Walter Hendloser, 50 gare da 100 miglia in un anno: è record

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Ho conosciuto Walter durante una 100 miglia.
Non era tanto freddo, io ero in shorts e questo ragazzo a mio avviso vestito troppo pesante mi affianca.
“Sono di San Luis Obispo” mi dice, leggendomi nel pensiero.
SLO è un posto di mare e nelle gare americane non hai obbligo di vestirti in una certa maniera per via di un regolamento, decidi da solo: se vivi in Alaska e sei abituato al freddo puoi anche correre sotto la neve a torso nudo, e viceversa.
Tutto ciò che so di San Luis Obispo è che ci sono onde enormi per surfare e a vedere Walter avvrei detto che col suo fisico è più un surfista che un corridore.

Gli chiedo se è la sua prima 100 miglia e mi risponde che all’arrivo sarà la sua quinta. Walter è sicuro al 100% di arrivare e mi chiedo come faccia a esserlo, visto che mancano ancora un centinaio di chilometri e la gara che stiamo correndo è molto dura. È un ragazzo tranquillo, alla mano, umile, ma anche molto determinato.
Gli chiedo se ha idea di quanto manchi per la prossima aid station perché non mi è rimasta molta acqua nella borraccia e mi risponde che non lo sa, non ha guardato l’altimetria, ma comunque non mancano mai più di una ventina di km. Dopo avermi detto questo mi spiega che ha corso solo 4 gare da 100 miglia, ma anche una gara da 200 miglia (venti giorni prima) e lì c’erano anche 40 chilometri tra una aid e l’altra, quindi, se anche fossero stati 20 km non era un grosso problema.
Mi domanda perché ho scelto proprio questa gara e gli rispondo la verità: è una gara storica, mi ispirava molto perché non è troppo main stream e che era l’unico periodo che potevo prendermi di ferie.
Mi chiede per chi lavoro e gli rispondo per questa famosa multinazionale del mondo dell’outdoor.
“Ah allora ti supporteranno nel fatto che fai gare di corsa in montagna”
“Non esattamente” rispondo, nel modo più diplomatico che esista.

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Walter lavora come tecnico informatico per un’azienda delle sue parti. A tutti i dipendenti che fanno sport concedono orari flessibili, hanno una palestra e ovviamente spogliatoi e doccia. Non hanno alzato un ciglio accordandogli il lavoro da casa. Poi, siccome l’ultrarunning stava diventando una parte molto importante nella vita di Walter, l’azienda gli ha detto che poteva anche lavorare dal Colorado (dove lui stava pensando di trasferirsi per essere più vicino alle montagne) o direttamente, lavorare dal suo furgone. Successivamente i suoi datori gli dissero che se voleva un periodo libero nella vita in cui dedicarsi solo alla sua passione poteva prenderlo e lo avrebbero riassunto un anno dopo. Walter ha deciso di continuare a lavorare, perchè riusciva a gestire tutto, grazie alla flessibilità dei datori di lavoro. Mentre me ne parlava riflettevo che si parlasse di un’azienda di computer, di gente a cui, almeno sulla carta, può fregare della corsa come a me interessa di SUV: meno di niente. Io lavoravo in un’azienda che nelle pubblicità dichiarava “Noi siamo corridori di montagna” e mi cambiavo in macchina nel parcheggio dell’ufficio, da anni, in paranoia per gli orari del badge, incastrando allenamenti frettolosi dove spesso non arrivavo a fare pranzo per richiudermi in ufficio fino al buio, figurarsi le docce.
“E tu?” mi chiede Walter rompendo il silenzio
“Mi danno dei soldi per ogni minuto che passo seduto col culo sulla sedia” gli rispondo ridendo, cercando di mascherare il fatto agghiacciante che è la verità.
Stringemmo un’amicizia sana, di stima reciproca, di quelle che spesso succedono tra chi fa questo sport.

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Dopo l’arrivo ci salutiamo e l’anno successivo ci rivediamo, ovviamente in un’altra 100 miglia. Contatto Walt per chiedergli un passaggio perchè non sapevo come arrivare alla partenza e lui ovviamente si presenta col suo furgone bianco.

Le cose erano cambiate. Walter era fresco della Triple Crown of 200, ovvero, tre gare di 200 miglia (sui 320 km, anche se in realtà una delle 3 gare è lunga più di 400 km) in meno di un mese e mezzo.
Ci fermammo a fare la spesa e camminava un po’ a fatica, mi disse che aveva una microfrattura a un metatarso, e il giorno dopo avevamo questa 100 miglia. La cosa non mi sconvolse più di tanto, perché tra gli ultrarunner capita di correre sopra delle piccole fratture ossee; tuttavia ricordo che la cosa che più mi stupì era che al ritiro pettorale, durante l’expo, sembrava non fosse a proprio agio.
“Si perde tutto questo tempo per i pettorali, io ho voglia di correre, vorrei già essere partito”.

Come da tradizione ci vedemmo, per il terzo anno di fila, a una 100 miglia. Questa volta toccò a me dargli un passaggio per tornare al suo furgone.
Walter in quell’anno ha deciso che avrebbe provato a correre più gare da 100 miglia – o distanza superiore (e nel suo caso credo valga la pena ricordarlo) – in un anno solare. Walter voleva correre più gare in un anno di chiunque altro.
Il precedente record apparteneva a Ed “the Jester” Ettinghausen, un tizio che corre vestito da giullare che quasi tutti conoscono nell’ambiente delle ultra che nel 2014 ne ha corse 41.
Walter pianificò di correrne 50, anzi, col suo piano originario erano 52. Una gara di 100 miglia (o più) alla settimana.
Calcolatrice alla mano sono più di 8000 chilometri, tuttavia, col fatto che le gare sono state più lunghe e a Walter piace uscire almeno 5 volte la settimana ad allenarsi, ha corso circa 11000 chilometri nel 2019, da ciò che mi ha detto.
Undicimila chilometri.

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Walter ha 50 fibbie a casa. Ha pianificato gli spostamenti per tutti gli Stati Uniti, ha speso un sacco di soldi per iscriversi alle gare (circa 12000 dollari), e ne ha spesi altri per spostarsi; ma non credo si sia mai pentito o abbia pensato di averli sperperati. Ha corso 100 miglia su pista, in alta montagna, girando attorno a circuiti d’asfalto e nel deserto. Ha iniziato il 1 gennaio correndo la Spine, una gara in Inghilterra di 431 chilometri non stop in pieno inverno e in navigazione nella Scozia, e da lì ha corso ogni weekend negli Stati Uniti. Ha conosciuto una ragazza mentre correva, anche lei appassionata di 100 miglia, e ancora adesso stanno assieme, ha girato il Paese vivendo nel suo furgone e invece di essere licenziato i suoi datori di lavoro gli hanno fatto i complimenti. Da quello che so lavora ancora lì. Ha corso quando stava bene e quando aveva la febbre, ha conosciuto un sacco di persone e adesso sta pianificando il prossimo anno.
A me ha detto che vorrebbe fare più qualità che quantità.
Io spero di rivederlo, come da tradizione, anche quest’anno, in qualche gara.

Congrats buddy!

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