho avuto.

Guardandole di profilo e valutando la quantità di ULTRABOOST, queste adidas ne hanno molto sul tallone (anche se quello che realmente lavora, lo dicevo prima, è circa la metà di quello che si vede) e una quantità normale sull’avampiede. Io sono abituato a correre di avampiede e quindi non notavo una risposta della scarpa particolare, anzi: sembrano quasi “piatte” se ci si corre spostando l’appoggio molto in avanti. Poi ho avuto l’intuizione: perché non correrci di tallone? Non è una cosa che mi viene naturale eppure da quando l’ho fatto è cambiato tutto ed è ovvio, a pensarci bene: la ULTRABOOST 21 è una scarpa che concentra il suo potere ammortizzante sul tallone e non usarla così significa penalizzarla. E non è tutto: il LEP funziona solo se il movimento è trasmesso in senso longitudinale e dal posteriore all’anteriore, altrimenti resta solo un irrigidimento del mesopiede che stabilizza solo parzialmente. Per ottenere invece la notevolissima stabilità delle ULTRABOOST devi lasciarle libere di lavorare per come sono state progettate, perché solo allora raggiungono la condizione di stabilità che le caratterizza. E parlo di qualcosa di chiaramente percepibile: sembra di essere su dei binari e la loro capacità di assecondare il movimento del piede, accompagnandolo e potenziandolo, è davvero perfetta.
In questo senso sono scarpe che vanno capite e consigliate a chi corre di tallone perché chi ha un’impostazione diversa non le può sfruttare al loro massimo e anzi le potrebbe percepire come normali adidas con ULTRABOOST.

Quando entri in sintonia con loro cambia tutto e si rivelano per ciò che sono: scarpe molto (moltissimo) stabili e protettive con cui fare molta strada.

Da qui in poi

Come dicevo, le ULTRABOOST 21 sono la massima espressione della tecnologia da cui prendono il nome, le trovi con il prezzo di listino di € 180 e sono disponibili da subito su Cisalfa Sport. Dal 2013 altre tecnologie si sono affermate nel panorama del running e molte di queste le usano le sue “sorelle”, come le Adizero Adios Pro 2.0 e le Adizero Boston 10. Parlo di mescole più leggere e reattive e di fibra di carbonio.
Le ULTRABOOST usano una mescola collaudata e con particolarità uniche, come la sua stabilità meccanica ed elastica sia nel tempo che a diverse temperature, ma quando si raggiunge una maturità tecnologica tale è più interessante capire che direzioni prendere per evolversi ulteriormente. Cambiare l’ULTRABOOST o farne una versione potenziata e più leggera? Farlo lavorare con la piastra in carbonio? Non lo so ma immagino che i designer adidas ci stiano già pensando.

Io sono curioso di vedere cosa diventerà questo concetto negli anni a venire, restando fedele a se stesso ma potenziandosi: stabile, protettivo, equilibrato. E sempre più Ultra.

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2 COMMENTS

  1. nel video, arrivato all’avampiede si nota che cade verso l’interno. Non mi sembra il massimo della stabilità (oh, non sono un esperto)

    • Ciao Michele, hai notato bene: in effetti la stabilizzazione è molto più efficace quando si atterra di tallone, perché le Ultraboost 21 funzionano soprattutto così :)

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