Welcome to the Jungle, la playlist

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La giungla è un luogo insidioso, dove il pericolo si annida dietro ogni albero e sotto ogni pianta. Non parlo di questo tipo di giungla, è decisamente poco probabile che qualcuno di noi abbia corso davvero in un posto del genere.

C’è invece una giungla che conosciamo tutti molto bene: è quella della città dove tantissimi sono costretti a correre perché ci vivono e non hanno alternativa. Quali sono i pericoli di una città? Le auto, le svolte dopo le quali non sai cosa troverai (niente di pericoloso se non perché potresti inciamparci), i quartieri meno sicuri, il buio di alcuni luoghi. Più in genere la giungla nella sua declinazione urbana è sempre stata una metafora cara a certa letteratura e soprattutto a molta musica: quella dei ghetti, delle zone dimenticate e povere, delle periferie.

Proprio in questi luoghi sono nate forme espressive molto interessanti che, attraverso la creatività, hanno superato i confini e spesso sono diventate generi artistici apprezzati e amati anche nelle zone più fortunate di quelle stesse città. Parlo ovviamente dell’hip hop, nato in quelle condizioni disagiate ormai più di 40 anni fa a New York e poi diffusosi in tutto il mondo.

Da racconto dell’emarginazione, l’hip hop si è sviluppato narrando il riscatto e l’ascesa al potere di tanti rapper, diventati poi imprenditori di successo come Jay-Z. Si potrebbe anche leggere l’evoluzione dell’hip hop come una storia economico-sociale degli ultimi 40 anni di vita urbana negli USA, sia nella costa East che in quella West. Ma non è questo che conta in questa sede: la cosa più interessante è che in molte canzoni c’è sempre un personaggio sullo sfondo: la città. Queste storie non sarebbero mai esistite senza una città a farne da teatro. Una città di cui i rapper raccontano le difficoltà, le tragedie ma anche le gioie e i successi. Delle giungle di asfalto e cemento alle quali tributano sempre parole di amore o odio, mai di indifferenza.

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Le città in cui corriamo in Italia difficilmente le ricordano, ma ognuno costruisce con il luogo in cui è nato o dove abita un rapporto di amore e odio o comunque una qualche tensione, positiva o negativa. Quando questa tensione sfocia in musica e arte succede un miracolo. Con cui correre.

(Photo by Israel Sundseth on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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