Una musica per darti pace

Il concerto di Colonia di Keith Jarrett ha una storia bellissima e difficile, e allora due volte bellissima. Perché è la storia di un capolavoro perfetto

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Tempo di lettura: 2 minutiIn questi giorni difficili – i più difficili che molti di noi ricordino – ho pensato a che musica può dare pace e speranza. Ne vengono in mente tante ma ce n’è una in particolare che vale la pena di ascoltare ogni volta che ci si sente un po’ disorientati o confusi. Non è una musica calmante o compiaciuta e ha delle venature malinconiche e oscure a volte. Ma ha sempre una risoluzione: a volte si ingarbuglia, a volte si chiarisce eppure arriva sempre a risolversi attraverso picchi lirici stupendi.

Di cosa parlo? Di musica jazz, nel caso specifico di un concerto jazz per solo piano. Il più famoso al mondo, eseguito – improvvisando, è importante dirlo – da Keith Jarrett.
Come se già non bastasse la musica sublime che quel giorno di gennaio del 1975 Jarrett eseguì a Colonia, c’è anche la storia dietro quella serata che vale la pena di raccontare.

A organizzare uno dei più importanti concerti jazz della storia fu Vera Brandes. Al tempo aveva solo 17 anni e, nonostante la giovane età, era riuscita a convincere Keith Jarrett a suonare. Quando lui arrivò venendo da Zurigo pioveva. Era stanchissimo. Era in tournée e non dormiva bene da diversi giorni. Aveva un forte dolore alla schiena. Giunto all’Opera House non trovò il piano che aveva richiesto, un Bösendorfer 290 Imperial. Trovò invece un modello più piccolo con un pedale che non funzionava bene. Come se non bastasse non era neanche perfettamente accordato ed era troppo tardi per procurare quello che aveva richiesto. In sala si stavano accomodando le 1300 persone accorse ad ascoltarlo. Jarrett si rifiutò di suonare.
Quando era già in auto per andarsene, la Brandes lo raggiunse scongiurandolo di suonare. Chi conosce Jarrett sa che “perfezione” non descrive abbastanza i suoi livelli di pignoleria.
Aveva mal di schiena, pioveva, non aveva il piano che voleva.

Non si sa ancora perché ma si lasciò convincere.
Salì sul palco e si mise di fronte a quel piano che non voleva. Quel concerto era partito malissimo. Nonostante tutto, si esibì in una performance che è ancora considerata uno dei vertici del jazz, forse insuperata.

Against the odds

Questa espressione è traducibile con “contro ogni aspettativa”: nessuno si aspettava che quella sera Jarrett eseguisse il suo indiscusso capolavoro, forse nemmeno lui, o chissà, non ha importanza. Quel che importa è che quella sera tutto gli era contro: il pianoforte sbagliato e scordato, il mal di schiena, la pioggia, la stanchezza. Invece dagli elementi peggiori egli creò uno dei vertici della musica contemporanea.

La vita è anche quella cosa che non ti aspetti, e lo stiamo vedendo in questi giorni tragici. Però è soprattutto quello che ne riesci a fare, anche quando tutto sembra andare per il verso sbagliato. A volte ne esce qualcosa di decente, a volte un capolavoro. Sta tutto in te. E in Keith Jarrett, quel giorno maledetto e perfetto, a Colonia, 45 anni fa.

(Photo by Aleksandr Ledogorov on Unsplash)

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